30/2009 livia veneziani svevo, vita di mio marito, dall’oglio, 1976, pag. 213

Per ora basta con il noir… mi piace e tutto quanto ma, come sempre accade, il troppo stroppia… allora avanzo verso lo scaffale dei libri dimenticati e prendo in mano “Vita di mio marito” di Livia Veneziani Svevo… in mezzo ci trovo delle riproduzioni fotografiche, nel medaglione Linda Veneziani da bambina e poi il giorno del matrimonio… Livia visse alcuni anni a Marsiglia e imparò il francese che poi, quando i Veneziani ritornarono a Trieste, continuò a studiare frequentando il collegio Notre Dame de Sion nel quale insegnavano suore di madre lingua francese. Infatti ci sono rimaste parecchie lettere di Livia a Ettore in francese, però –per quanto lo conoscesse- Ettore non si degnò mai di risponderle nella stessa lingua optando sempre per il suo italiano… Apro e leggo: “I miei ricordi su Ettore risalgono alla mia infanzia, giacché eravamo lontani parenti: sua madre Allegra Moravia, era la sorella di mio nonno Giuseppe Moravia”… erano cugini e si conoscevano bene… tant’è che il 2 aprile 1892 anche lei con la sua famiglia al completo era presente nel momento in cui Francesco Schmitz, padre del futuro Italo Svevo, spirò all’alba… da quel giorno Livia prese a frequentare assiduamente la villa degli Schmitz per delle interminabili chiacherate con Ettore che, a quanto pare gradiva proprio dal momento che soleva ricambiare puntualmente la compagnia di Livia recandosi spesso a villa Veneziani. Livia aveva tre sorelle… infatti ne “La coscienza di Zeno le sorelle Malfenti sono appunto quattro… Di settimana in settimana l’empatia (diremmo oggi) tra Zeno e Livia si consolidava… parlavano, scherzavano e scommettevano: nell’autunno del 1894 Ettore scommise con Livia che sarebbe stato capace di astenersi dal vizio del fumo per tre mesi filati in cambio di un bacio che ottenne solo perché le nascose di aver ripreso a fumare ben prima della scadenza del tempo fissato… Non ci sarebbe riuscito se Ortensia e Paola, due delle sorelle Veneziani, non gli avessero tenuto bordone testimoniando il falso… ciò nondimeno, come si legge in “Vita di mio marito”, il giorno dopo Ettore donò alla sua futura sposa una magnifica edizione delle opere di Alessandro Manzoni sul frontespizio della quale scrisse di suo pugno: “Alla cugina Livia questo che è un ricordo del suo buon cuore perché volle, sebbene senza frutto, aiutarmi nella lotta contro il vizio; ma anche ricordo di una mia truffa, fra le due, la migliore azione, Trieste 13 – 1 – 1895”.
Anche l’amore tra i due, esattamente come il loro primo incontro, scoppiò durante un funerale, quello della madre di Ettore… ad un certo momento Livia gli porse un bicchiere di marsala e Ettore ne fu conquistato…
Come ricorda Livia non fu facile per Ettore ottenere la sua mano… la madre Olga non approvava affatto un eventuale fidanzamento tra la figlia e un semplice impiegato peraltro più vecchio di lei di quasi quattordici anni, a dire il vero Ettore era pure Ebreo, mentre Livia era cattolica… Livia lo seppe e “appena fui sicura dei miei sentimenti, ne parlai con fermezza ai miei genitori e dopo qualche vivace discussione riuscii a spuntarla: ci fidanzammo il giorno 20 dicembre 1895”… del fidanzamento resta traccia nell’opera di Svevo… infatti, l’ultima o comunque una delle ultime, ora non ricordo e non fatemi andare a controllare, commedia di Svevo si intitola “Con la penna d’oro” proprio perché questo fu il regalo di fidanzamento per Livia. I coniugi Schmitz si sposarono con rito civile nell’anno in cui nacque mia nonna materna: il 1996. con rito civile perché, come abbiamo visto, erano di religioni diverse… circostanza affatto rara nella Trieste di fine secolo… Fu Ettore ad insistere per il matrimonio civile… Livia non ne era entusiasta tant’è che attribuì il disagio e le difficoltà della successiva gravidanza ad una possibile punizione divina… probabilmente, anche se dal libro riguardo a ciò non si evince nulla, riuscì ad usare argomenti piuttosto convincenti dal momento che convinse Ettore a risposarsi in chiesa con rito religioso cattolico… Italo Svevo non se ne crucciò più di tanto e accettò anche di abiurare la sua fede per farsi battezzare… Ok, questa avrebbe dovuto essere una semplice recensione, invece mi sono messo a narrare la loro vita… dunque smetto di scrivere, ma non prima di fare un cenno alle circostanze dell’assurda morte di Italo Svevo, così assurda che i dettagli non sono poi così noti… al riguardo la testimonianza di Livia è toccante e precisa…
Doc. Calabash

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