Cara Lena Dunham, sbagli Così discrimini le lavoratrici del sesso

Amnesty International chiede di depenalizzare la prostituzione. Hollywood non ci sta
L’illustratrice Molly Crabapple risponde all’attrice e regista americana

di MOLLY CRABAPPLE

L’illustrazione di Molly Crabapple per «la Lettura»L’illustrazione di Molly Crabapple per «la Lettura»

L’iniziativa dell’organizzazione ha suscitato un grande dibattito nell’opinione pubblica americana ed europea. L’organizzazione Coalition Against Trafficking in Women, personaggi del cinema e della tv, le femministe Gloria Steinem ed Eve Ensler si sono opposte pubblicamente alla petizione di Amnesty, che sancirebbe l’«appropriazione maschile del corpo delle donne». E hanno lanciato una contro-petizione. Tra le firmatarie c’è l’attrice e regista Lena Dunham, che ha recentemente annunciato il lancio di Lenny, una newsletter rivolta ai millennials.

L’artista Molly Crabapple
L’artista Molly Crabapple

Dunham aveva chiesto all’artista Molly Crabapple di collaborare al progetto ma l’illustratrice, apertamente schierata a favore della campagna di Amnesty, ha rifiutato la proposta proprio per la divergenza di opinioni sul tema. Pubblichiamo la lettera che Crabapple ha inviato a Lena Dunham, la quale non hai mai risposto, limitandosi a pubblicare dei tweet senza chiamare in causa Molly Crabapple.

Cara Lenny,
grazie per avermi cercato e per le parole gentili sul mio lavoro.
Non posso però impegnarmi in un progetto diretto da Lena Dunham, fintanto che lei appoggia la petizione contro la depenalizzazione della prostituzione proposta da Amnesty International.

Molte delle mie più care amiche sono lavoratrici del sesso. La mia militanza politica è legata all’attivismo sui temi della prostituzione, e da giovane ho lavorato in un settore legale dell’industria del sesso. La campagna di Amnesty International per la depenalizzazione della prostituzione è un’azione importante e positiva.
Che si tratti del Bronx o della Cambogia, la polizia impiega la violenza contro le lavoratrici del sesso e contro le vittime del racket della prostituzione. Stupra, deruba, picchia, ricatta, arresta le lavoratrici del sesso e le vittime del racket della prostituzione.

La depenalizzazione è un passo importante per porre fine a tutto questo. Senza dubbio Lena Dunham crede che la petizione che ha firmato chieda la criminalizzazione solo dei clienti e degli sfruttatori, non delle lavoratrici.
Questo modello, chiamato svedese, è però tutt’altro che una buona cosa. Ostacola ogni tentativo da parte delle lavoratrici del sesso di controllare le loro condizioni di lavoro. Favorisce la loro discriminazione, l’impoverimento, lo sfratto dalle loro case, e le rende passibili dell’accusa di «sfruttamento» quando scelgono di lavorare insieme per sentirsi più protette. Soprattutto, comporta spesso l’intervento di poliziotti corrotti e violenti nella vita di donne che sono già state vittime di violenza. L’articolo di Molly Smith per «New Republic» spiega assai bene i problemi del modello svedese. La signora Smith è una lavoratrice del sesso, un’attivista e una scrittrice.

Molte attrici famose hanno firmato la petizione anti-Amnesty. Ma Lena Dunham è più che un’attrice. È una giovane femminista fiera e conosciuta. Si può dire che sia uno dei volti più noti del femminismo. Eppure sta prendendo una posizione politica che danneggia e mette in pericolo altre donne nel mondo. La esorto quindi a riconsiderare il suo sostegno alla petizione anti-Amnesty, e ad ascoltare le voci delle lavoratrici del sesso. Purtroppo, fin quando sosterrà quella petizione, non potrò collaborare con lei.
Cordiali saluti,
Molly


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