Rimbaud Jim Morrison, rock infernale

BALLATE UN PROFESSORE DI CHICAGO RACCONTA LE ANALOGIE TRA IL GRANDE MALEDETTO FRANCESE E IL LEADER DEI ” DOORS ” . E TORNA UN INTERROGATIVO: LA POESIA INFLUENZA LE CANZONETTE?

I cantautori anche in Italia si ispirano ai grandi della letteratura. Per lo storico della musica Borgna ” Senza fine ” di Paoli ricorda Montale. Conte erede di Gozzano, Guccini e i ” Nomadi ” figli dei Beat americani. il Dio dell’ adolescenza e Re Lucertola . Vite parallele di due miti ribelli

BALLATE Un professore di Chicago racconta le analogie tra il grande maledetto francese e il leader dei “Doors”. E torna un interrogativo: la poesia influenza le canzonette? Rimbaud – Jim Morrison, rock infernale I cantautori anche in Italia si ispirano ai grandi della letteratura Per lo storico della musica Borgna “Senza fine” di Paoli ricorda Montale Conte erede di Gozzano, Guccini e i “Nomadi” figli dei Beat americani “La miseria di una stanza a Londra / le fumerie di Soho: / gia’ grande si buttava via…”. Cosi’ incomincia la canzone che Roberto Vecchioni ha dedicato ad Arthur Rimbaud. Intitolata con l’acronimo A.R., e’ una ballata tristissima: il poeta francese, gravemente malato a una gamba, torna per nave in Francia, dove morira’ di cancro alle ossa. Il viaggio sembra interminabile: “…E nave porca nave vai / la gamba mi fa male sai / le luci di Marsiglia non arrivan mai…”, cosi’ Rimbaud, mentre aspetta di avvistare i fari del porto, rievoca tutta la sua vita, dai tempi delle fumerie d’oppio, passando per l’amore geloso di Verlaine, fino alla “follia” africana. Correva il 1975 e quell’album s’intitolava Elisir. Qualche anno prima usciva il primo L.P. di Fabrizio De Andre’, ispirato a un altro grande ribelle della letteratura francese, Fran ois Villon, che con le sue ballades spesso rivolte a un pubblico da bassifondi, quando non erano veri e propri malviventi, si consacra, quattro secoli prima di Rimbaud, come il principale “ribelle” della poesia moderna. Ma non sono sue, benche’ lo sembrino, queste parole: “…E’ mai possibile porco d’un cane / che le avventure in codesto reame / debban risolversi tutte con grandi puttane…”. A scriverle fu, appunto, Fabrizio De Andre’ nella celebre ballata Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers. Lo osserva Gianni Borgna, assessore alla Cultura del Comune di Roma e autore di diversi studi sulla canzone italiana: “Naturalmente in quel periodo su De Andre’ forte fu anche l’influenza dei cantautori francesi e in particolare Brassens. Piu’ tardi invece cambiera’, per rivolgersi al mondo anglosassone, con un album, uscito nel 1971, interamente dedicato all’Antologia di Spoon River”. Ricodate? “…Dov’e’ Jones il suonatore / lui che offri’ la faccia al vento, / la gola al vino e mai un pensiero…”. Il nostro cantautore, come Edgar Lee Masters, presenta il suo campionario umano, dal matto al giudice, al nano, nell’album Non al denaro non all’amore ne’ al cielo. Borgna ci riporta invece a casa nostra quando parla di Gino Paoli. “Ricordo uno dei suoi primissimi spettacoli, nel 1964, a Roma, Teatro delle Muse. Ogni canzone era presentata da una poesia: Sbarbaro, Caproni e soprattutto Eugenio Montale. Fu lui, ligure come Paoli, a influenzare l’autore di Senza fine, sia nel ritmo delle strofe cantate, sia nei contenuti, fatti di quella genovesita’ scabra, selvatica, essenziale che tanto ricorda Ossi di Seppia”. Ancora orizzonti italiani per Paolo Conte, oltre, naturalmente, ai soliti francesi. “In fondo e’ un crepuscolare come Gozzano – spiega Gianni Borgna -, entrambi piemontesi dal carattere riservato e malinconico, sono pero’ capaci di ironia e battute, cosi’ sorridono sulle disgrazie, comprese quelle personali. Le atmosfere, poi, sono le stesse”. Basta un confronto: “…muove le disperate bianchissime al giulebbe dita confetturate” e “…leccano leccano adesso o mai piu’ zibibbo al lampo che fu”. Le prime sono le Golose in pasticceria descritte da Guido Gozzano, le seconde signore sono invece quelle cantate da Paolo Conte nell’album Aguaplano. L’influenza pasoliniana sul primo Lucio Dalla si deve, racconta ancora Borgna, a Roberto Roversi, poeta anch’egli e all’inzio suo paroliere, che con Pier Paolo Pasolini proprio nella Bologna di Dalla lavorava alla rivista Officina. “Alla mutazione antropologica degli italiani denunciata dall’autore di Ragazzi di vita, fa da specchio il discorso sulle radici e sulla cultura popolare di Dalla”. Nuvolari…? “Ma non solo, anche quando sara’ Dalla a scrivere suoi testi, le canzoni avranno la disperata violenza pasoliniana”. Con Francesco Guccini si apre una nuova era, quella americana. “E’ stato il primo a non risentire della poesia francese. Guardava a Ginzberg, Ferlinghetti e soprattutto al Kerouac di Sulla strada. Dio e’ morto e’ in fondo il manifesto italiano della Beat Generation. Ma dopo la scoperta dell’America i cantautori hanno smesso di ispirarsi ai poeti: guardano direttamente alle Rock Star d’oltreoceano”. Cosi’ conclude Gianni Borgna. Fortunatamente pero’ gli americani continuano a guardare alla letteratura: l’ultimo album di Bruce Springsteen, Ghost of Tom Joad, e’ interamente ispirato a John Steinbeck e quel Tom Joad che sta nel titolo e’ il protagonista di Furore.*

Il Dio dell’adolescenza e Re Lucertola Vite parallele di due miti ribelli Questa e’ la strana storia del professor Wallace Fowlie, docente emerito di letteratura francese alla Duke University che, dopo aver insegnato piu’ di cinquant’anni a sparuti e pallidi dottorandi, si ritrovo’ un bel giorno a riempire le aule come una rock star. Il fatto e’ che portava in classe due leggende: Arthur Rimbaud e Jim Morrison. Tutto incomincio’ nel lontano 1968. Il professore aveva appena terminato di tradurre le Opere complete di Rimbaud per l’universita’ di Chicago. Quel lavoro gli era costato non pochi grattacapi, ma anche diverse soddisfazioni. Persino qualche lettera di apprezzamento. Percio’ niente di strano se un bel mattino gli capito’ di aprire una busta e leggere: “Caro Wallace Fowlie, volevo solo ringraziarla per la sua traduzione di Rimbaud. Ne avevo bisogno perche’ non leggo correntemente francese… Sono un cantante rock e il suo libro viaggia sempre con me”. Perche’ ci fosse da stupirsi, glielo spiegarono in classe poco dopo. Quella lettera era firmata Jim Morrison. “Ci sono i Beatles, gli Stones e i Doors”, si diceva a quei tempi. The end faceva impazzire le folle. Jim, lo “sciamano elettrico”, volava e si contorceva sul palco, sotto, diciottomila ragazzi in trance cantavano, piangevano e ballavano fino alla fine. O finche’ non partivano per il Vietnam, con la musica dei Doors sulle labbra. Il professore non sapeva neppure chi fossero. Lo scopri’ in modo strano: passando attraverso Rimbaud. Incomincio’ a pensare che “Il dio dell’adolescenza”, come lo definiva Andre’ Breton o, per dirla con Camus, “il piu’ grande poeta della ribellione” aveva molto in comune con “Re lucertola”, alias Jim Morrison. Entrambi, quando il professore incomincio’ a pensarci, erano gia’ morti; e morti giovani, per giunta, Rimbaud a 37 anni, Jim Morrison a 27. Ottimo punto di partenza per trasformarsi in miti. La loro vita fece il resto. Grande poeta a sedici anni, Rimbaud, prima di averne compiuti venti smise per sempre di scrivere. La sua tumultuosa amicizia con Verlaine, interrotta da un colpo di pistola, e’ raccontata in ballate e canzoni. Viaggio’ per tutti i mari e i mondi che prima aveva descritto, campo’ in condizioni ardue, commerciando ogni cosa, armi comprese, in Asia e in Africa. Difficile trovare una vita capace di generare altrettante leggende. A meno che non si parli di Jim Morrison. A ventisei anni dalla sua misteriosa scomparsa, l’epopea di Re Lucertola non ha smesso di essere cantata, come non si contano le biografie: a partire da Nessuno uscira’ vivo di qui, per giungere fino al controverso film di Oliver Stone. E non pochi pensano ancora che Morrison sia in Africa, vivo, mentre la sua tomba al cimitero Pere Lachaise e’ meta di veri e propri pellegrinaggi. Ora la scritta all’ingresso: “Jim avanti dritto” e’ stata cancellata, ma il suo nome resta inciso su molte lapidi con una piccola freccia che indica la direzione. La verita’, si disse il professore, e’ che Rimbaud e Morrison hanno dato voce alla istrionica e consapevole ribellione della gioventu’, ognuno di loro scopri’ quanto e’ misteriosa la psiche umana e non incontro’ scienza che potesse spiegarla in modo soddisfacente. Cosi’ fu per il giovanissimo Rimbaud, insolente ragazzo delle Ardenne piovuto in casa Verlaine a rompere la quiete coniugale o, piu’ tardi, quando intratteneva i poeti parnassiani esponendo teorie letterarie capaci di farli incanutire. Cosi’ fu per Jim Morrison quando ai concerti anziche’ cantare parlava, o quando, a Miami, invito’ il pubblico a salire sul palco, scambio’ il cappello con un poliziotto, si butto’ fra la folla, inizio’ la danza del serpente e mentre ancora molti lo imitavano, torno’ al microfono per incominciare a sbottonarsi i pantaloni. “Dioniso del Rock’n’roll”, lo definirono. Fu arrestato immediatamente. “Perche’ ti comporti in questo modo? Gli chiesero una volta le guardie”. “Diciamo che stavo solo testando i confini della realta”: un libero adattamento di Una stagione all’inferno che le forze dell’ordine probabilmente non compresero. Ma il professor Fowlie sapeva dalla lettera ricevuta nel 1968 che Jim Morrison portava sempre i versi di Rimbaud con se’, altrimenti, si ritrovo’ a osservare, come avrebbe fatto a dire: “Mi interessa tutto quello che concerne la rivolta, il disordine e il caos”. L’uscita di Deserto, il libro di versi firmato Morrison, fu un avvenimento nella storia del rock. Voleva diventare un poeta e non ce la fece, ma molte sono le somiglianze fra i suoi testi e quelli di Rimbaud. Wallace Fowlie le rileva una a una in un saggio che alla fine di tante conferenze, nel 1991, decise di scrivere. Lo pubblica ora il Saggiatore, Rimbaud e Jim Morrison (145 pagg., 22mila lire) e’ il titolo, e narra la storia del professore, dei suoi strani compagni di viaggio e del particolare potere che ebbero su di lui. *

Fiori Cinzia

Pagina 31
(11 febbraio 1997) – Corriere della Sera


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