La Dickinson si mette a nudo “Ho soddisfatto i vostri desideri?”

La scrittrice si confida con Higginson e accusa i famigliari

26 aprile 1862

Mr Higginson, la vostra gentilezza esigeva una più pronta gratitudine, ma sono stata malata, e oggi scrivo dal mio guanciale.

Grazie per l’intervento chirurgico; non è stato doloroso come pensavo.

Vi mando altro ancora, come chiedete, sebbene possa non esservi divario. Mentre i miei pensieri sono nudi, so ancora distinguere; ma quando li metto in toga, sono tutti uguali e inerti. Mi chiedete quanti anni ho? Non ho scritto poesie se non una o due, fino a questo inverno, signore. Da settembre vivo in uno stato di terrore di cui non saprei parlare a nessuno; e così canto, come fa il bambino al cimitero, perché ho paura. Mi chiedete dei miei libri. Quanto ai poeti, ho Keats e Mr e Mrs Browning. Quanto alla prosa, Mr. Ruskin, Sir Thomas Browne, e l’Apocalisse. Sono andata a scuola, ma nel senso che voi date alla frase, non ho avuto alcuna istruzione. Da bambina ho avuto un amico che m’insegnò l’Immortalità; ma osando avvicinarsi troppo, non ritornò mai. Subito dopo il mio maestro morì, e per parecchi anni il mio unico compagno è stato il dizionario. Poi ne trovai un altro, ma non mostrò di gradire che io fossi la sua allieva, e lasciò il paese. Chiedete dei miei compagni. Le colline, signore, e il tramonto, e un cane grosso come me, che mio padre mi ha preso. Sono meglio degli uomini perché sanno, ma non dicono; e il mormorio del laghetto a mezzodì supera il mio pianoforte. Ho un fratello e una sorella; mia madre non si dà pensiero di pensare, e mio padre è troppo occupato con le sue pratiche legali per accorgersi di quello che facciamo. Mi compra molti libri, ma mi prega di non leggerli, perché ha paura che mi possano turbare la mente. A parte me, sono tutti religiosi, e ogni mattina si rivolgono a un eclisse che chiamano loro «Padre». Ma ho paura che la mia storia vi annoi. Mi piacerebbe capire. Potreste insegnarmi come crescere, o è cosa che non si trasmette, come la melodia o la magia? Mi parlate di Mr Whitman. Non ho mai letto il suo libro, ma mi si è detto che è ignobile. Ho letto Circumstance di Miss Prescott, ma mi seguiva nel buio, e quindi l’ho evitata. Due direttori di giornali sono venuti quest’inverno da mio padre, e chiesero quali fossero le mie opinioni, e quando io chiesi loro «perché», dissero che io ero avara e che volevano usarle per il mondo. Non potevo soppesare me stessa. Mi sentii piccola. Ho letto i vostri capitoli in The Atlantic e ho provato rispetto. Mi sono sentita sicura che non avreste respinto una domanda confidenziale. È questo, signore, ciò che mi avete chiesto di dirvi? La vostra amica.


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