Cosa si dice del nuovo libro della saga di “Millennium”

questo pezzo è uscito su Il Post

Il nuovo romanzo della saga thriller di Stieg Larsson, morto nel 2004, è uscito ieri in Italia: non è stato scritto da Larsson ma regge il confronto coi primi tre, dicono le recensioni

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Il 27 agosto 2015 è uscito in contemporanea mondiale il quarto romanzo della saga thriller “Millennium”, creata dallo scrittore svedese Stieg Larsson e che ha avuto un enorme successo commerciale (il cui primo libro, Uomini che odiano le donne, è anche diventato un film diretto da David Fincher). In Italia il quarto libro è uscito il 28 agosto ed è stato pubblicato dallo stesso editore dei primi tre libri – Marsilio – con il titoloQuello che non uccide. La notevole attenzione suscitata dall’uscita di Quello che non uccide, oltre al fatto che riprende il filo di una storia diventata molto popolare, è data dal fatto che non è stata scritta da Stieg Larsson, morto nel 2004 per un arresto cardiaco prima che i suoi romanzi fossero pubblicati. L’autore di Quello che non uccideè David Lagercrantz, scrittore svedese piuttosto affermato e noto fra le altre cose per aver collaborato alla biografia del calciatore Zlatan Ibrahimovic. L’iniziativa di Lagercrantz non è però stata autonoma: il sequel di Millennium gli è stato commissionato dai familiari dello stesso Larsson.

Dall’inizio

La storia editoriale di Millennium era già piuttosto particolare: Larsson era un giornalista e un ricercatore, ma i manoscritti della saga furono pubblicati solo dopo la sua morte. Vendettero circa 80 milioni di copie, furono tradotti in oltre 50 lingue e ne sono state tratte due diverse saghe cinematografiche. Dopo la sua morte, dal momento che non c’era un testamento, i diritti legati al nome di Larsson sono stati divisi tra suo padre Erland e suo fratello Joakim, che hanno commissionato allo scrittore David Lagercrantz il compito di scrivere un quarto capitolo. Lagercrantz è svedese, ed è piuttosto affermato: tra i suoi libri più famosi, oltre alla biografia di Ibrahimovic, c’è anche un libro sul matematico inglese Alan Turing – non pubblicato in Italia – intitolato Syndafall i Wilmslow. Erland e Joakim Larsson hanno spiegato di averlo scelto perché nella sua carriera Lagercrantz è riuscito a ritrarre personaggi strani e geni complessi.

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Per paura che parti del romanzo venissero diffuse illegalmente in anteprima, Lagercrantz ha dovuto scriverlo su un computer non collegato a Internet, e inviarne gli estratti solo attraverso mail criptate. Sulle copie circolate in anteprima è stato posto l’embargo e ogni pagina è stata segnata con un avvertimento legale che ne vietava la diffusione.

I primi tre in breve, e cosa racconta il quarto
I primi tre romanzi – dai quali è stata tratta una versione cinematografica svedese e una americana, ancora parzialmente inedita – erano ambientati in Svezia e raccontavano la storia di un giornalista investigativo, Mikael Blomkvist, e di Lisbeth Salander, una giovane hacker introversa e misantropa. Il primo romanzo è più strettamente thriller – ci sono misteri, violenze e omicidi – mentre gli ultimi due hanno una trama più complessa e più legata a temi politici. Larsson stesso aveva intenzione di proseguire con la saga Millennium, e la sua ex fidanzata, la giornalista Eva Gabrielsson, aveva detto di possedere 200 pagine di un nuovo manoscritto, che però si era rifiutata di pubblicare. Dal momento che i due non erano sposati, non ha ottenuto nessun coinvolgimento nelle questioni dei diritti legati al nome di Larsson, e si è opposta all’idea di far proseguire la saga.

Nel nuovo capitolo i protagonisti sono sempre gli stessi, e la storia ruota attorno a una specie di scienziato di nome Frans Balder, che ha inventato una nuova forma di intelligenza artificiale alla quale si interessano la NSA e una misteriosa società chiamata Solifon. Balder ha un figlio autistico dotato di un’intelligenza straordinaria, che diventa nel corso della vicenda un personaggio importante della storia.

Cosa dicono le recensioni
Secondo Mark Lawson del Guardian, Lagercrantz «ha costruito una trama elegante attorno a diversi concetti di intelligenza»: quella di Salander, quella del bambino autistico e quella creata artificialmente da Balder. Alla fine vince la prima, scrive Lawson, ma «è nelle interazioni tra il ragazzo autistico e Salander, che in qualche modo potrebbe soffrire di autismo a sua volta, che Lagercrantz sposta la serie in un territorio nuovo e delicato». Secondo Lawson la trama del quarto capitolo è più pulita e scorrevole – ma non per questo scontata – rispetto a quella più intricata dei libri originali: Lagercrantz secondo Lawson è un romanziere tecnicamente più abile di Larsson, soprattutto per come gioca con i punti di vista dei personaggi. In generale, conclude Lawson, il libro è un «rispettoso e affezionato omaggio agli originali», che riesce a non diventarne una goffa replica.

Secondo Michiko Kakutani del New York Times, però, i tentativi di Lagercrantz di collegare l’ambientazione svedese alle vicende americane della NSA sono «forzati e confusi»: secondo Makutani quello che aveva funzionato dei primi tre romanzi non era la trama, che si basava spesso su classici cliché del thriller, ma il carisma dei personaggi, e il modo in cui aveva cambiato la percezione della Svezia, da paese pulito e tranquillo a «terra di inverni lunghi e infestati dai fantasmi di Strindberg e Bergman». In generale, però, Lagercrantz è comunque riuscito a entrare bene in sintonia con i personaggi di Blomkvist e Salander, «catturando la stanchezza, perfino la vulnerabilità, che si cela dietro la forza di questi due personaggi, e capendo che entrambi sono motivati da un senso di giustizia». Il libro nel complesso è meno violento e meno “oscuro” dei precedenti, conclude Makutani, ma Lagercrantz è riuscito bene a conservare lo stile narrativo di Larsson, fatto di una mescolanza di cliché e di invenzioni, e ha mantenuto il susseguirsi colpi di scena dei romanzi originali.

Patrick Anderson del Washington Post invece ha scritto di aver trovato frammentario e confuso lo stile di Lagercrantz, e di aver avuto difficoltà a ricordare i nomi di tutti gli hacker e scienziati che vengono menzionati nel libro. Anche i dialoghi trattano spesso di argomenti complessi, dice, concludendo che Larsson meritava di meglio. Anche l’Economist ha mosso critiche molto simili al libro, ma sostiene che Lagercrantz sia un buon sostituto di Larsson: la trama, spiega, era confusa e c’erano troppi dettagli scientifici anche nei primi libri, ma quello che funzionava erano i personaggi. E Lagercrantz «mostra una comprensione innata del mondo creato da Larsson, ed è rimasto fedele ai personaggi di Salander e Blomkvist».


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