La religione degli antichi greci non era fondata su una Rivelazione. Non ebbe un testo sacro come Ebraismo, Cristianesimo o Islam. Il politeismo che la caratterizzava, vivificato da elementi mediterranei e orientali uniti a culti e riti praticati da popoli di stirpe indoeuropea, stanziati nel territorio poi chiamato Ellade, avrà come fonte i poeti. Omero diventerà la Bibbia del mondo greco: Iliade e Odissea diffusero una concezione antropomorfa delle divinità; gli dei, inoltre, presero dimora. Il tempio greco, luogo sacro in genere di un solo dio, si stacca dalle concezioni orientali; le statue, punto d’incontro tra arte e realtà superiori, con sembianze umane recano ai mortali quasi l’essenza divina. La supremazia di Zeus, presente in Omero, si suggella con caratteristiche assolute in Esiodo (siamo tra l’ottavo e il settimo secolo prima di Cristo); Eschilo e Pindaro confermeranno questa visione del “sistema” olimpico.

L’esegesi era attuata dalla stessa cultura greca. Poesia, tragedia e let teratura in genere illustrano caratteristiche e privilegi degli dei, giungendo a ottenere una sorta di corrispondenza biunivoca con il divino. Se, per esempio, diciamo “Comiro”, un epiteto di Zeus, è necessario aprire l’Alessandra di Licofrone il tragico per sapere che così il dio era evocato ad Alicarnasso; quando invece pronunciamo “Melete”, si deve ricorrere a Pausania: nel nono libro della sua Guida della Grecia riferisce che le Muse, secondo la tradizione più antica, erano tre e una di esse si chiamava, appunto, in tal modo (Esiodo nella Teogonia rese invece canonico il numero di nove). Un mondo cangiante in cui era indispensabile la meraviglia, dove ogni uomo cercava il divino – noterà Marguerite Yourcenar – secondo le proprie possibilità.

Per questo e per numerosi altri motivi è bene non lasciarsi sfuggire il Dictionnaire du paganisme grec di Reynal Sorel, da poco pubblicato da Les Belles Lettres. Non è un repertorio di dei o eroi, di usanze o luoghi sacri, ma una raccolta di quelle nozioni che gli Elleni avevano costruito nelle loro incerte e fascinose relazioni sacre. L’autore pone in evidenza il fatto che i Greci non cedettero alle sirene del proselitismo, che nel loro vocabolario classico è assente la parola “religione”, che la sola certezza da essi elaborata fu la “non conoscenza” dei mortali. «Hanno sempre una lezione di attualità da trasmettere», nota Reynal Sorel.

Aprendo la sua opera si incontrano, per esempio, voci come “Anima”. Ricorda che il quinto secolo ha sviluppato l’idea sconosciuta a Omero di un ritorno di essa all’etere (la regione superiore del cielo). Si legge su un’iscrizione funebre dedicata agli Ateniesi morti nella battaglia di Potidea: «L’etere ha ricevuto le loro anime e la terra i loro corpi». Questa misteriosa entità per i Greci cambia continuamente di significato, partecipa all’immortalità e si dota di una coscienza; Platone riprende temi orfici e le offre caratteristiche che le consentiranno una sopravvivenza alla carne. È la filosofia a occuparsi di essa, non la teologia; non è «il fondamento della persona umana agli occhi di Dio»: tale concezione, scrive Sorel, non apparve «prima delle Confessioni di Agostino».

Nella parte dedicata alla Rivelazione, tema che diventerà determinante nei monoteismi, si precisa: «L’idea delle rivelazioni divine esiste in ambito pagano, ma quella di una Rivelazione proponentesi come oggetto di fede è totalmente assente». Ecco poi voci che si integrano e offrono un vero saggio su talune questioni. Per esempio “Invenzione degli dei” e “Ateismo”. Nella prima leggiamo tra l’altro: «L’idea di una invenzione umana degli dei, della razza divina come pura finzione, appare alla fine del quinto secolo nel seno di un’Atene profondamente agitata e rovinata per il risultato disastroso della guerra del Peloponneso». Certo, c” anche l”aspetto “politicamente indispensabile”, la “menzogna necessaria”: Sorel, oltre le indicazioni dell’oligarca Crizia, riprende un tema salvato da Sesto Empirico, nel quale si ricorda che la credenza negli dei è necessaria per “mantenere l’ordine”. La voce “Ateo”, termine con numerosi sensi, è trattata attraverso le forme paradossali (presenti in Senofonte) o radicali, con figure quali Diagora di Melo, Prodico di Ceo o, più tardi, Teodoro di Cirene. C’è anche un ateismo in scena con Euripide e Aristofane e ve n’è uno della medicina, già con Ippocrate. Insomma, una storia infinita. Un Dictionnaire che rivela qualcosa di attuale del mondo pagano.

Reynal Sorel, Dictionnaire du paganisme grec , Parigi 2015, Les Belles Lettres, pagg. 520, € 35