77/2014: Nan Aurousseau, La rivolta, E/O 2010, pag 189

Nan Aurousseau, La rivoltaLa rivolta, di Abdel Hafed Benotman
Internazionale
09 luglio 2010
Mettete un uccello in gabbia: o canta o muore, e a volte canta fino a impiccarsi alle sue corde vocali. Il romanzo di Nan Aurousseau è un libro dove si può cogliere, attraverso la finzione, la realtà di un mondo carcerario molto particolare: quello minorile. La prigione per gli adolescenti è un mondo a parte nella grande architettura della reclusione, quella che va dalle celle di cemento alla cella della scatola cranica. La rivolta descrive la nascita e l’apprendistato di un uccellino di nome Piopio, in contrappunto alla storia del grande complesso penitenziario di Entry dove scopriamo, uno a uno, altri uccellini in gabbia. Mentre Piopio esce dal suo guscio per affrontare la vertigine, i passerotti del blocco D3 tentano con grandi sofferenze di uscire dall’uovo in cui il sistema penitenziario atrofizza le loro ali, quelle del cuore, dello spirito, del sogno e della follia. Malgrado l’estrema violenza che regna nel romanzo, Nan Aurousseau sa trascinarci verso abissi di forza e di bellezza. Tox (il mistico), Metal (il duro), Benji (lo studente smarrito), Djet (il capobanda), ciascuno cerca un modo per resistere all’oppressione che li tiene in apnea. La semplice possibilità di dire no è la ribellione, l’ammutinamento, l’ultima libertà. La rivolta è la fantascienza di una realtà terribile.

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