78/2014: Irène Némirowsky, David Golder, Adelphi 2006, pag 199

Irène Némirowsky, David GolderQuando, nel 1929, l’editore Bernard Grasset lesse in una notte il manoscritto diDavid Golder e, dopo aver perfino messo un annuncio sul giornale per rintracciarne l’anonimo autore, si vide davanti Irène Némirovsky, sulle prime non volle credere che fosse stata quella giovane spigliata ed elegante, figlia dell’alta borghesia russa rifugiatasi a Parigi dopo la rivoluzione, a scrivere una storia tanto audace, insieme crudele e brillante – un’opera in tutto e per tutto degna di un romanziere maturo. Al pari di lui, i lettori di oggi (che hanno decretato il successo di Suite francese) scopriranno con delizia quanto sicura e limpida fosse già allora la voce della Némirovsky, quanto sinistra sia la luce che lei getta sui retroscena dell’alta finanza e sul mondo scintillante e fasullo, patetico e pacchiano dei nuovi ricchi – un mondo che ben conosceva e sullo sfondo del quale si consuma il destino del vecchio e spietato banchiere ebreo –, e come, dalla prima all’ultima riga, sappia tenerci in pugno con il suo stile asciutto e acuminato, e la sicurezza del grande narratore.


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