79/2014: Lautréamont, I canti di Maldoror, Feltrinelli 2010, pag 189

Lautréamont, I canti di MaldororI canti di Maldoror di Lautréamont (pseudonimo di Isidore Ducasse) costituiscono uno degli esiti più interessanti e ricchi di spunti del maledettismo ottocentesco, di quel romanticismo satanico che rivendica all’artista il ruolo di angelo decaduto, tanto più emarginato quanto più profondamente consapevole. L’opera, scritta in una prosa di potenza lirica, è un poema dell’inconscio e un’allegoria del Male, un grido di blasfema ribellione contro Dio e la società. Fu tra l’altro apprezzata e riscoperta dai surrealisti, e conserva tuttora un’aura mitica. Oggi, quando ben altri mali si sono visti, e al contempo quando l’evoluzione tecnica delle immagini cinematografiche ci ha abituato a qualunque deformazione della realtà, i Canti restano impareggiabili per l’originalità dello sguardo, l’audacia di una concezione che convoca le forze telluriche e cosmiche, la coscienza e il coraggio della rivolta. Al lettore donano l’attrazione dell’avventura, dell’esplorazione di un universo verbale portatore di messaggi virulenti e catartici, della scrittura come spazio di libertà, di realizzazione di un mondo altro: in altri termini, la constatazione del potere, e del piacere, della letteratura in atto.


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