82/2015: Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato, Feltrinelli 2015, pag 249

Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privatoA dodici anni non si sa nulla o quasi della vita, figuriamoci del sesso e dell’amore che della stessa sono parti integranti e necessarie. Basta però una frase sbagliata detta a cena da tua madre, unita alla provocatoria risposta di tuo padre, per farti ripensare a quanto successo poche settimane prima in una di quelle stanze piena di scatoloni del trasloco. Ti torna in mente quello che hai visto dal buco della serratura e, finalmente, tutto ti è chiaro: capisci l’inganno di tua madre, l’estasi del suo lui che si chiama Emmanuel, la tua gelosia e quel tuo successivo accarezzamento che ti ha portato a liberarti e a sfogarti per la prima volta, dando inizio, così, al tuo ‘battesimo erotico’ e al tuo ingresso nel mondo degli adulti, facendoti comprendere come va il mondo e quale direzione potrebbe prendere la tua vita.

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(lo scrittore Marco Missiroli – photo: Valentina Vasi)

Questo e tanto altro ancora accade a Libero Marsell, il protagonista del nuovo ed atteso romanzo di Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato, appena pubblicato da Feltrinelli. Lo scrittore riminese che da anni vive a Milano, autore di libri di successo tradotti in Europa e negli Stati Uniti (Senza coda, Fanucci, premio Campiello opera prima – Il buio addosso; Bianco; Il senso dell’elefante; tutti editi da Guanda), con quel suo stile inconfondibile e raffinatamente elegante, ci fa attraversare le diverse fasi della vita di questo ragazzino che capisce a dodici anni come si può imparare ad amare, che lotta quotidianamente per togliersi di dosso l’invisibilità a scuola come a casa e che segnato dalla separazione dei suoi genitori, scoprirà che il divorzio “è spesso è un capriccio contro la vecchiaia”.

In ogni capitolo (sono sei, chiamati volutamente come le diverse fasi della vita) lo vediamo crescere e maturare nel fisico e nella mente e non possiamo fare altro che tifare per lui, per il suo bene, per la sua riuscita, perché Libero ha bisogno di essere considerato, di essere ascoltato, di essere capito. Visto che sua madre non è in grado di farlo, perché “perennemente attratta dai luccichii di Place Vendôme e dalle sciccherie libertine” con il pensiero all’agio della sua Bologna, si prenderà cura di lui la bibliotecaria Marie, il suo primo desiderio segreto, “l’appuntamento dei sogni”, la sua confidente e la sua coscienza, colei che gli farà scoprire l’affascinante mondo dei libri e della lettura consigliandogli di cominciare proprio con Lo Straniero di Camus.

Se fino a quel momento leggere – come dirà – “mi annoiava nelle viscere, a parte le storie di indiani e cowboy e le pagine sportive del giornale” – con quel libro sull’assurdità della vita e l’indifferenza del mondo inizierà a trovare se stesso, seppur con fatica. Quel testo, che finisce di leggere in tre ore, saltando la cena in omaggio al suo protagonista “perché i condannati a morte non mangiano per indifferenza, non parlano per disillusione, non accettano Dio per inutilità”, sarà per lui fondamentale. È anche il preferito di suo padre, un uomo vivace e un po’ strambo che la madre definisce “charmant, protettivo e franco” – e questo lo scoprirà un giorno a Saint-Germain-des-Prés, seduto al Deux Magots, quando gli dirà che il vecchietto al tavolo vicino è Sartre, “il peggiore e il migliore amico di Camus”. A quel libro ne seguiranno tanti altri, tutti consigliati da Marie che ha una libreria invidiabile nella sua picola casa vicino al Père-Lachaise, ed è così che conoscerà Buzzati, Hemingway, Vargas Llosa, Il giovane Holden, Henry Miller (“era solo misogino o gli piace solo scopare?”), Silone, Orwell, la Duras, Proust, Maigret, Faulkner e tanti altri ancora. Ogni libro ha una funzione ben precisa perché ognuno è capace di spostare in qualche modo la sua gravità e di metterlo al mondo, oltre che a rappresentare, successivamente, il senso della sua ricostruzione.

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(lo scrittore Marco Missiroli – photo: Valentina Vasi)

Durante l’adolescenza Libero sarà come Giovanni Drogo, il personaggio di Buzzati (“ero io e il mio deserto dei Tartari rischiava di essere me stesso”), indeciso e terrorizzato da sè oltre che dalla solitudine, dall’indecisione e dal timore del mondo. Durante la giovinezza, nel momento di maggiore difficoltà, la morte del padre, avvenuta davanti alla tv leggendo Favole al telefono di Rodari, ci sarà 1984 di Orwell eIl filo del rasoio di Maugham, “un romanzo che ti spiega cosa significa stare in bilico”, “un libro da leggere ogni volta che ci si innamora e ogni volta che una storia finisce”, come gli dirà Marie. Dopo un tradimento a New York, regala Il vecchio e il mare, durante la maturità c’è Mentre morivo di Faulkner (“la madre Addie Bundren e il figlio Cash ti trasporteranno nel limbo dell’addio e ti garantiranno la forza del trapasso”), mentre a tenergli compagnia nell’ adultità, ci penserà Walt Whitman ad insegnargli L’arte dell’attesa (“lui arpionò il mio caos e mi costrinse a contemplarlo. Collezionava carni per averne i cuori, ma guardava il cielo e vedeva nubi”).

Missiroli ripercorre la vita di Libero attraverso il suo corpo e le sue trasformazioni (impossibile non pensare, anche se solo per un istante, a Storia di un corpo di Daniel Pennac, sempre Feltrinelli): dalla nascita della prima peluria al cambiamento del timbro vocale, dalla scoperta dello sperma alla circoncisione, una vera e propria “opera di sartoria” che racchiude “la storia del mondo, la migliore letteratura e il destino dei prescelti”. Con il suo protagonista, l’autore ci fa passare da Parigi – dove Libero studia Giurisprudenza ma per mantenersi lavora al Deux Magots – a Milano – dove inizia a lavorare in uno studio legale oltre che in un’osteria ai Navigli del suo amico Giorgio – da un’amicizia all’altra, vecchia, nuova o ritrovata poco importa. Ci fa conoscere ognuno dei suoi amori, da quello desiderato ma realizzato in altro modo (Marie) al primo bacio (Camille), da quello di ripiego (Libé) a quello più naturale che lo farà diventare “il fuori” (Lunette), da quello più difficile da costruire (Frida) a quello non corrisposto come vorrebbe (sua madre), da quello con la donna della sua vita (Anna) a quello per l’uomo che per tutta la vita, anche quando non c’è più, sarà sempre presente (suo padre). Nell’adultità ci sono anche donne più grandi di lui che tradisce, seduce e abbandona, rispettando l’equazione secondo la quale “la resistenza alla tentazione era il risultato della costanza moltiplicata per un ipotetico senso di colpa più una serie di distrazioni”. Nel mezzo c’è tutta l’atmosfera intellettuale, politica e sociale degli anni Ottanta, ci sono la Francia e l’Italia con le loro trasformazioni, i loro stravolgimenti e le loro novità.

“Ho lavorato a questo romanzo per due anni, ma poi sono riuscito a scriverlo di getto, in poco meno di un mese”, mi spiega Missiroli quando lo incontro a Roma, felicissimo per aver ricevuto una mail dallo scrittore Emmanuel Carrère in cui gli ha detto di aver apprezzato molto il suo libro, definendolo “uno scrittore d’eccellenza”.

“Il sesso e l’amore sono sempre presenti come è presente l’oscenità, ma ho voluto che fosse sentimentale e mai volgare”. In effetti, se leggerete (non potete non farlo) questo libro, vi accorgerete che ci sono molti “atti osceni”, ma proprio perché avvengono in un luogo privato, sono piccole libertà che ognuno si prende in base ai propri bisogni e ai propri gusti: non danno fastidio, sono personalissimi e relativi e, come tali, non possono essere giudicati.

Atti osceni in luogo privato è il libro del momento di cui sentiremo parlare a lungo, uno di quelli che dopo che lo hai letto ti lascia in bocca un sapore dolce-amaro che non ricorda affatto quello di un liquore francese, ma, piuttosto, quello di un liquore tutto italiano che se si è a Roma, magari al Ninfeo di Villa Giulia a inizio estate, non si può fare a meno di bere.

http://www.huffingtonpost.it/giuseppe-fantasia/atti-osceni-in-luogo-privato-atteso-romanzo-marco-missiroli-strega_b_6698170.html


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