91/2015: Alexandre Dumas, I Garibaldini, Editori Riuniti 2011, pag 285

Alexandre Dumas, I GaribaldiniPrefazione di Lanfranco Binni

“Il giornale che il mio amico Dumas vuole fondare a Palermo avrà il bel titolo di Indipendente, e tanto più lo meriterà quanto più vorrà evitare di risparmiarmi critiche se mi allontanassi dal mio dovere di figlio del popolo e dai miei principi umanitari. G. Garibaldi”

Nel 1860 il funambolo creolo, in antico e costante conflitto con l’ambiente accademico parigino è di nuovo in una fase di ascesa. Può finalmente realizzare un antico sogno: un lungo viaggio in Grecia e in Medio Oriente, che gli permetterà di rinnovare profondamente il repertorio del suo immaginario e di dedicare al Mediterraneo, crocevia di popoli e culture, una nuova narrazione contemporanea. Ma sui preparativi del viaggio irrompe la Storia: interrotto nel 1859 dalle diplomazie europee il processo dell’indipendenza italiana, agli inizi del 1860 è Garibaldi a riprendere l’iniziativa, per risolvere militarmente la questione dell’Unità italiana con una spedizione contro il regno borbonico.
Dumas e Garibaldi si conoscono indirettamente da più di dieci anni, dai tempi dell’assedio di Montevideo. È stato Dumas, tra i primi, a trasformare l’immagine di Garibaldi, considerato dai conservatori latinoamericani un bandito e un saccheggiatore, e in Europa un pericoloso e inaffidabile sovversivo, in quella figura di purissimo e disinteressato rivoluzionario internazionale, campione di giustizia sociale e di sobrietà personale che si affermerà con l’impresa dei Mille. Accanto all’ammirazione incondizionata per Garibaldi, entra in gioco un altro elemento, di ordine strettamente autobiografico: Dumas ha da sempre un conto aperto con i Borboni di Napoli, ai quali attribuisce la responsabilità di aver avvelenato suo padre, reduce dall’Egitto e catturato di sorpresa a Taranto, fu rinchiuso nelle segrete di Brindisi col generale Manscourt e lo scienziato Dolomieu. Furono tutti e tre avvelenati Dolomieu morì, Manscourt diventò pazzo, suo padre resisté e non morì che sei anni dopo di cancro allo stomaco.

È la Storia migliore a coinvolgere Dumas nel gennaio 1860. E Garibaldi, vendicatore di popoli, entra facilmente nell’universo poetico e mitologico del generoso autore di Georges e del Comte de Monte-Cristo (Il conte di Montecristo). Dumas incontra Garibaldi a Torino il 4 gennaio, e si impegna a procurare armi per la spedizione. A Marsiglia acquista una goletta, l’Emma, elegante e soprattutto veloce; a bordo, poche persone, e una cassa di carabine che ha promesso a Garibaldi. Inizia così il viaggio di Dumas. La testimonianza diretta è integrata con informazioni, documenti, testimonianze altrui, e compone un quadro a più dimensioni dell’epopea garibaldina.

Di Alexandre Dumas padre (1802-1870) pochi sanno che imbarcatosi a Marsiglia nella primavera del 1860 alla volta dell’Oriente, durante uno scalo a Genova, cambiato programma, si unì ai garibaldini, raggiungendo a Palermo il 9 giugno il generale. Dalla straordinaria esperienza della conquista dell’isola nasce appunto la cronaca de I Garibaldini, nelle pagine della quale il romanziere ricrea la calda ed esaltante atmosfera in cui si svolse la spedizione dei Mille.


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