Marcel Proust: “Gli amici? Tempo perso”. Le ragioni del suo scetticismo in “All’ombra delle fanciulle in fiore”

I presunti amici di Proust furono una legione. Già all’indomani della Recherche si fecero mille congetture su figure e figuranti che popolano quel grandioso affresco dei salotti aristocratici e intellettuali della Belle Epoque. A chi facevano capo i personaggi nella realtà?

amis proust

Interpellato sulle sue fonti d’ispirazione, Proust protestò vivacemente in una lettera al duca di Gramont (“Io non so chi ha sostenuto che la signora de Guermantes nel mio libro era madame Greffulhe”), aggiungendo subito dopo che qualche corrispondenza poteva esserci tra la fittizia Oriane e la cugina di Robert de Montesquiou. Un capolavoro d’ambiguità che sotto sotto autorizzava il gioco delle inferenze.

Molti “si credettero” amici mentre era in vita e ancor più dopo la morte. Attratti dal suo fascino e dalla sua cortesia, in realtà erano spesso soggetti di studio per i suoi personaggi. Ma intendiamoci, a Proust gli amici non mancavano se per amici intendiamo gli amanti, i vecchi compagni d’infanzia, l’editore, il recensore di turno, le conoscenze d’occasione e utilitaristiche, la governante, l’autista, naturalmente il giro di artisti e intellettuali che entrano inevitabilmente nella sfera di ogni cantore del proprio tempo. DaAlfred Agostinelli (forse il principale modello dell’Albertine de “La prigioniera”), a Jacques Bizet (con lui allievo del liceo Condorcet e grande amore di gioventù), ai molti conoscenti d’oltremanica (ad esempio Oscar Wilde col quale peraltro non scattò grande simpatia), alla fedeleCéleste che gli restò accanto fino alla morte.

Eppure, come ha annotato Edmund White nella biografia dello scrittore [1], Proust non teneva in gran conto l’amicizia né la conversazione. Premuroso ai limiti dell’adulazione, era convinto che passioni e sofferenze fossero la via obbligata per acuire il senso dell’osservazione e trasformarlo in letteratura. Come e più di altri scrittori, restò un’anima solitaria. Allo stillicidio di visite notturne cui si votò fece da contraltare la quiete di Boulevard Haussmann, luogo di reclusione volontaria per la stesura de la Recherche.

Reynaldo_Hahn

Com’è noto, portò a compimento gran parte dell’opera negli ultimi nove anni della sua vita, gli stessi in cui ebbe vicino a sé Céleste Albaret. A quel tempo, ha raccontato la domestica, “aveva abbastanza ricordi per non aver bisogno delle presenze”. Eccetto pochi intimi “degli altri, in fondo, parlava piuttosto poco”. Nella fase finale della vita di Proust quei “pochi” habitué fra gli amici di un tempo furono: la signora Straus (mamma di Bizet), il conte di Billy (“m’ha sempre detto che era ‘avvincente’”), Lucien Daudet (“uno dei pochissimi a cui il signor Proust abbia voluto bene per lui stesso, senza mai pensare a utilizzarlo per uno dei personaggi del suo libro”), il principe Antoine Bibesco (“‘È un po’ portinaio’ – diceva – ‘e quel che racconta è più o meno vero; ma com’è buffo!’”), suo fratello Emmanuel Bibesco (dei due “il più intelligente” e quello con “rare doti di sentimento”). E poi Frédéric de Madrazo (“di lui il signor Proust apprezzava il modo in cui parlava di pittura”), intimissimo del compositore Reynaldo Hahn. Questi fu l’unico a essere sempre ricevuto quando si presentava e fino all’ultimo “rimasero fedeli l’uno all’altro, ma forse più come fratellini che come amici”. [2]

Proprio nella Recherche Proust ha chiarito la sua visione lucida dell’amicizia. Ne “I Guermantes” la definì “una cosa così da poco” e addirittura “una pozione funesta”. E ancora, in grado di procurare “un piacere d’una qualità così mediocre” da somigliare “a qualche cosa d’intermedio tra la fatica e la noia” perché “la persona più perfetta ha un certo difetto che ti urta o ti riempie di rabbia”.

Ma già in “All’ombra delle fanciulle in fiore” lo scrittore infieriva con tocco sublime su certe debolezze tipicamente umane degli amici. Ecco quali:

1. “Uno ha la bella intelligenza, vede tutto da una visuale elevata, non dice mai male di nessuno, ma si dimentica in tasca le lettere importantissime che lui stesso ti ha chiesto di affidargli”;

2. “Un altro è così fine, così dolce e delicato”, ti dice di te solo “le cose che possono farti felice, ma tu senti che ne tace e ne seppellisce nel proprio cuore, dove inacidiscono, altre ben diverse”

3. Uno “è più sincero ma spinge la sincerità fino a volere che tu sappia, se hai addotto come scusa per non esserlo andato a trovare le tue condizioni di salute, che sei stato visto mentre te ne andavi a teatro (…), prova il bisogno di ripetere o di rivelare le cose che più possono contrariarti, va in estasi per la propria franchezza e ti dice con energia – Io sono fatto così”;

4. “altri ti esasperano con la loro curiosità esagerata”;

5. altri ancora dimostrano “una così assoluta mancanza di curiosità che puoi parlargli degli avvenimenti più sensazionali senza che sappiano di che si tratta”;

6. ci sono poi quelli che “aspettano mesi a risponderti, se la tua lettera riguarda un fatto concernente te e non loro”;

7. “certuni (…) ti parlano senza lasciarti aprir bocca se sono allegri ed hanno voglia di vederti, per quanti lavori urgenti tu abbia da fare”;

7 bis. ma “se si sentono stanchi per la stagione, o di malumore, non riesci a cavare da loro una parola, oppongono ai tuoi sforzi un inerte languore, ed a quel che dici non si curano di rispondere, sia pure a monosillabi”.

(Barbara Pezzopane)


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