94/2015: Andrea Camilleri, Il campo del vasaio, Sellerio 2008, pag 280

Andrea Camilleri, Il campo del vasaioIl campo del vasaio è un luogo in cui, secondo il Vangelo di Matteo, si impiccò Giuda per aver tradito Gesù. In un luogo simile (il “critaru”) la polizia di Vigata trova il cadavere di un uomo ucciso e sezionato in trenta pezzi, quanti furono i denari, compenso di Giuda. Gli elementi allusivi alla punizione di un tradimento, avvalorati da una lettera anonima, fanno pensare a un delitto di mafia, avvezza a certi macabri rituali nel consumare le sue vendette. Montalbano indaga, ma la sua indagine sul delitto è parallela a quella che svolge in privato, per chiarire certi strani comportamenti dell’amico e vice Mimì, che appare ben presto succube delle arti seduttive di una bella donna. Si innesca un vortice di tradimenti e menzogne, che comunque il commissario riesce a risolvere, a costo di agire all’insaputa di tutte le persone a lui più care: Mimì, Livia, il fedelissimo Fazio, che solo alla fine verrà messo a conoscenza del reale svolgimento dei fatti. E proprio all’amico Mimì sarà in grado di ridare, alla fine, la perduta serenità, pur mentendogli e nascondengoli la verità.
Dovrebbe essere felice Montalbano, invece la sua anima è oppressa dalla malinconia di chi guarda il mondo con l’amaro disincanto della maturità e ne vede l’eterno spettacolo del male e del tradimento, sempre più difficili da fronteggiare e combattere. Si sente il povero puparo di una squallida opera dei pupi e non sa fino a quando sarà in grado di produrre quel lieto fine che il pubblico si aspetta. L’energico commissario dalle pantagrueliche mangiate ha smarrito la balda spavalderia della giovinezza? L’ironia di Camilleri si è fatta più amara, più scoperto il suo pessimismo di fondo. Il suo personaggio ne acquista in profondità ciò che forse perde in smaliziata e divertente leggerezza, mai aliena tuttavia dal consapevole disincanto dell’uomo vigile e intelligente.
Il romanzo è sempre godibilissimo, capace di far sorridere e talvolta ridere a piena gola perché tragico e comico sono inscindibili e non c’è eroismo che non sia ridimensionato dalle piccole e involontarie miserie della quotidianità, che smuovono il riso e si fondono alla tristezza nella maschera semiseria del commissario Montalbano.

Di: Sergio Palumbo

http://www.culturaspettacolo.it/2008/04/21/recensione-del-libro-il-campo-del-vasaio-di-andrea-camilleri-sellerio/


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