A cosa serve il bollino SIAE sui libri

Perché fidarsi del proprio editore è bene, ma non fidarsi è più frequente: con qualche controindicazione

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La SIAE – acronimo che sta per Società Italiana degli Autori e degli Editori – è un “ente pubblico economico associativo”, che si occupa della tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Fu fondata a Milano nel 1882 da intellettuali come Arrigo Boito, Roberto Ardigò e Giovanni Verga, e del primo Consiglio Direttivo facevano parte tra gli altri Giuseppe Verdi, Edmondo De Amicis, Giosuè Carducci e Emilio Treves. Negli ultimi anni, però, ha ricevuto molte critiche, anche sul Post, per l’anacronismo dei suoi funzionamenti ma anche per una gestione troppo familiare delle assunzioni.

In Italia a tutelare il diritto d’autore è, ancora oggi, una legge del 1941, la 633, pur modificata da successive leggi nazionali e direttive europee. La legge riconosce alla SIAE il monopolio nell’intermediazione tra autori e editori. I bollini sono trattati dall’articolo181bis introdotto dalla legge 248 del 2000 che spiega che la loro funzione è dimostrare l’autenticità del prodotto aiutando la polizia a riconoscere le copie contraffatte, tutelando il consumatore rispetto all’acquisto di copie pirata, e garantendo all’autore i diritti sulle vendite.

La norma prevede che il bollino sia obbligatorio per cd, dvd o altri supporti multimediali, anche se una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2012 ha stabilito che una copia ad uso privato senza bollino non costituisce reato.
È diverso il discorso per i libri, per cui il bollino non è obbligatorio per legge, e infatti su molti libri non c’è. I primi bollini nei libri comparvero all’inizio degli anni ’80, e hanno progressivamente sostituito la timbratura a secco che veniva effettuata dagli editori su tutte le copie stampate (quella che risultava nella scritta SIAE in rilievo sulla carta). La loro funzione è di tutelare – almeno in linea di principio – gli autori nei confronti degli editori che potrebbero stampare e vendere più copie di quelle pattuite, senza informarne l’autore. Il numero delle copie è importante soprattutto quando un autore ha diritto a una percentuale – detta royalty – su ogni copia venduta, come nella gran parte dei contratti sui libri stipulati coi maggiori editori. Il costo del bollino è a carico dell’editore, che lo ordina alla SIAE e lo applica, di solito nelle ultime pagine o sul retro di copertina. Le tariffe variano a seconda della tiratura di copie: 1,80 euro per cento bollini per le forniture inferiori a mille unità, 1,55 ogni cento bollini per le tirature superiori alle mille. Il passaggio obbligato dell’applicazione del bollino SIAE, che non sempre è ottenibile immediatamente in tempi rapidi, spesso crea dei rallentamenti nei tempi di stampa o ristampa dei libri in esaurimento.

A livello tecnico il bollino SIAE è un ologramma irriproducibile e diverso per ogni copia, e una volta applicato – in teoria – non è possibile rimuoverlo senza invalidarlo. Viene realizzato in plastica di colore metallizzato per rendere impossibile fotocopie o scannerizzazioni. Al suo interno contiene particolari non rilevabili a occhio nudo, mentre visibili sono il logo SIAE stampato con un particolare inchiostro termoreagente, il titolo dell’opera, il nome del produttore, il tipo di supporto, il tipo di commercializzazione consentita, la numerazione generale progressiva e la numerazione progressiva relativa a quell’opera.

http://www.ilpost.it/2015/10/05/siae-sui-libri/


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