Due chiacchiere con Jimi Hendrix Parlando di musica e lager nazisti

Pubblichiamo in questa pagina, per gentile concessione dell’editore e/o, uno stralcio del romanzo di Lily Brett ambientato negli anni ruggenti del rocK: Lola Bensky (pagg. 272, euro 17), che sarà in libreria da questa settimana

Era in anticipo. Il Whisky a Go Go non era ancora affollato, ma lei sapeva che lo sarebbe stato presto. Era lì per assistere al concerto di Sam and Dave, la cui sequela di successi comprendeva brani come Soul Man , Soothe Me e Hold On , I’m Comin .

Lola sperava di riuscire a ottenere una breve intervista, perlomeno da uno dei due. Sapeva che erano appena tornati da un tour in Europa con Otis Redding.

Dopo l’intervista a Sonny and Cher si sentiva disorientata. Aveva scritto della loro casa bella e ben ammobiliata, dell’abilità di Cher nel disegnare vestiti e dei suoi pantaloni a zampa di elefante, che ormai venivano copiati in tutto il mondo. Eppure era turbata. Si chiese se a Cher desse fastidio che fosse Sonny a rispondere a quasi tutte le domande, comprese quelle rivolte espressamente a lei, e se le desse fastidio che lui si scopasse altre donne.

Si riscosse da quei pensieri quando vide Jimi Hendrix che le faceva un cenno di saluto. Era dall’altra parte del palco e stava parlando con qualcuno. Lola sapeva che quella sera anche lui, che a Los Angeles era ancora quasi sconosciuto, avrebbe suonato al Whisky a Go Go.

Anche se aveva solo pochi anni il locale era noto per ospitare sia star ancora in procinto di essere scoperte, sia star che erano già state scoperte. I Doors erano stati il gruppo fisso del Whisky a Go Go finché una sera Jim Morrison, probabilmente ubriaco e fatto di acido, aveva attaccato una versione incoerente, semi improvvisata e farneticante di The End . Trentacinque minuti dopo cantò un verso in cui diceva di volersi scopare sua madre per tutta la notte, e fu la fine. I dirigenti del locale non volevano vederselo chiudere dalle autorità. Interruppero il concerto e licenziarono la band.

Dopo Monterey, Jimi Hendrix poteva anche essere ancora relativamente sconosciuto al grande pubblico di Los Angeles, ma gli esperti del gotha del rock losangelino andavano matti per lui. Lola aveva saputo che era ospite presso la casa di Peter Tork, nel Laurel Canyon. Aveva conosciuto Peter Tork quando aveva intervistato i Monkees. Era basso e bello e aveva una voce molto profonda. Era un uomo tranquillo e dotato di una tranquilla intelligenza. Jimi era in buona compagnia nel Laurel Canyon. Tra i suoi vicini c’erano Brian Wilson, Judy Collins, Joni Mitchell, Mama Cass, David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash, Mike Bloomfield e Carole King.

Jimi Hendrix si avvicinò a Lola. «Ciao» disse. «Non sono sorpreso di vederti».

Lola rise. «Non ti sto perseguitando».

«Lo so che non sei venuta a Los Angeles per vedere i miei bigodini».

«No. Sono qui per intervistare un po’ di gente». «Sei una persona molto seria, vero?» chiese Jimi Hendrix.

«Non lo so» rispose Lola. «Non mi sento molto seria». Non pensava di esserlo. Pianificare diete non era un’attività o un hobby serio. E non era seria neanche quando si trattava di iniziarle.

«Sei proprio una pupa seria» ripeté Jimi Hendrix. «Dov’è che stavi a Monterey? Non ti ho più vista dopo il primo giorno».

«Avevo una stanza in un motel abbastanza vicino all’area del concerto» disse Lola.

«Sei anche una pupa molto organizzata, vero?».

«Credo di sì». Lola rise e guardò Jimi Hendrix. «Dubito che te ne andassi in giro per Monterey a cercare me».

«No, in effetti no. Solo che mi sono accorto di non averti vista nei paraggi».

«Eri parecchio impegnato» aggiunse Lola. «Hai fatto sensazione».

«È stato spaziale».

«Secondo me è stato molto di più».

«Mi siedo un po’ qui con te, se non ti dispiace» disse Jimi Hendrix. «Poi dovrò andare a prepararmi. Suoniamo noi prima di Sam and Dave».

«Ho sentito dire che sono proprio bravi» rispose Lola.

«Li hanno soprannominati i Double Dynamite. Sono molto, molto bravi».

«Perfino per i Double Dynamite potrebbe essere parecchio dura suonare dopo di te» disse Lola.

«Probabilmente è il fatto che tua madre e tuo padre sono stati nei campi di sterminio nazisti a renderti così seria» rispose Jimi Hendrix.

«Davvero te lo ricordi?» chiese Lola. «Non è qualcosa che senti tutti i giorni» replicò Jimi. «Certo che me lo ricordo». «Credo di essere una persona organizzata perché le vite dei miei genitori sono state disordinate, caotiche e folli. Nei campi di sterminio le regole cambiavano da un momento all’altro. Tutto era imprevedibile. Mia madre diceva che non sapevi mai cosa aspettarti». In realtà Renia non glielo aveva mai detto direttamente. Di solito lo borbottava tra sé e sé.

«Lola Bensky» di Lily Brett è pubblicato da edizioni e/o (pagg. 272, euro 17)

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/due-chiacchiere-jimi-hendrix-parlando-musica-e-lager-nazisti-1179445.html


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