103/2015: Marie Jalowicz Simon, Clandestina, Einaudi 2015, pag 331

La storia della 19enne Marie Jalowicz Simon sopravvissuta alla Berlino nazista.

La copertina del libro Clandestina.

Si è staccata la stella gialla, è riuscita a lasciare il lavoro forzato alla Siemens convincendo il capo a licenziarla per motivi di salute e, infine, si è fatta eliminare dallo schedario dell’ufficio di collocamento comunicando alle autorità di essere già stata deportata. È la storia deel’ebrea tedesca Marie Jalowicz Simon che, rimasta orfana nella Berlino del 1941, decise a 19 anni di voler sopravvivere a tutti i costi dopo la morte del padre avvocato. Non ha voluto arrendersi all’arrivo della Gestapo e ci è riuscita. La sua storia è raccontata nel libro Clandestina (333 pagine, 20 euro), pubblicato da Einaudi per il Giorno della Memoria. Una storia di coraggio che è arrivata in libreria grazie al figlio Hermann Simon, che ha convinto la madre a lasciare i suoi ricordi, narrati tutti d’un fiato, in 77 cassette l’ultima delle quali registrata pochi mesi prima della morta avvenuta il 16 settembre 1998. E della giornalista Irene Stratenwerth che ha lavorato sulle oltre 900 pagine venute fuori dalla trascrizione.

UN INFERNO TENUTO SEGRETO PER DECENNI
E così sulle pagine scorrono i ricordi di Marie. Il suo guardare avanti per resistere, la canzone che cantava per darsi speranza in un momento di pericolo, e le poesie che recitava fra sé e sé per distrarsi dal dolore. Un inferno quello della clandestinità che la donna non ha voluto raccontare fino al 1997.

DIVENTÒ PROFESSORESSA A BERLINO
Finito l’incubo, Marie è diventata professore ordinario di storia della civiltà e letteratura del mondo antico, ed è rimasta per sua scelta a Berlino dove ha spostato un suo compagno di scuola, emigrato in Palestina, Heinrich Simon. Con la convinzione che fosse stato il caso a consentirle di sopravvivere, come ha spiegato nella postfazione il figlio. «Quello che sto vivendo non ha la benchè minima influenza su di me, sulla mia anima, sulla mia persona. Devo soltanto sopravvivere a tutto ciò», racconta nel libro la Simon ammettendo: «Questi pensieri mi diedero un pò di conforto». E nel parlare delle sue memorie, ricorda il figlio che ha condotto molte ricerche su nomi, indirizzi e biografie, la madre una volta gli disse: «Non ho voluto utilizzare nessun’altra fonte che non fosse il mio ricordo personale».

TRE ANNI DI VAGABONDAGGI E INCONTRI
Dal giugno del ’42, quando sfuggì all’arresto della Gestapo, alla fine del 1945, Marie Simon ha vissuto quasi tre anni di vagabondaggi, nascondigli, fughe, fame, freddo, povertà. Ha cercato di sposare un giovane bulgaro per raggiungere la Palestina e prima della fine della guerra ha convissuto con un operaio bulgaro in casa di un’anziana signora. Le servivano documenti falsi e persone disposte ad aiutarla che ha trovato. Anche tra nazisti incalliti che non sapevano che fosse ebrea. La paura c’era ma anche il sangue freddo e a volte la capacità di prendere le distanze, anche dalla comunità ebraica, almeno psicologicamente. Il racconto è pieno di incontri, di cui a volte è difficile tenere le fila, di personaggi incredibili, artisti del circo, medici, comunisti, persone senza le quali Marie non si sarebbe salvata la vita e che ricorda con riconoscenza.

http://letteradonna.it/163752/libro-clandestina-einaudi-ebrei-olocausto/


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