98/2014: Yehoshua Sobol, Ghetto Ultima rappresentazione a Vilna, Abramo 2004, pag 121

Yehoshua Sobol, Ghetto Ultima rappresentazione a VilnaVilna ti accoglie con l’aria di chi non ha ancora finito le pulizie di primavera — ma ha gia’ fatto il grosso del lavoro. I campanili barocchi conficcati come viti nell’aria tersa, le facciate spesso imbiancate di fresco, gli ampi viali e le piazze solenni pieni di gente e di negozi eleganti. Spesso, un po’ fuori vista, scopri ancora angoli in cui l’opera dei restauratori non e’ finita: un vicolo sporco con un palazzo annerito, un’antica cappella con il portone sprangato e le vetrate rotte, il muro scrostato di un giardino dietro a cui si indovinano aiuole e vialetti cancellati dalle erbacce e dai rovi; ma anche il ponteggio dell’imbianchino che ritocca le cornici rococo delle finestre, i sacchi di cemento ed i mattoni dentro a un portone, testimoni della nuova vita che sta per prendere un edificio ora vuoto.
C’e’ una folla indaffarata e vitale a Vilna, una folla che bada ai fatti suoi e solo ogni tanto alza lo sguardo a compiacersi delle recuperate bellezze della citta’.
Quasi nulla, a Vilna, ricorda un’altra citta’, quella degli uomini barbuti con le palandrane nere e i cappelli duri, quella delle cento sinagoghe, quella dei giornali scritti in yddish e della piu’ grande biblioteca ebraica d’Europa: una lapide in una stradina piena di ristoranti e di negozi di souvenir, che disegna, ignorata, i confini della seconda Gerusalemme, cancellata settant’anni prima — un busto barbuto e massiccio in una piazzetta nascosta, vicino a una casetta anonima che un’iscrizione in caratteri ebraici sommessamente ricorda essere stata la casa del Gaon. Di quelle decine di migliaia di .vite incenerite quasi piu’ nessun segno e’ rimasto.
La citta’ dei vivi ha gran cura di nascondere — di cancellare la citta’ dei morti. Vilna non ama ricordarli, tutti quei morti — non ci si riconosce, non li conta tra i suoi. E non si accorge che, in questa smemoratezza, le strade linde con gli intonaci ripresi di fresco, le belle chiese dalle guglie dorate e lo stormo delle campane alla sera, le piazze colme di madri e di bambini che giocano appaiono d’improvviso al viaggiatore come un inganno, come una quinta vuota — dietro alla quale si intuisce ma non si scorge la vera Vilna, la citta’ dei morti.

http://www.montag.it/theratrace/archives/category/ebraismo-israele-e-dintorni/


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