121/2015: Arne Dahl, La linea del male, Marsilio 2006, pag 350

Farfalle NPNessuno può sentire le sue grida. Chiuso in uno sgabuzzino dell’aeroporto di New York, Lars-Erik Hassel, cittadino di nazionalità svedese, subisce impotente lo strazio infertogli dal suo aguzzino. Un dolore muto pervade tutto il suo corpo. Che brutto modo di morire, è il suo ultimo pensiero.
Scoperto il cadavere, per l’FBI non ci sono dubbi sull’identità dell’assassino, lo strumento di morte rimanda inequivocabilmente a una vecchia conoscenza: dopo anni di silenzio, il Killer del Kentucky è tornato a colpire. Ma per quale ragione uno dei serial killer più brutali e sfuggenti della storia criminale degli Stati Uniti ha deciso di imbarcarsi su un volo diretto a Stoccolma? Ricevuto l’allarme, il gruppo A tenta in ogni modo di impedirne l’ingresso in territorio svedese. Invano. Il killer sbarca all’aeroporto in Arlanda, e presto comincia a uccidere.
In questo primo episodio della serie rivelazione dedicata alla speciale unità di polizia per crimini violenti di natura internazionale, tra le piogge incessanti della fine dell’estate svedese e il caldo torrido dei bassifondi di New York, gli ispettori Paul Hjelm e Kerstin Holm guidano i colleghi nell’appassionante caccia all’identità dell’assassino, scontrandosi con una realtà sconvolgente. Una realtà in cui nulla è come appare, dove vige la logica della violenza autorizzata, la logica del “sangue cattivo”, che si tramanda quasi fosse un gene ereditario. E dove i fatti si dimostrano infinitamente più complessi del previsto (dalla seconda di copertina).
La narrativa thriller/horror ha visto per anni il monopolio di scrittori anglosassoni, americani in primis, ma ultimamente grazie a editori come la Marsilio abbiamo finalmente la possibilità di scoprire talenti europei comeArne Dahl, pseudonimo dello svedese Jan Arnald, che con “La linea del male” è riuscito a portare una ventata di aria fresca nell’iper-sfruttato genere dei serial killer.
Questo romanzo, scandito da una narrazione piacevole e coinvolgente, riesce a catturare il lettore fin dalle prime pagine. Tutta la vicenda, a parte una breve parentesi americana, si svolge in un’inedita Stoccolma, lugubre, piovosa, corrotta e malsana: luogo perfetto per gli efferati delitti di K, alias il Killer Kentucky. Le soprese e i colpi di scena sono assicurati.
Un buon libro da leggere non solo per la sua qualità narrativa ma anche per imparare che gli scrittori bravi non sono solo americani. Voto: 8

Incipit
Dolore muto, pensò. Adesso so che cos’è.
Un insegnamento per il futuro, riflettè, e l’umorismo macabro gli strappò una risata totalmente priva di suono. Un insegnamento per la morte, rettificò, e invece della risata, ancora un grido silenzioso e senza confini.
Quando fu assalito da un nuovo attacco di dolore, seppe con una sorta di chiarezza cristallina che aveva fatto la sua ultima risata.
La sofferenza aveva smesso di crescere. Con quello che ancora riusciva a distinguere come un misto di soddisfazione e di terrore, percepì che l’intensità aveva raggiunto il suo apice, e capì anche quale genere di processo si era ora innescato.
La discesa.
La curva del dolore non saliva più, si appianava, e laggiù in fondo si intravedeva la ripida pendenza che con l’inevitabilità di uno scivolo finiva nel nulla. Oppure – e cercò di lottare contro quel pensiero – fra le braccia di Dio.

http://www.scheletri.com/libri/libri0165.htm


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