Gli editori più innovativi? Quelli rimasti al torchio

Sono gli ultimi eredi di Gutenberg, ma conoscono meglio dei loro colleghi le leggi del mercato. Per questo vogliono fare squadra. E conquistare persino i nativi digitali

I libriccini i poesia delle edizioni El mendrugo de pan, fondate nel 1995 a Nesso, sul lago di Como, sono pensati, realizzati, illustrati e stampati in edizioni limitatissime dall’artista-editore Duilio Lopez. Le opere della veronese Chimerea Officina sono stampate, con una lentezza della progettazione proporzionale alla qualità del prodotto, con un solo torchio, un Amos dell’Orto del 1855. Poi c’è l’editore cappazeta di Udine, che ha stampato una terzina dell’Inferno dantesco su tagli di stoffa rilegati in volume. Ci sono le plaquette della tipografia filopoetica neldubbiostampo di Treviso. Ci sono microlibri con le pagine più leggere di una velina, stampati in cianotipia su carta fiselina dalle MagnificheEditrici di Bologna. Ci sono i libri di un solo foglio e di una sola poesia dell’editore Il buon tempo. Ci sono gli «eco-libelli» della Troglodita Tribe che non stampa ma fa libri con scarti di carta di ogni genere, dai cartoni del supermercato ai volantini… Ci sono diversi libri, oltre i libri che leggiamo tutti i giorni.

In tempi in cui il mondo del libro vola incontro a trasformazioni digitali che lasciano dietro di sé milioni di copie invendute di testi molte volte inutili e molte volte semplicemente brutti, c’è chi grida: Slow print. Stampare meno, stampare meglio. Torchi tipografici, carta cotone, rilegatura a mano, tirature limitate, persino copie uniche. Libri sceltissimi, per testi e cura editoriale. Vengono stampati oggi, ma usando tecniche e spirito di ieri. Occorre agire da conservatori per essere veri rivoluzionari. E in un momento di fusioni, di grandi gruppi, di mega bookstore, di monopolio dei canali distributivi e di dittatura del bestseller, mentre l’ebook prova a cambiare le nostre abitudini di lettura (senza ancora riuscirci del tutto, con una quota di mercato in Italia sotto il 5%), la vera avanguardia del libro, che cerca l’innovazione nella tradizione, rischia di essere l’editoria di qualità, la nicchia economica e culturale che punta tutto sul libro di valore e di pregio. Tra massificazione del gusto, selfpublishing e digitalizzazione dei testi, i microeditori di pregio rappresentano la virtuosa solitudine di chi sceglie di non essere connesso. «Ogni anacronismo è uno spazio di libertà», diceva Giorgio Caproni.

No, non sono connessi all’attuale produzione editoriale, però vogliono fare rete. Una rete tra editori, collezionisti, artisti, centri di formazione. E così, chiamati da Anna Buoninsegni delle edizioni unaluna, si sono trovati a Gubbio, ieri e oggi, per il primo Forum dei «Bibliofili affamati», dal titolo della guida agli editori di qualità pubblicata lo scorso anno per Pendragon dalla bibliografa Maria Gioia Tavoni e la libraia Barbara Sghiavetta, consulenti dell’iniziativa. Che, dedicata ad Aldo Manuzio nel quinto centenario della morte, è una delle poche, a livello nazionale, a essersi ricordata del nostro più grande maestro del libro a stampa. Un po’ festival dei bibliofili, un po’ salone dell’editoria ultraindipendente, il Forum ha riunito alla Biblioteca Sperelliana del borgo medievale umbro i più grandi fra i piccolissimi editori. I quali, al di fuori dei circuiti distributivi e al di là dei ritorno economico, stampano libri «fuori mercato» per qualità, cura, passione, creatività e – pur usando una tecnica che ha mezzo millennio di storia – innovazione. Caratteri mobili e carattere nobile.

Ieri qui a Gubbio hanno fatto tre cose. Prima, parlando dei problemi del settore, si sono detti convinti della necessità di creare una piattaforma, una «rete» appunto, per condividere informazioni ma anche scambiare materiali, hanno ripetuto quanto sia importante la formazione in centri specializzati e scuole d’arte per consegnare ai nativi digitali il capitale culturale di un’arte in cui l’Italia ha un’eccellenza, e hanno raccontato i loro progetti futuri. Poi hanno lanciato il Manifesto dei bibliofili affamati, che sarà consegnato oggi al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: in cinque punti fissa, ad uso dei discendenti di Gutenberg, le regole per «tirature di bellezza perfetta»; ribadisce la costante ricerca di soluzioni inedite per creare «libri belli dentro e fuori»; esalta la conservazione del bello e del lavoro manuale; aspira a donare alle nuove generazioni elettroniche l’orgoglio del carattere impresso sulla fibra di cotone; e soprattutto chiede che la tipografia entri nelle scuole e il libro manuale torni a essere protagonista di mostre e manifestazioni.

Infine, sottoscritto l’appello, i Signori del Libro – tra i quali Enrico Tallone, André Beuchat dell’Atelier Alma Charta, Alessandro Corubolo di Chimerea Officina, Giovanni Turria dell’Officina Arte Contemporanea… – hanno inaugurato la mostra con le opere più belle uscite dalle loro case editrici e di tanti altri loro colleghi che a Gubbio sono arrivati non di persona ma in effigie dei loro libri-capolavoro. E al piano nobile della Sperelliana abbiamo visto aprirsi il paradiso della stampa. Rimarrà aperta un mese. C’è tutto il tempo per entrarci.

Luigi Mascheroni nostro inviato a Gubbio (Perugia)

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/editori-pi-innovativi-rimasti-torchio-1183756.html


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