125/2015: Israel J. Singer, A Oriente del giardino dell’Eden, Bollati Boringhieri 2015, pag 473

Israel J. Singer, A Oriente del giardino dell'Eden“È mattina presto, e le ombre degli alberi si allungano oltre le radici, eppure la monotona pianura polacca già boccheggia sotto un sole cocente. Gli alberi tozzi e storti ai bordi della strada sembrano trasformati in pietre. Non un fremito di ramoscelli. Non si ode un solo canto di uccelli”.

In questo paesaggio surreale e inquietante “un ebreo scalzo e con la barba nera” percorreva la campagna con una sacca gettata su una spalla piena di grembiuli da donna, frustini, perline di vetro, sapone, ditali di stagno e pelli di lepre. Il mite venditore ambulante Mattes Ritter dalla “faccia bruna e ossuta” e dagli occhi molto scuri indossava abiti consunti e sciupati ma conservava nei modi e nell’aspetto una sua dignità, che si mostrava quando, dal lunedì al venerdì, barattava la sua merce con cibo e qualche spicciolo ricevendo spesso parole non molto gentili. Per l’ambulante era molto importante trovare il tempo per rivolgersi al suo Dio “che porta il pane sulla terra” e pregare. Le preghiere rituali avvenivano sempre prima di mangiare, anche se “il suo stomaco si contorce dalla fame”.

Era venerdì e Mattes voleva tornare nel suo villaggio di Pyask per celebrare la festività dello Shabbat con la sua famiglia. A casa era atteso dalla moglie Sarah, una donna alta, trasandata e sfiorita dalle molte gravidanze: “nascevano solo figlie femmine”, la cui loro unica dote era la bellezza. Infatti, le bambine possedevano gli stessi occhi neri e ardenti del padre e la pelle scura. Mattes, di fronte alla nascita dell’ennesima figlia, cercava di rassicurare la sua sposa ricordandole che sempre Lui la mandava. Per i rispettabili capifamiglia del villaggio l’uomo sommava due “sfortune proverbiali”: niente soldi e solo figlie femmine.
Finalmente Sarah aveva partorito il tanto atteso figlio maschio, anche se il neonato somigliava a “uno gnomo dormiente”. Il bambino era stato chiamato Nachman, da “nachem” consolare, e l’augurio che si era fatto Mattes era stato che il maschietto potesse essere il conforto della loro vita. In lui l’ambulante aveva riposto tutte le speranze di riscattare la sua vita fatta di miseria e fatica.

“Nachman doveva essere uno studioso”.

Ma quasi niente sarebbe andato come Mattes aveva desiderato. Sarah era morta in seguito all’ultimo parto lasciando la cura della sua famiglia all’abile e intelligente primogenita Sheindel. Mattes, seppur riluttante, convinto dal sensale di matrimoni, si era risposato con Eva “una donna bassa e robusta” dal grande petto e dai fianchi grossi. Lo sposo si era subito accorto che la donna non somigliava a Sarah né nell’aspetto né tanto meno nel carattere.

Le speranze tanto vagheggiate da Mattel sembravano andare tutte deluse: Nachman non sarebbe diventato un dotto e stimato rabbino, la sua vita avrebbe preso la strada della politica. Destino avverso anche per Sheindel e sua sorella Reisel. Lo stesso Mattel, soldato nella I Guerra Mondiale, non vedrà esaudito il suo ultimo desiderio. I componenti di questa famiglia sembrano essere vittime di un fato ostile, legati da una sfortuna che li tocca tutti quanti.

L’autore polacco Israel Joshua Singer (1893-1944), fratello maggiore di Isaac Bashevis (“mio fratello era un narratore nato” disse di suo fratello Israel il Premio Nobel per la Letteratura 1978), pubblicò East of Eaden nel 1938 negli Stati Uniti, dove si era trasferito a vivere nel 1933.
Nel romanzo, pubblicato per la prima volta in Italia nella Collana Varianti della casa editrice torinese, tradotto da Marina Morpurgo, l’autore, già giornalista, la cui morte gli impedì di conoscere e di raccontare la Shoah, traccia una storia di ampio respiro narrando le vicende di una comunità ebrea polacca dello scorso secolo.
È una lieve e sagace ironia la chiave di lettura di tutta l’opera letteraria di Singer (citiamo I fratelli Ashkenazi – 2011 e La famiglia Karnowski – 2013) che amava scrivere in yiddish. Il lettore ha così modo di entrare nel magico e affascinante mondo ebraico, ben rappresentato dalla figura di Mattes, il venditore ambulante il cui ultimo desiderio è gelosamente custodito in un pezzetto di carta. È quindi l’illusione, il tema dominante del testo, il cui significato è da ricercarsi nel titolo.

“Così Egli scacciò l’uomo; e pose a oriente del giardino di Eden cherubini che roteavano d’ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via all’albero della vita”. Genesi, 3, 24.

http://www.sololibri.net/A-oriente-del-giardino-dell-Eden.html


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