Il libro maledetto di Italo Calvino, Santiago e il maestro perduto

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Italo Giovanni Calvino Mameli, noto come Italo Calvino, ma amato più come “Santiago” – il nome di battaglia scelto quando era partigiano – oggi avrebbe compiuto 90 anni. Nato il 15 ottobre del 1923 a Santiago de Las Vegas de la Habana sull’isola di Cuba, morì il 19 settembre del 1985 all’ospedale del Santa Maria della Scala a Siena. Un edificio medievale che se ne sta in faccia al Duomo e che oggi è un Museo e luogo di presenze culturali. Un posto che sarebbe piaciuto a Calvino.
Grande narratore non ha bisogno di alcuna presentazione essendo ancora oggi lettera viva, tra i nostri scaffali. In questo giorno, dicevamo, si ricordano i 90 anni dalla nascita, e noi non intendiamo seguire il corso e presentare la biografia o le opere più importanti (su tutte “Il sentiero dei nidi di ragno” del 1947, “Il  Visconte dimezzato” del 1952, “Il barone rampante” del 1957 o “Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città” del 1963, et cetera).
Opere che con altre come “La giornata d’uno scrutatore” del 1963 o le fiabe sono storia della letteratura italiana.
Ma Italo Giovanni Calvino Mameli per l’Italia era altro. Molto altro. Per questo vorremmo riprendere il discorso e parlarvi del libro maledetto di Calvino. Si intitolava i “I giovani del Po” venne pubblicato in cinque puntate, sulla rivista «Officina» di Pasolini, dal gennaio 1957 all’aprile 1958; il libro fu scritto da Calvino all’inizio degli anni Cinquanta e mai era stato pubblicato. L’autore lo considerava un libro «fallito da tutti i punti di vista», che aveva acconsentito a pubblicare solo perché potesse almeno «servire come oggetto di studio su tavolo anatomico». Nella nota introduttiva che uscì insieme alla prima puntata del romanzo, l’autore spiegava la nascita del testo e del perché avesse sentito l’esigenza di immergere mani e piedi in questa storia: «ci riuscirò, una volta o l’altra» a scriverlo questo romanzo sulla «città con operai»; ma siccome ci vorranno ancora diversi anni, perché «è un tema che non faccio che prenderci delle testate da dieci anni», intanto riesco a presentare solo questo «romanzetto», testimonianza dell’incessante ricerca. In ogni caso esperimento riuscito o meno Calvino nel 1957 parla di operai e di città stimolando altri ad entrare sull’argomento.
Ecco chi era l’uomo  che poco più che ventenne all’indomani dell’uccisione da parte dei fascisti del giovane medico e comandante partigiano Felice Cascione, avvenuta nel gennaio del 1944, decide di aderire alla seconda divisione d’assalto “Garibaldi” intitolata proprio a Cascione. Combatte e continua a porsi domande e cercare risposte. Indaga il presente per costruire il domani.
Ecco perché ci manca Santiago, perché ci manca un maestro.

andrea giannasi

https://prospektiva.wordpress.com/2013/10/15/il-libro-maledetto-di-italo-calvino-santiago-e-il-maestro-perduto/


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