Conteneva il soffio vitale, era la casa dell’anima. Gli antichi lo intuivano, vi credevano e già dal neolitico i teschi cominciarono ad essere venerati come reliquie. Ben prima di Amleto, che con il teschio in mano è fra le più potenti rappresentazioni del confine vita- morte i connotati del teschio si pregnano di significazioni densamente simboliche, destando al contempo paura e compassione, rievocando invariabilmente l’aldilà e la memoria dei defunti. Inevitabile che dal passo della Genesi del “quia pulvis es et in pulverem reverteris” al “memento mori” del motto trappista, l’immagine di teschi accompagni da sempre l’immaginario degli artisti.

“All is vanity “ traduceva in pittura C.Allan Gilbert, conferendo ad una donna che si specchia alla toilette l’invariabile forma di un teschio.

E dai surrealisti alla cultura popolare e quindi al largo consumo, l’immagine del teschio trova oggi un’interpretazione dalle connotazioni fortemente edonistiche, pur non perdendo mai il monito che essa invariabilmente contiene al “tempo che passa”.
SKULLTURE, il teschio nella cultura contemporanea di Paz Diman e Luca Bendandi, edito da 24 ORE Cultura raccoglie in maniera sapiente dal campo dell’arte, alla moda, al design, e alla grafica e illustrazione numerosi esempi dell’interpretazione di questo archetipo che ha ispirato fra gli altri artisti quali Damien Hirst, Andy Warhol o Takashi Murakami. E ancora, musicisti rock, punk e dark che ne esaltavano la componente insita nel sentimento di sfida e ribellione che il teschio provoca, o a stilisti come Alexander McQueen, fino all’oggi fatto di bottiglie di vodka, gioielli e oggetti d’uso quotidiano rielaborati dai designer nella forma più o meno consueta e con i materiali più disparati.

Dai templari ai The Misfiths il teschio è oggi sempre più presente nella cultura di massa come nell’arte decorativa, attraversando tutte le latitudini e le età, se anche solo si pensa alla presenza massiccia della sua immagine financo nei cartoni animati per bambini. “Dal gotico al kitsch c’è spazio per qualsiasi genere di prodotto che riproduca teschi, li reinterpreti e si rivolga a diversi tipi di consumatori. perdendo ogni aura di misticismo e significato simbolico, i teschi sono diventati un elemento del consumo di massa” sottolineano gli autori. Potenza infinitamente pervasiva di un’immagine densamente simbolica, dunque, fino al punto zero del suo significato. Perché i teschi rimandano alla morte e sono forse gli ultimi e più vicini simboli in una società consumistica ed edonistica che la morte, suo malgrado, cerca di rifuggire in ogni modo, attraverso una sfida che è persa in partenza, perché il trionfo del “Respice post te. Hominem te memento”, questo sì non conosce disfatta.

SKULLTURE
Il teschio nella cultura contemporanea, di Paz Diman e Luca Bendandi, 224 pagine e 250 illustrazioni, Cartonato, 24 ORE Cultura, euro 30,00