139/2015: Roberta Lepri, Io ero l’Africa, Avagliano 2013, pag 173

Io ero l’Africa” di Roberta LepriUna gran bella sorpresa questo “Io ero l’Africa” di Roberta Lepri, scrittrice umbra di nascita ma toscana d’adozione, pubblicato nel novembre 2013 da Avagliano Editore. Un libro che è quasi un capolavoro, sicuramente un’opera davvero intensa, autentica, viscerale e allo stesso tempo ben costruita, sudata e lavorata in ogni minimo dettaglio con evidente amore artigiano. Un libro che ha solo un difetto: la casa editrice ha deciso di spacciarlo per un libro di avventure, piazzando in copertina una foto da National Geographic e puntando tutto su cose tipo l’esotismo del continente africano, la promessa di grandi emozioni, scenari suggestivi, paesaggi mozzafiato eccetera eccetera. Una scelta un po’ troppo “vintage” e – direi – decisamente superata (a livello di marketing) e che poi non rende affatto giustizia a un romanzo che invece è molto più sfaccettato e profondo di un semplice libro di avventure. La Lepri infatti è una scrittrice sapiente e appassionata – di grande qualità e attualità, a suo modo postmoderna – e questo libro riesce a raccontare allo stesso tempo una sofferta e coinvolgente storia umana e familiare e insieme tratteggia un contesto storico obliato (per chissà quali motivi) dalla narrazione italiana condivisa, ovvero: il colonialismo italiano in Africa, soprattutto quello del dopoguerra in Somalia. “Io ero l’Africa” racconta una storia italiana e una storia umana. Una storia di emigrazione e sopraffazione, di scardinamento e disvelamento. Teo e Angela che dalle campagne umbre se ne vanno in Africa, in Somalia, a gestire una piantagione di banane nei pressi di Mogadiscio. Sono gli anni ’50 e l’agricoltura delle campagne umbre non rende più niente, la fame e la miseria peggiorano sempre di più nonostante in Italia – dicono in televisione – c’è il cosiddetto Boom Economico. Teo è figlio di un mezzadro di modestissime condizioni economiche. Ha sposato Angela, che è più ricca di lui, più alta di lui, giunonica, imponente e biondissima tanto che Teo la chiama “la Normanna”. Angela però è pure chiamata “la Santa” perchè è devota, sottomessa e timorata di Dio, educazione cattolica e addirittura un fratello vescovo. Per loro – per Teo e Angela – l’Africa è occasione di cambiamento e, forse, di disvelamento. Bruciare convenzioni e sovrastrutture sociali. Teo – socialista che in Italia parlava sempre di giustizia ed eguaglianza – diventa padrone feroce e autoritario che picchia i neri. Angela – la Santa – viene investita dalla vastità degli orizzonti della terra d’Africa, viene stravolta a livello intimo da quella natura selvaggia, colori forti, odori forti, Angela che prova attrazione per la pelle dei neri, che si chiede come dev’essere toccare la pelle dei neri, che viene sconvolta dall’erotismo suscitato da Said, guerriero Masai al servizio di Teo, silenzioso, orgoglioso, superiore, quasi astratto. Angela che non prova più vergogna per i suoi istinti – che freme per quelle notti africane che odorano “di foglie umide e di sterco” – tutta presa da una blasfema e inaudita “gratitudine pagana” verso quel cosmo. Questo e tanto in altro in questo libro ricchissimo e – ripetiamolo – intenso, che regala inoltre innumerevoli aneddoti narrati benissimo e anche una pletora di personaggi “minori” che stupiscono per quanto sono veri e autentici, tratteggiati in modo brillante e potente da una scrittrice che supera per qualità della narrazione, acume e intelligenza molti acclamati Grandi Autori Italiani. Questo è “Io ero l’Africa” di Roberta Lepri: un gioiellino narrativo, un qualcosa di vivo e pulsante, una miniera di sorprese, una piacevolissima sorpresa.

Recensione di Nino Fricano

http://www.satisfiction.me/io-ero-lafrica/


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