Ancora 30 nazisti in vita. I boia di Auschwitz coperti dalla Germania Est

Lo “Spiegel”: arruolati dalla Stasi in cambio di immunità

 I tetri binari che conducevano i treni dei deportati al campo di concentramento di Auschwitz
26/08/2014
TONIA MASTROBUONI
INVIATA A BERLINO per LA STAMPA
Ex nazisti ricattati e reclutati dai comunisti come agenti segreti: non è fantascienza, è successo per decenni. E poteva accadere solo a Berlino, crocevia mondiale di spie durante la Guerra fredda, ma anche capitale di uno dei regimi più cinici del Patto di Varsavia, quello della Germania Est.  

Lo racconta questa settimana lo «Spiegel», citando il caso di alcuni ex pezzi grossi delle SS cui sarebbero stati risparmiati processi e condanne in cambio dei loro servizi da agenti segreti. E il fatto più incredibile è che molti sono ancora vivi, ma i tribunali tedeschi non riescono a condannarli.

Josef Settnik, ex SS e dal 1942 di servizio nel campo di sterminio più atroce, Auschwitz, dopo la guerra si presentò al primo colloquio con la Stasi dopo aver detto addio a sua moglie, immaginando una condanna a morte o comunque un «fine pena mai». Invece riemerse dopo il confronto in lacrime ma sollevato: gli agenti dei servizi segreti comunisti tedeschi gli avevano proposto un accordo.

Avrebbero dimenticato i crimini di cui si era macchiato se fosse stato disponibile a spiare i membri della sua parrocchia cattolica.

Nel caso di Johannes A., anche lui ex SS e attivo ad Auschwitz, la Stasi non solo gli abbonò i crimini, ma gli consentì anche di fare una brillante carriera da insegnante di liceo.

August Bielisch finì invece nelle grinfie dei servizi comunisti molto più tardi, nel 1971: dichiarò di aver fatto solo il guardiano e di non aver visto nulla. Ma poi capì di dover cooperare. Scrisse che gli era chiaro «che per aver taciuto sulla mia appartenenza alle SS e la mia attività di guardiano nel campo di sterminio di Auschwitz posso essere messo sotto processo. Attraverso la mia disponibilità a collaborare in modo sincero e aperto con il ministero per la Sicurezza (la Stasi, ndr), voglio farmi perdonare i miei errori».

Naturalmente, se questi casi fossero emersi negli anni del regime di Ulbricht o di Honecker, che mantenevano in piedi il più invasivo apparato di spionaggio contro i loro stessi cittadini con la scusa di dover sradicare ogni sovversivismo e definivano il muro di Berlino «cortina antifascista», lo scandalo sarebbe stato immenso. E qualche processo esemplare contro ex pezzi grossi di Hitler, effettivamente, ci fu: nel 1964 Hans Anhalt, braccio destro dell’«angelo della morte», del medico di Auschwitz Joseph Mengele, fu condannato all’ergastolo. E nel 1966 il comandante delle Ss Horst Fischer fu addirittura giustiziato, dopo che un processo aveva fornito le prove di decine di esecuzioni ordinate direttamente da lui. Erano processi-spettacolo che dovevano mostrare la volontà ferrea della Ddr di estirpare il nazismo dal Paese, mentre sottobanco a decine di criminali di Hitler venivano proposti accordi e assoluzioni.

«Nel caso di Auschwitz – ha spiegato a “Spiegel” la storica di Jena Annette Weinke – si vede come operava la Stasi: alcuni venivano condannati, altri reclutati come spie, ad altri non accadde proprio nulla». E molti sparirono talmente bene che sono sopravvissuti ad oggi senza che nessuno sia andato mai a cercarli.

Solo un tribunale di Ludwigsburg, quello responsabile per «le indagini sui crimini nazisti» ha cercato di avviare un processo contro 30 ex criminali nazisti – 24 uomini e 6 donne – in servizio nel campo di sterminio polacco. Molti di loro erano in servizio quando nel 1944 arrivò il convoglio che trasportava Anna Frank.

Dopo le indagini preliminari, all’inizio di quest’anno sono arrivati gli ordini di arresto per gli ex SS, che hanno nel frattempo tra gli 88 e i 100 anni. Tuttavia, ora che la responsabilità dei processi è passata nelle mani dei tribunali competenti, i giudici stanno scoprendo uno dopo l’altro di avere enormi problemi a trascinare le ex camicie brune sul banco degli imputati. Alcuni sono morti, altri già condannati in Polonia, altri ancora non possono essere incriminati per cavilli.

In ogni caso, dopo molte ricerche lo «Spiegel» scrive che «è una verità accertata che dietro la facciata antifascista la Germania Est scese a patti con molti ex nazisti». Nel 1951 un documento del partito comunista, della Sed, contava 174.928 ex membri del partito nazionalsocialista o della Wehrmacht tra i propri iscritti. In tutto si stima che siamo stati 1,5 milioni gli ex affiliati della Nsdap nella Ddr. Ma anche i numeri che riguardano Auschwitz sono spaventosi: lo storico Andreas Eichmüller ha calcolato che di 6500 SS attivi nel campo, appena 29 sono stati processati, nelle due Germanie.

http://www.lastampa.it/2014/08/26/esteri/ancora-nazisti-in-vita-i-boia-di-auschwitz-coperti-dalla-germania-est-NGlrJaOrEq4iuYWIus6OaO/pagina.html


3 responses to “Ancora 30 nazisti in vita. I boia di Auschwitz coperti dalla Germania Est

  • Iwona

    There were no “Polish” extermination camps, only German camps and Polish victims. Countless Polish soldiers sacrificed their lives for the liberation of Italy. Show some respect by making a correction!

  • Yvonne Kowalczewski

    There were no “Polish extermination camps” (campo de sterminio polacco)! There were German camps in German occupied Poland! Polish soldiers died to liberate Italy, especially in place like Monte Cassino. Shame on you!

  • KrzykJ

    LaStampa ha fatto un grave errore. Campo di sterminio era tedesco e non polacco.

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