150/2015: Francesco Recami, Gli scheletri nell’armadio, Sellerio 2012, pag 219

Francesco Recami, Gli scheletri nell'armadio«Una spolverata di cinismo, un pizzico abbondante di perfidia, una macinata di comicità sfumata al nero. Francesco Recami, con Gli scheletri nell’armadio, elabora una delle sue impeccabili ricette a orologeria. La cucina è la solita: l’ormai famosa casa di ringhiera milanese, unica casa fornita d’anima di cui ho notizia» Santo Piazzese.

«Capiva che è meglio la morte di una scomparsa, che è un po’ il tema di questa storia che vi sto narrando».
Un giorno, ad Amedeo Consonni, tappezziere in pensione e collezionista per hobby di cronaca nera, si presenta del tutto inaspettato il Barzaghi, compagno di lavoro di quando addobbavano le carrozze della Wagon-Lits. Nel suo vecchio casolare, in un’intercapedine ha trovato tre scheletri; e vorrebbe aiuto, dall’antico collega con il suo pluridecennale archivio di crimini, per capirci qualcosa, prima di rivolgersi alla Polizia con il rischio che gli blocchino i lavori di restauro.
Sente il Consonni che è il prezzo della fama guadagnata per il ruolo (lui dice del tutto casuale) avuto nella risoluzione del precedente caso, cosiddetto della Sfinge di Lentate. Contro la sua volontà, dal suo arredatissimo appartamento nella casa di ringhiera, si trova costretto a cercare dei nomi per quelle ossa.
Così inizia la commedia degli errori che ha tutta l’apparenza di un giallo ed è in effetti il mistero impenetrabile delle vite quotidiane quando sono scrutate da un cortile condominiale. Spuntano piste di ogni genere, ingegneri inghiottiti in loschi affari, boy-scout svaniti come fumo dietro a storiacce d’amore: e lui le segue tutte, mentre cadono a destra e sinistra pezzi di esistenza quotidiana a formare storie parallele che assumono autonomia e propulsione propria. Ma è un’unica vicenda che nasce dal connubio tra l’intrigo degli scheletri e il mestiere di vivere che agita lo zoo umano degli inquilini. L’avvenente Erika, il cui marito Antonio è scomparso; la gelosia di Caterina, figlia di Consonni, per la professoressa Angela; il nipotino Enrico che ha perduto l’orsacchiotto Bubu; Claudio, l’alcolista, che tenta di rifarsi; l’illusione di gioventù del vecchio De Angelis che, come un flashback dei felici Sessanta, ha messo le mani su un’incredibile BMW Z3: è tutto un’unica peripezia che si svolge, comica e tragica, rumorosa e mesta, e racconta la protagonista vera del romanzo: la Casa di ringhiera.
Con questo secondo romanzo le storie della Casa di ringhiera prendono il corpo di una serie, si può dire di un genere, di misteri quotidiani. La linea creativa di Francesco Recami segue tipici connotati: un protagonista collettivo e impersonale, la casa di ringhiera appunto; la completa inconsapevolezza di ogni personaggio rispetto a quello che succede veramente, quasi fosse la vita ciò che accade mentre si sta seguendo una traccia gialla; degli intrecci che seguono un filo geometrico a raggiera, partendo dal centro unico del cortile del palazzotto ex popolare Novecento.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: