Ulisse, storia di un eroe infedele

Quando ti raccontano la storia di Ulisse, o di Odisseo per chiamarlo alla maniera greca, sei una bambina, e quando la maestra ti parla delle sue peregrinazioni da Troia a Itaca segui le sue vicende, convinta che si tratti della storia di un guerriero di grande ingegno che vuole solo tornare a casa, dalla sua legittima moglie e sul suo legittimo trono. E sei così presa dalla narrazione omerica da non capire bene cosa combina quando incontra altre donne come Circe, Calipso e Nausicaa. Con la maga Circe e la ninfa Calipso ha una vera e propria relazione, con Nausicaa si trattiene, perché è troppo giovane, troppo principessa e ha un padre che deve aiutarlo a tornare a casa. Sembra però che un pensierino debba averlo fatto anche su di lei.

Sarà anche stato per colpa degli dei che lo sballottavano da una parte all’altra del mar Mediterraneo e guidavano il suo destino ma lui non si è mai opposto. Del resto erano tutte belle. E tutto questo è avvenuto con la tacita approvazione di tutti coloro che hanno letto e amato la storia di Ulisse. Incluse le sue divine infedeltà, deresponsabilizzate, accettate, non giudicate e neppure sottolineate come tali. Da lui in poi, infatti, sarà così nei secoli dei secoli. Chissà forse è in quel momento dell’infanzia, ascoltando la storia di Ulisse, che le bambine, destinate a diventare donne come Penelope o come Calipso, o tutte e due le cose, imparano a perdonare o a non vedere i tradimenti che subiranno da uomini di certo più mediocri di Ulisse ma con il suo stesso imprinting! Perché il tradimento di Odisseo sembra senza colpa, senza peccato, senza responsabilità e senza conseguenze. Escluse le lacrime della povera e dolce Calipso a cui Omero del resto non da grande importanza.

In “Non commettere adulterio“, il saggio sul settimo comandamento (sesto nella tradizione cattolica che lo incluse nel più ampio “non commettere atti impuri”) la storica Eva Cantarella, analizza le vicende che nella storia occidentale, cristiana ed ebraica, hanno caratterizzato la sanzione religiosa e giuridica dell’adulterio solo ed esclusivamente femminile poiché la necessità di controllare la sessualità delle donne era fondamentale all’interno dei clan familiari per garantire certezza della prole e del patrimonio. Allora non c’era la pillola ma quella paura maschile è rimasta uguale come è rimasta intatta , a quanto pare, la loro licenza di tradire. Più o meno ufficialmente, senza gettare disonore nella famiglia. A tal proposito Eva Cantarella cita proprio la condotta esemplare, o poco esemplare, proprio dell’eroe omerico e del rapporto tra lui e la sua sposa:

“Penelope, poverina, pur avendo decine di pretendenti, resta fedele a un marito che manca da vent’anni, mentre lui, che pur afferma di aver nostalgia della moglie e di voler tornare da lei, quando gli capita l’occasione vive tranquillamente relazioni con Calipso, con Circe, figure tipizzate come diverse dalle donne per bene (una maga e una ninfa), e non prova rimorso”

Eppure leggendo l’Odissea non percepiamo i comportamenti di Ulisse come negativi, l’incantesimo mitologico-omerico ci induce ad accettare tutto ciò che accade come giusto e normale. Del resto la forza del mito è proprio questa e “Omero rendendo gloria alla nostalgia della casa e del trono, stabilisce – come nota Milan Kundera in L’ ignoranza– una precisa gerarchia morale dei sentimenti. Penelope sta in cima, molto al di sopra di Calipso”. Scrive sempre Kundera:

“Oh Calipso penso spesso a lei. Ha amato Ulisse. Hanno vissuto insieme sette anni. Non sappiamo per quanto tempo Ulisse avesse condiviso il letto di Penelope, ma non così a lungo. Eppure tutti esaltano il dolore di Penelope e irridono le lacrime di Calipso”

Tutto questo accadeva prima dell’invenzione dell’amore romantico e anche dell’amore coniugale, prima di quel lunghissimo e lentissimo percorso culturale di liberazione della donna che ha portato all’affermarsi del matrimonio come conseguenza di un amore, eppure il mondo è ancora pieno di tanti piccoli Ulisse, meno sicuri, meno forti e meno eroici forse, ma molto simili a lui. Anche se non hanno mai letto una sola riga dell’Odissea.

http://www.huffingtonpost.it/carla-falconi/ulisse-storia-di-un-eroe-infedele_b_8472632.html?utm_hp_ref=italia-culture


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