171/2015: Arnaldur Indriðason, Le notti di Reykjavìk, Guanda 2014, pag 300

arnaldurUn senzatetto viene trovato annegato alla periferia di Reykjavík. Un caso di poca importanza, che la polizia archivia come morte accidentale. Nelle stesse ore, una donna sparisce nel nulla dopo aver trascorso la serata in un locale del centro. Un anno dopo, Erlendur, poliziotto alle prime armi assegnato al turno di notte della stradale, passa lunghe ore a pattugliare le vie di una città deserta, ore spezzate di tanto in tanto da una rissa, un furto, un incidente d’auto, e non smette di pensare a quelle due persone scomparse. Convinto che i due casi siano stati frettolosamente liquidati dai colleghi, Erlendur non resiste alla tentazione di fare il detective: non solo si prende a cuore la vicenda del povero Hannibal, ma è ancor più attratto dall’inspiegabile sparizione della donna. L’inesperta matricola inizia così la sua prima indagine: raccoglie indizi, interroga i famigliari e le persone coinvolte… Due casi che riguardano due mondi lontanissimi tra loro: il triste sottobosco umano della capitale, denso di miseria e sopraffazione, e la borghesia islandese, con le sue ipocrisie e i suoi lati oscuri.
In una Reykjavík descritta in un’insolita versione notturna, Arnaldur Indriðason dipinge la figura di un Erlendur giovane e tormentato, ma già acuto indagatore dell’animo umano e dei suoi angoli più nascosti.
 I GIUDIZI
“Ho già letto almeno cinque libri con protagonista il suo commissario Erlendur.”
Andrea Camilleri
“Il miglior scrittore di gialli dei paesi nordici.”
The Times
 UN BRANO
“Erlendur sapeva che la polizia non si era impegnata granché nelle indagini; aveva altro di cui occuparsi. Per cui il caso era semplice: i più erano convinti che si fosse trattato di un incidente, che l’uomo fosse caduto in acqua e annegato. Nessuno sembrava curarsene. Forse, si diceva Erlendur, perché si trattava di una persona priva d’importanza. In fondo, nella torbiera non era accaduto nulla di particolare. Tutt’al più, ora in città c’era un barbone in meno. Forse era davvero tutto. O forse no. Poco prima di morire, l’uomo aveva raccontato che qualcuno aveva cercato di dare fuoco allo scantinato in cui abitava. Nessuno gli aveva creduto, nemmeno lui, e la cosa lo tormentava ancora. Non lo aveva ascoltato, indifferente come tutti gli altri.”
 I GIUDIZI
“Ho già letto almeno cinque libri con protagonista il suo commissario Erlendur.”
Andrea Camilleri
“Il miglior scrittore di gialli dei paesi nordici.”
The Times
 UN BRANO
“Erlendur sapeva che la polizia non si era impegnata granché nelle indagini; aveva altro di cui occuparsi. Per cui il caso era semplice: i più erano convinti che si fosse trattato di un incidente, che l’uomo fosse caduto in acqua e annegato. Nessuno sembrava curarsene. Forse, si diceva Erlendur, perché si trattava di una persona priva d’importanza. In fondo, nella torbiera non era accaduto nulla di particolare. Tutt’al più, ora in città c’era un barbone in meno. Forse era davvero tutto. O forse no. Poco prima di morire, l’uomo aveva raccontato che qualcuno aveva cercato di dare fuoco allo scantinato in cui abitava. Nessuno gli aveva creduto, nemmeno lui, e la cosa lo tormentava ancora. Non lo aveva ascoltato, indifferente come tutti gli altri.”
Arnaldur Indriðason
Nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggiore testata islandese, il Morgunbladid.
TITOLI IN CATALOGO DI QUESTO AUTORE

http://www.guanda.it/scheda.asp?editore=Guanda&idlibro=8008


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