Accade sempre più spesso che il romanzo si mescoli alla finzione per offrire una realtà rivisitata, del tutto simile a quella delle cronache ma trasfigurata dalla fantasia. E Massimo Carlotto, con il suo Per tutto l’oro del mondo appena arrivato in libreria per edizioni e/o, fa ancora una volta centro e racconta gli sconvolgenti retroscena di una delle tante rapine in villa, accadute nel Nordest del Paese, incubo ricorrente della zona. La storia affidata all’intuito dell’Alligatore, l’eccentrico protagonista di tante avventure molto amato dai lettori, è ancora una volta inventata, mentre è credibile il susseguirsi di crimini e rapine e, soprattutto, è reale la paura che serpeggia in quel territorio (e non solo), dove i pregiudizi inducono spesso a inseguire fantasmi inesistenti per ignorare, invece, le vere responsabilità di reti criminali ritenute inaccettabili.
Nel romanzo è il figlio di una delle vittime di una delle tante rapine in villa avvenuta due anni prima con tanto di duplice e brutale omicidio, a ingaggiare l’Alligatore e i suoi soci, Beniamino Rossini e Max la Memoria. Il ragazzino ha appena dodici anni e per scoprire la verità sulla tragedia li assume versando un anticipo di ben venti centesimi. Parte così, da un episodio quasi paradossale, il nuovo intricato caso dell’Alligatore e, da subito, la vicenda si prospetta tanto enigmatica e contraddittoria, da sembrare una trappola. Soldi, oro e vendette, bande di criminali e complicità insospettabili. Nelle nebbie del Nordest, terra di confine dove il riciclaggio e la corruzione imperano sotto gli occhi di chi non le vuole vedere pur di dirottare il suo odio verso chi nulla conta e dove una nuova spietata criminalità sbandiera il disprezzo per la vita umana, l’Alligatore e i suoi soci rischiano di rimanere impantanati. Ma, in questo pezzo di mondo dove sembrano contare solo violenza e soldi facili e dove la verità appare impossibile, il terzetto riuscirà, anche questa volta, a dipanare la matassa. E della fiction raccontata da Carlotto, rimangono al lettore suggestioni e cornici più credibili di una cronaca azzeccata.Le rapine in villa, tema d’attualità; quando un romanzo racconta la cronaca.
“Uno scrittore può scegliere se pescare la trama dalla propria fantasia o dalla realtà. La scelta non è casuale. Una parte importante degli autori italiani ha deciso di usare il romanzo per raccontare le trasformazioni criminali del nostro Paese. Non si tratta di inchieste travestite ma di veri e propri romanzi dove l’inchiesta condotta personalmente dallo scrittore, su una precisa storia criminale, si mescola alla finzione. Ai lettori piace poter cogliere tra le righe questo doppio binario narrativo. Capita infatti che siano proprio loro a chiedere agli autori di riferimento di occuparsi di determinati casi. Io ho già scritto tre romanzi a partire da segnalazioni di questo tipo. È un’anomalia tutta italiana. L’altra è rappresentata dalla presenza corposa di appartenenti alle forze dell’ordine e della magistratura tra gli autori di noir che si dedicano a questo genere letterario per raccontare la “loro” cronaca. D’altronde il crimine, quantomeno come notizia, ha invaso le nostre vite. Spaventa e affascina e la curiosità è diventata irresistibile per molti lettori. La cronaca, lo sappiamo, è satura di storie criminali e per lo scrittore il problema è di sviluppare un progetto editoriale sensato. Non solo una storia di “qualità”, con personaggi di spessore ma che abbia soprattutto la capacità di descrivere in modo realistico ambienti e luoghi”.

Carlotto, la paura può condizionare gli esseri umani. Quanto?
“La paura non condiziona solo le persone, ma anche interi territori. La cultura della paura domina l’intero Nordest. Da una parte si finge di ignorare la presenza economica e finanziaria delle mafie che riciclano e investono in attività pulite, dall’altra ci si arrocca nella difesa di una presunta comunità autoctona chiudendo le porte a chiunque viva condizioni di disagio. Migranti e rom sono i bersagli privilegiati. Sindaci che si fanno fotografare armati mentre giurano che mai nessuno “zingaro” si accamperà nel loro paesello e un razzismo diffuso che hanno portato ai famosi brindisi per i barconi affondati davanti a Lampedusa, sono i sintomi del radicamento dell’insicurezza dei cittadini. In parte gonfiata e usata politicamente, dall’altra assolutamente legittima. Il Nordest è terra di confine, le bande dell’Est attaccano e si ritirano indisturbate. I basisti delle rapine parlano dialetto veneto, ovviamente, ma poco importa. La paura spinge all’autodifesa e coloro che si difendono sparando su ladri e rapinatori diventano degli eroi. Il caso di Ermes Mattielli, morto d’infarto dopo essere stato condannato a cinque anni e quattro mesi per aver ferito due ladruncoli è emblematico. Manifestazioni in piazza per denunciare la magistratura assassina”.

Come si muove l’Alligatore in questa realtà?
“L’Alligatore e i suoi soci, Beniamino Rossini e Max la Memoria, hanno deciso da tempo di vivere ai margini della società. Odiano e combattono la nuova criminalità ma non amano nemmeno il mondo dei “regolari”. Usano le investigazioni per comprendere la realtà e per trovare il modo di “sistemare le cose”. Appartengono a un mondo criminale che non esiste più e confrontarsi con la modernità criminale significa accettare uno scontro di alto livello. Le verità da scoprire sono sempre più complesse e non riguardano quasi mai solo i responsabili di singoli reati ma intrecci di interessi politici, imprenditoriali e finanziari. L’Alligatore per fortuna sa come sguazzare nelle paludi del Nordest dove imperano la corruzione e il riciclaggio. Grazie anche a Max la Memoria che da trent’anni osserva, spia ambienti che dovrebbero essere immacolati e che invece, a volte, diventano funzionali e organici alle mafie. L’Alligatore e Max si cacciano nei guai ma per fortuna il vecchio Rossini provvede a salvarli. In questo romanzo la verità è inaccettabile e questi tre amici vanno alla deriva cercando di dare un senso a una storia criminale dove le vittime non sono tutte uguali”.