Scientology vista da dentro: raggiri, minacce e scissioni

La testimonianza: “Ho speso 100mila euro per corsi che promettono telepatia e telecinesi. Quando esci arrivano le minacce e non ci sono i rimborsi. Approfittano delle tragedie per fare proselitismo, anche con una protezione civile”. Dietro la nuova sede di Milano una spaccatura nel movimento

«Per trovare soluzioni, per trovare noi stessi, per trovare la verità». Tutto grazie alla fusione tra la «prevedibilità della scienza e la saggezza della religione». Questo è Scientology. Così perlomeno sul sito ufficiale. Ma quanta verità c’è dietro le belle parole e gli sfarzi della nuova, gigantesca sede di Milano? La domanda è lecita. Perché se tanti hanno aderito alla religione-filosofia del guru Ron Hubbard, altrettanti ne sono usciti, criticandone metodi e indottrinamento. Tanto che le associazioni impegnate sul fronte non usano mezzi termini: «Scientology è una setta, perché dietro c’è indottrinamento e, soprattutto, dietro c’è la mano abusante. Un abuso che è prima psicologico e poi economico».

Cerchiamo, allora, di andare nel cuore di Scientology. Per capirne dinamiche, strade, credo. Un dato è certo: sebbene poco se ne parli (a parte il clamore suscitato dall’apertura della nuova sede), il movimento fondato da Hubbard conta un cospicuo numero di adepti in Italia. Secondo gli ultimi dati (2007) forniti dal Cesnur, «Scientology valuta i “frequentatori” italiani delle Chiese e missioni in circacinquantamila persone, ridotti a circa ventimila se si considerano i soli partecipanti ad almeno i servizi ecclesiastici minori». Il numero, però, è variabile e difficile da calcolare dato che parliamo di un “credo” che spesso si basa sui cosiddetti «auditing» e su riunioni per cercare il proprio sé.

Scientology valuta i “frequentatori” italiani delle Chiese e missioni in circa 50mia persone, ridotti a circa 20mila se si considerano i soli partecipanti ad almeno i servizi ecclesiastici minori

Il “dio” Xenu e i super-poteri

Ad aiutarci a ricostruire la struttura ideologica di Scientology, ci aiuta Pier Paolo Caselli, ex adepto e fuoriuscito dopo 20 anni di quella che lui, a Linkiesta, definisce «un’esperienza da prigioniero di guerra». Eppure lo stesso Pier Paolo su un punto è chiaro: Scientology «non ha un vero e proprio credo. Non si considera una religione dogmatica, si considera una filosofia religiosa applicata. Un modo “originale” per mantenere un piede nella scienza e l’altro nella “religione”. In poche, parole seguendo il percorso di Scientology, ci si dovrebbe liberare di molte limitazioni, vincoli, che fanno sì che l’individuo non possa vivere al massimo delle sue potenzialità». Vincoli pesanti, derivanti dal fatto che secondo Hubbard «noi, come esseri spirituali, veniamo controllati e manipolati ancora prima di venire al mondo». Secondo la sua dottrina, infatti, prima di incarnarci su questo pianeta, subiamo una pesante manipolazione(definita «implant» secondo la terminologia scientologica) da parte di esseri alieni. La teoria di fondo è surreale: Xenu, feroce governatore della Federazione Galattica, trasportò miliardi di anime umane su Teegeeack (oggi conosciuta come Terra). A quel punto Xenu fece cadere le anime – chiamate Thetans – dentro vulcani delle Hawaii e del Mediterraneo, per poi farle esplodere. Non contento, il perfido “dio” inculcò nei corpi ora senza anima false idee artificiali, immagini di Dio, del diavolo, di angeli, dello spazio.

Pier Paolo Caselli, ex adepto, definisce quella con Scientology «un’esperienza da prigioniero di guerra»

Tutte immagini che hanno lo scopo, continua Caselli,«di farci dimenticare chi siamo e cosa siamo, di conseguenza tutto il nostro infinito potenziale divino». E come liberarsi da queste idee? Ovviamente con Scientology. E con i suoi corsi di auditing. Corsi che ovviamente, manco a dirlo, non sono affatto gratuiti. In palio ci, tuttavia, ci sono veri e propri super-poteri: «Secondo Hubbard – ci dice ancora Pier Paolo – si può arrivare a leggere libri a chilometri di distanza, usare la telepatia, spostare l’atmosfera terrestre, etc. con la sola forza del pensiero. Lo stesso Hubbard millantò di aver ritrovato tesori sepolti e dimenticati, ricordando le sue vite precedenti». Non solo: «Esistono delle riviste interne dove vengono riportate storie in cui persone affermano di aver curato persone care a distanza, deviato, sempre con l’intenzione mentale, auto che stavano per piombare su individui».

Scientology E Meter

Libri di Scientology e l’e-meter, uno strumento per leggere le emozioni (Kevork Djansezian/Getty Images)

I corsi di auditing non sono affatto gratuiti. D’altra parte promettono super-poteri, come la telepatia e la lettura di libri a chilometri di distanza

Caro ponte, quanto mi costi!

Ovviamente, come detto, per arrivare ai super-poteri il percorso è lungo. E costoso. Ci sono vari step da percorrere lungo il «Ponte verso la libertà totale». Il primo passo è il «Clear» (Chiaro), il passaggio che permette all’individuo di «non essere più aberrato, libero dalla propria mente reattiva, quella parte della mente che lo fa agire in modo irrazionale». Dopodiché, una volta che si è sgomberi da questi pregiudizi, ci si incammina verso l’illuminazione. Cominciano i livelli OT (Theetan Operante, ovvero gli «stati di esistenza spirituale», come li si definisce sul sito ufficiale), il cui livello più elevato l’OT VIII. E, ovviamente, man mano che si sale i prezzi aumentano. Per arrivare a Clear si possono spendere anche 50mila euro, mentre «per arrivare ad OTVIII – continua Pier Paolo – si arriva almeno a 150mila euro». Cifre enormi, dunque. E il punto è che una volta che si è dentro, diventa difficile – a tratti impossibile – uscirne.

Il motivo? Semplice. Come ogni setta che si rispetti, all’interno di Scientology, secondo i fuoriusciti, si creano dei meccanismi indotti per cui ci si lega all’ambiento interno e ci si separa totalmente da quello esterno. Lo si vede come «altro», «lontano» dalla verità assoluta. «In Scientology – ci dice ancora Pier Paolo – c’è un farti sentire importante, un farti sentire capace di fare ogni cosa: viene accordata molta “beingness“, un termine del gergo scientologico che indica una grande rivalutazione del proprio essere un individuo speciale, ma non nel senso di ricevere o aver bisogno di una particolare affettuosità, in quanto Scientology è una “religione” da “machi”, da uomini tutti d’un pezzo». Insomma, niente «porgi l’altra guancia». E lo si capisce chiaramente dalla direttiva introduttiva di Hubbard ad ogni corso: «Solo le tigri sopravvivono, ed è dura anche per loro».

Scientology Flag

Man mano che si sale di “livello” i prezzi aumentano. Per arrivare a Clear si possono spendere anche 50mila euro, mentre «per arrivare ad OTVIII si arriva almeno a 150mila euro. Cifre enormi, dunque. E il punto è che una volta che si è dentro, diventa difficile – a tratti impossibile – uscirne

Una volta dentro, insomma, «ti viene fatto capire fin da subito che devi avere un atteggiamento risoluto, direi propriamente da fanatico, per poter andare avanti». E il fanatismo è un tratto essenziale di quello che per le associazioni anti-setta è «plagio mentale». Un abuso psicologico a cui, spesso, segue quello economico. I casi, a riguardo, abbondano. Pier Paolo ha conservato tutte le ricevute dei vari corsi. Anche quelli che ha dovuto fare a Flag (il ritiro religioso situato a Clearwater, in Florida, una vera e propria “Mecca” per gli scientologi). E sa di aver speso circa 100mila euro, di cui quasi 70mila mai più visti. Nonostante il codice dettato da Ron Hubbard permetta a chi lascia Scientology di chiedere il risarcimento dell’intera somma versata nel corso degli anni. Sorte uguale quella capitata a Giacomo Sotgia: «raggiunsi un accordo con la chiesa di Scientology di Pordenone per la restituzione di 45mila euro. Date le mie condizioni finanziarie ed emotive decisi di accettare, benchè fosse di molto inferiore a quanto pagato». Peggio è andata a Maria Pia Gardini che, come denunciato nel 2012 in commissione al Senato, ha dato a Scientology 1.840.000 dollari. Una cifra esorbitante «per comperare dei corsi, per fare delle donazioni, perché io facendo Scientology sarei diventata superman o superwoman, non avrei più avuto malattie».

Volontariato e propaganda

Ma come si riesce ad avere spesso così facilmente presa? «È il meccanismo stesso delle sette – ci spiega la dottoressa Lorita Tinelli, presidente del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici) – fa presa su quegli individui che vivono momenti di debolezza esistenziale. Uomini e donne che, com’è umano che sia, affrontano attimi e momenti di difficoltà». Dalla perdita di un caro alla separazione da una persona amata fino a periodi critici da un punto di vista economico. Ogni debolezza è “buona” per fare proseliti e attecchire, come ci conferma, col suo racconto, anche Pier Paolo: «io sono entrato grazie ad un amico che incontravo durante le vacanze estive. Mi trovavo in un momento di scombussolamento, ero appena uscito da cinque anni di collegio e stavo per affrontare il servizio militare, una piccola delusione sentimentale poi mi aveva reso momentaneamente ancora più fragile». E come per Pier Paolo, così per tanti. Secondo quanto riportato ancora Giacomo Sotgia in un suo memoriale consegnato alla procura della Repubblica di Pordenone, si avvicinò a Scientology per via di uno stato di incertezza «economica, lavorative e di salute», dopo l’amministrazione poco fortunata di un bar preso in gestione.

Insomma, le debolezze, di qualunque forma, sono ottime per poi attecchire. Non sarebbe un caso, allora, che tra le tante società parallele di Scientology troviamo lecomunità terapeutiche «Narconon» (Non narcolessia), che attraverso un percorso a base di saune, integratori, vitamine promettono di aiutare i tossicodipendenti a uscirne. In Italia ci sono diversi centri, dal «Gabbiano» in Puglia fino a quella di Fabriano nelle Marche. Secondo gli scientologi è pura attività umanitaria; secondo i fuoriusciti, invece, dietro c’è l’intento di inculcare la “fede” in persone deboli. Un esempio? La già citata Maria Pia Gardini si avvicina a Scientology dopo che la figlia, per uscire dal tunnel della droga, era entrata in Narconon. E da lì Hubbard era diventato per lei un vero e proprio Dio.

Ma non è finita qui. Diretta emanazione dell’associazione di Hubbard è anche «Applied Scholastics», il metodo educativo che si basa sui dettami del guru e che, nel 2005, riuscì anche a farsi accreditare fra gli enti che formano gli insegnanti al ministero dell’Istruzione dall’allora titolare Letizia Moratti (prima di essere cacciati dal successore, Guseppe Fioroni). E Applied la ritroviamo anche nelle tende del terremoto tragico che colpì nel 2009 L’Aquila. Insieme a chi? Alla Pro.Civi.Co.S.Ovvero, la protezione civile costola di Scientology. Ebbene sì: la “religione” ha anche una propria protezione civile che non manca di essere presente nei casi di calamità naturali e di offrire soccorso a persone bisognose, che casomai hanno perso tutto dopo un evento drammatico come un terremoto. Basta così? Certo che no. Un altro gruppo molto attivo è il Ccdu, il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo, un ente, si legge sul sito ufficiale, «che indaga ed espone le violazioni psichiatriche dei diritti umani». Curioso che la stessa accusa venga rivolta loro dai fuoriusciti.

«Applied Scholastics», il metodo educativo che si basa sui dettami del guru, nel 2005 riuscì a farsi accreditare fra gli enti che formano gli insegnanti al ministero dell’Istruzione dall’allora titolare Letizia Moratti

Tom Cruise Scientology

Pro.Civi.Co.S., la protezione civile costola di Scientology, non manca di essere presente nei casi di calamità naturali e di offrire soccorso a persone bisognose, che potrebbero diventre degli adepti

Si direbbe, insomma, che Scientology è parecchio attiva nel sociale. Tutti questi gruppi esterni, però, «pur facendo qualche volta anche opere meritorie – ammette Pier Paolo – cercano spesso l’appoggio di enti istituzionali, politici, eccetera, senza però mai palesarsi come gruppi facente capo a Scientology. E questa è una subdola tattica perché una volta ottenuto l’appoggio, questo viene mostrato ai fedeli, e non solo, come un sostegno diretto a Scientology. Quando in realtà chi ha dato l’appoggio a queste iniziative era all’oscuro del fatto che dietro ci fosse Scientology». E in effetti di casi del genere, ce ne sono tanti. Come quando Pro.Civi.Co.S ha pensato bene di portare i ragazzi terremotati di San Giacomo, frazione dell’Aquila, in visita a Montecitorio. Qui, come raccontano Stefano Pitrelli e Gianni Del Vecchio nel libro-inchiesta «Occulto Italia», sono stati accolti prima dall’onorevole Souad Sbai, poi dagli abruzzesi Maurizio Scelli e Paola Pelino. E a sorpresa passa a salutarli perfino l’allora presidente della Camera, Gianfranco Fini. E, dulcis in fundo, il saluto, in Aula, del vicepresidente Maurizio Lupi. Tutti spinti dalla presenza di ragazzi che avevano vissuto eventi tragici. Ma nessuno, probabilmente, consapevole del fatto che dietro ci fosse Scientology. Che, invece, cercava proprio questo: l’esposizione mediatica. Ottenendola molto spesso.

Dossieraggio, inchieste e minacce: l’altra faccia della medaglia

Siamo nel ’94. Pier Paolo è ormai un «clear». Eppure quello stato di liberazione tardava ad arrivare. «Cominciavo a nutrire il sospetto – dice a Linkiesta – di aver fallito tutto». Così decide di partire per gli Stati Uniti e acquistare un pacchetto di 25 ore di auditing per effettuare una «rundown», un percorso concepito per affrontare una determinata problematica, pagando 25mila dollari, 1.000 all’ora, l’equivalente di circa 50 milioni di lire dell’epoca. Ma niente da fare: il malessere cresce. E allora, «una volta accortomi che ero al punto di partenza o addirittura che stavo ancora peggio di quando ero partito, mi sentivo perso e fallito. Tutti i miei sacrifici, tutte le mie speranze erano state inutili, disattese. Ed allora volevo farla finita». Sì, cresce in Pier Paolo il desiderio di suicidarsi. Che viene subito comunicato all’organizzazione, per la quale diventa un problema non da poco. Un morto in casa, per chi si professa «perfetto», è scomodo d’altronde: «Se mi fossi ucciso a Flag sarebbe stato un bel guaio, così mi accompagnarono in camera, mi fecero la valigia e mi portarono alla porta». Pier Paolo viene cacciato.

Ma la storia non finisce qui. Perché dopo lunghe diatribe e altre migliaia di euro spesi, Pier Paolo decide di rientrare. Ma una volta dentro, la situazione non migliora e lo stress aumenta. Ci vorranno solo anni prima che Pier Paolo raccolga la forza necessaria per uscire definitivamente. Ma, a questo punto, comincia per lui una nuova battaglia. «Quando ho cominciato a raccontare la mia esperienza – confessa – mi hanno rintracciato, hanno scritto il mio vero nome, nonostante all’inizio usassi uno pseudonimo, il mio lavoro, mi hanno fatto capire insomma che sapevano chi ero, mi hanno scritto “Pier Paolo ti conviene tornare a fare il benzinaio”, una chiara velata minaccia». Non solo: «quando ho chiesto aiuto a un conoscente, per fare da tramite tra me e l’Ufficio Affari Speciali (quella parte dell’organigramma di Scientology che si occupa di situazioni particolarmente delicate, ndr) per riavere indietro i miei soldi(come previsto dalla loro direttiva «Refund Policy» in caso di insoddisfazione da parte dell’aderente e come accennato prima, ndr), hanno chiesto il mio silenzio in cambio di un inizio di trattativa per il rimborso».

«Quando scendi in strada e trovi le quattro gomme della tua auto tagliate è chiaro che ti senti minacciata»

E allora, forse, è anche per evitare situazioni del genere che Scientology ha cominciato anche a monitorare la «fede» dei suoi adepti. E, a quanto pare, non solo quella. Siamo nel 2010, a Torino: la Polizia sequestra un archivio enorme nella sede torinese di Scientology. Al suo interno le storie, fin nei minimi dettagli, di tutti gli ex adepti e non solo, anche delle cosiddette «persone soppressive», ovvero dei potenziali nemici (c’erano nomi anche di giornalisti, politici, magistrati). E lì viene annotato tutto: enormi faldoni in mano al «Dipartimento 20» dell’organizzazione. Un dipartimento che sarebbe presente in ogni chiesa.

Spesso, però, non basta. E allora si passa anche a intimidazioni meno velate. Almeno stando alla testimonianza di Maria Pia Gardini: «Sì, mi sento minacciata – ha detto in audizione al Senato -. L’anno scorso (2011, ndr) mi hanno messo un investigatore privato alle costole. Mi sembrava la Pantera Rosa: aveva la macchina fotografica al collo e gli occhiali neri […] Quando scendi in strada e trovi le quattro gomme della tua auto tagliate è chiaro che ti senti minacciata».

Altro che perfezione, a quanto pare. E non sarebbe un caso, allora, che l’organizzazione sia stata colpita da diverse inchieste giudiziarie, alcune conclusesi con archiviazione, ma altre con condanne pesanti. Alcune hanno riguardato Narconon, dato che, secondo alcuni testimoni, «l’unica preoccupazione di quella gente erano i soldi». Un’impressione che sembrerebbe corrispondere alla realtà dato che, in alcuni casi, si ricorreva a statistiche di successo falsate perché fatte «dopo una settimana dall’uscita del giovane dai centri e non dopo sei mesi/un anno come si dovrebbe», come si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Milano del 5 novembre 1993 e come riportato dal sito «Allarme Scientology» che ricostruisce tutti i suoi guai giudiziari. Ma non basta. Un’altra indagine, ben più corposa sull’intera organizzazione, ha portato al rinvio a giudizio di 140 operatori dei centri e si è conclusa nel 2000 con diverse condanne definitive per circonvenzione d’incapace e abuso della professione medica, ma con l’assoluzione dall’accusa di associazione a delinquere. La ragione? «La loro fortuna – disse allora il pm Pietro Forno – è stata che all’epoca non esisteva ancora il reato di riduzione in schiavitù».

Rotture e scissioni interne. Il perché della nuova sede di Milano

Eppure gli uomini in giacca e cravatta e le donne in tailleur di Scientology sembrano non essere minimamente scalfiti da tali vicende. Perfetti, appunto. Ma intanto, all’inaugurazione della nuova sede milanese, non è stato consentito ai giornalisti di entrare o fare riprese, come capitato a un cronista de La Stampa. Eppure dietro il viso rilassato degli adepti, si temono pesanti spaccature al proprio interno. Non che sia una novità, peraltro. Come ricostruito in un suo recente lavoro dalla sociologa Eleonora D’Agostino, infatti, in Italia Scientology ha vissuto due “ondate” di scissioni. La prima, negli anni ’80, dopo la cacciata di uno dei principali dirigenti dell’organizzazione, David Mayo; la seconda – attuale – «indissolubilmente legato all’avvento della nuova comunicazione via web».

Church Scientology

La nuova chiesa di Scientology a Milano

Secondo la tesi della D’Agostino, infatti, «la velocità e semplicità nella diffusione delle informazioni e delle opinioni è alla base di questa rivoluzione». Non a caso, tutto sarebbe nato nel 2010 con l’apertura di un blog che raccoglie i cosiddetti «indipendologi». All’origine del secondo scisma, ancora una volta la mala gestione interna: viene accusato il nuovo leader, David Miscavige, secondo cui la deriva settaria sarebbe imputabile a lui e non agli insegnamenti di Hubbard. Vero o falso che sia, secondo molti la stessa inaugurazione di Milano sarebbe legata a queste crepe nel mondo scientologo. È, questa, la tesi anche di Pier Paolo, secondo cui «le scissioni sono solo dei tentativi di addossare all’attuale management i fallimenti dei singoli scientologist. Come se, poiché i risultati ottenuti non sono stati quelli sperati, allora l’errore è nel management». Ecco allora che la nuova sede di Milano, come già documentato in un reportage da Linkiesta, rappresenta «il desiderio di ostentare una grandezza, un’espansione immaginata, voluta, ma non reale». L’importante è che sia perfetta.

http://www.linkiesta.it/it/article/2015/11/20/scientology-vista-da-dentro-truffe-minacce-e-scissioni/28280/


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