Sherlock Holmes, dieci cose che non sapevi sul detective più celebre di sempre

Ma siete davvero sicuri di sapere tutto di uno dei personaggi più amati di sempre?

di Francesco De Augustinis

Foto aperturaFuma la pipa e suona il violino. Bastano pochissimi dettagli per riconoscere, con un briciolo della capacità deduttiva che lo ha reso celebre, uno dei personaggi più iconici e riusciti della letteratura di tutti i tempi: Sherlock Holmes.

Simbolo del giallo e del mistero, il detective di Baker Street -oggi casa museo meta di pellegrinaggio di file e file di fan- è un vero e proprio colosso, che ha dato i contorni ad un intero genere letterario ed ha ispirato scrittori, personaggi, registi, generi letterari, film, fumetti e chi più ne ha più ne metta, per oltre un secolo, da quando ha fatto la sua prima comparsa nel celebre “Uno studio in Rosso”, pubblicato nel lontano 1887 a firma Sir Arthur Conan Doyle.

La sua leggenda ha continuato crescere sul grande e sul piccolo schermo, dove ancora oggi il nome Sherlock è assoluto protagonista. Ma siete davvero sicuri di sapere tutto di uno dei personaggi più amati di sempre? Crediamo di no e proviamo a mettervi alla prova.

1. Sherlock Holmes in realtà avrebbe dovuto chiamarsi… Sherrinford!01 cricket

Stando ai suoi appunti, il nome originariamente pensato da Doyle per il suo bizzarro protagonista era Sherrinford. Lo scrittore però cambio idea, secondo alcuni colpito dal nome di un giocatore di cricket – Sherlock, appunto. Sir Arthur era in effetti un grande appassionato di cricket, tanto che tra il 1899 e il 1907 prese parte a dieci incontri di prima categoria al club del quartiere Marylebone di Londra. Oh, coincidenza! Anche Baker Street si trova in quel quartiere…

(foto: Flickr)

2. La prima volta di Sherlock Holmes fu un flop tremendoHolmes_by_Paget

Abbiamo accennato a quanto sia celebre oggi “Uno studio in rosso”, il breve romanzo in cui fece la sua comparsa il detective più famoso di tutti i tempi. Doyle lo scrisse in sole tre settimane e lo diede alle stampe nel 1887. Si ritiene che lo scrittore trasse ispirazione per il suo protagonista da un dottore dell’Università di Edinburgo, tale Joseph Bell, capace di fare diagnosi solo guardando i suoi pazienti mentre entravano in ambulatorio.

Di sicuro anche Auguste Dupin, il famoso detective nato dalla penna di Edgar Allan Poe, ispirò in qualche modo Holmes. Di fatto Doyle scrisse il romanzo mentre stava esercitando la professione di medico a Portsmouth, ma moltissimi editori lo scartarono. Il racconto riuscì a vedere la luce solo nella rivista Beeton’s Christmas Annual, ma non fu un successo di vendite e sparì sostanzialmente nel nulla.

(Foto: Wikipedia)

3. La seconda avventura di Sherlock Holmes nacque dopo una cena con Oscar WildeOscar_Wilde_frock_coat

Un aneddoto curioso si cela dietro a come fu superato il primo passo falso. Anche se il primo romanzo non aveva venduto granché, era finito tra le mani di Joseph Stoddart, affermato editore del Lippincott’s Monthly Magazine. Stoddart fu lungimirante nel capire le potenzialità del personaggio e già nel 1889, durante una cena, convinse Doyle a scrivere un secondo romanzo con lo stesso protagonista, già ipotizzando di dar vita ad una serie.

Il caso volle che a quella cena fosse presente anche un certo Oscar Wilde, che nella stessa occasione accettò di scrivere per la stessa rivista un romanzo, anzi, il suo unico romanzo: Il ritratto di Dorian Gray.

(Foto: Wikipedia)

4. Sherlock Holmes non indossava affatto il celebre cappello. Almeno, non sempreStrand_paget

Abbiamo accennato ad alcuni dei segni distintivi del celebre detective, come la pipa o il violino, ma ci siamo volutamente scordati quello forse più famoso, il celebre cappello da caccia inglese (deerstalker). Il punto è che il detective non indossava quel cappello in ogni occasione come crediamo.

L’origine del fraintendimento sta nelle illustrazioni che apparvero sulla rivista Strand, che ospitò i racconti di Doyle dal 1891 e che diede loro la grande popolarità. Autore delle illustrazioni era Sidney Paget, che aveva utilizzato il cappello da caccia nei racconti dove il detective era impegnato ad indagare in lungo e in largo per la campagna inglese. Ciò non vuol dire che lo usasse in città per il suo lavoro di tutti i giorni, né che il romanzo ne facesse particolare menzione.

(Foto: Wikipedia)

5. Sherlock Holmes è il personaggio di finzione più rappresentato sul grande schermoSherlock_Holmes_(1922)_2

Holmes è stato infilato (secondo l’IMDb) in 272 film o serie TV, contendendosi con Dracula il ruolo di personaggio immaginario più rappresentato sul grande schermo. Addirittura Holmes è entrato nel Guinness dei Primati come “personaggio più rappresentato”.

A vestirne i panni sul grande schermo sono stati oltre 70 attori diversi, e la lista continua ad allungarsi. La prima rappresentazione al cinema è una serie di brevi filmin bianco e nero, realizzati dal 1921 al 1923.

(Foto: Wikipedia)

6. Sherlock Holmes non faceva deduzioniMemoirs_of_Sherlock_Holmes_1894_Burt_-_Illustration_4

Ok, questo è solo una sottile differenza linguistica, ma dovremmo dire che Holmes non diventò celebre per le sue deduzioni, ma per le sue “abduzioni”. Il grande detective era infatti capace, grazie alle sue infinite nozioni -in particolare di anatomia e di letteratura forense- di trovare la pista giusta prendendo spunto dall’osservazione, arrivando a conclusioni probabili ma non necessariamente vere.

Al contrario la deduzione parte sempre da un dato di fatto empirico per arrivare a conclusioni tassativamente vere. Certo, lui con la sua teoria del “metodo scientifico” non sarebbe d’accordo, e il fatto stesso che non sbagliasse mai non fa che dargli ragione!

(Foto: Wikimedia)

7. Holmes non diceva mai “Elementare, mio caro Watson”Sherlock_Holmes_in_The_Five_Orange_Pips

O meglio: Sherlock spesso apostrofava il suo amico, coinquilino e compagno di avventura nonché voce narrante dei romanzi, chiamandolo “mio caro Watson”. E, sottolineando da solo la propria superiorità, anche nei confronti degli inquirenti di Scotland Yard, non mancava di esclamare “Elementare!” quando aveva a che fare con piccoli o grandi quesiti.

Ma la frase intera, entrata nell’immaginario collettivo come l’affermazione tipica di Holmes, non fu mai usata da Doyle. A coniarla fu, più tardi, lo scrittore umoristico inglese P.G. Wodehouse, nel romanzo datato 1915 “Psmith giornalista”. Chissà se avrebbe mai immaginato che quella frase sarebbe diventata una sorta di Meme del celeberrimo detective!

(Foto: Wikipedia)

8. La casa museo di Sherlock Holmes non è al giusto indirizzo di Baker StreetSherlock_Holmes_Museum_001

Abbiamo accennato alla famosa casa di Holmes e Watson, a Baker Street, a pochi passi da Regent’s Park, Londra, dove oggi si trova il museo dedicato al famoso detective. Ma non abbiamo detto che la casa è… all’indirizzo sbagliato! L’ingresso del museo espone il numero civico corretto, il 221B, che è anche il suo civico ufficiale. Fatto sta, però, che l’edificio si trova tra il 237 e il 241, piazzandosi fisicamente al 239.

(Foto: Wikipedia)

9. Holmes ha una lontana “parentela letteraria” con… i dinosauriPage_59_(The_Lost_World._1912)

Le storie di Holmes rappresentano solo una parte dell’opera letteraria di Sir Arthur Conan Doyle, e forse neanche quella che preferiva. Lo scrittore inglese scrisse diversi romanzi storici, di cui Winston Churchill era un grande fan. Tra questi, un romanzo che propose al grande pubblico e rese celebre la vicenda della Mary Celeste. Doyle scrisse anche delle opere di fantascienza, tra cui nel 1912 “Il mondo perduto” cheispirò i romanzi di Michael Chricton -poi film di Spielberg- Jurassic Park e… Il mondo perduto!

(Foto: Wikipedia)

10. Anche Doyle, nel suo piccolo, lavorò su alcuni “casi”conan doyle

L’autore di Sherlock Holmes non era da meno della sua creatura letteraria anche sotto altri campi. Il titolo di “sir” gli fu concesso per il suo rischioso lavoro giornalistico durante la Seconda Guerra Boera. Ma Doyle passò alle cronache anche per aver condotto lui stesso delle “indagini” su alcuni casi legali.

In quello più famoso, ben raccontato nel romanzo “Arthur e George da Julian Barnes, Doyle riuscì a dimostrare l’innocenza del suo assistito, dando vita ad una campagna che portò alla nascita della Corte di appello penale in Inghilterra.

http://ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/204114/sherlock-holmes-dieci-cose-che-non-sapevi-sul-detective-piu-celebre-di-sempre/


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: