183/2015: Andrea Camilleri, La giostra degli scambi, Sellerio 2015, pag 257

Andrea Camilleri, La giostra degli scambiUna ragazza è stata aggredita in una strada solitaria, narcotizzata e rilasciata illesa. La cosa si ripete dopo qualche giorno; questa volta la vittima è la nipote del proprietario della migliore trattoria di Vigàta. Ancora un terzo sequestro lampo e ancora una volta una ragazza. Il commissario Montalbano indaga, e grazie alla sua logica stringente, al suo agire fuori dagli schemi e alla sua capacità di comprendere moventi e sentimenti, supera la soluzione a portata di mano e giunge alla verità.

Non abbagli la luce matta che, sugli schermi delle pagine, proietta comiche a rapidi scatti: una schermaglia rodomontesca con due mosche fastidiose; una rissa con attori che sbaccanano e come palla si involvono e rotolano, con braccia e gambe che si agitano, tra pugni e morsi, e lampi di lama; un commissario con un occhio pesto e un orecchio morsicato, che per «scangio» viene arrestato dai carabinieri; una servente che prende a padellate e fa prigioniero un intruso, che l’ha distolta dalle occupazioni culinarie; un signore ben curato e ben vestito, che più volte va a un appuntamento: a vuoto sempre, e deluso. E c’è anche il remake di una scenetta antica e surreale (dal Libro mio di Pontormo passata a Il contesto di Sciascia) di chi, con la mente scardinata, sta chiuso in casa, e a chi bussa risponde di non esserci. In così lunatica atmosfera sembra che i dettagli creino digressioni. Ma è negli interstizi che il mistero prospera, insondabile; e lento scivola, dilatatorio, deviando gli aghi di qualsivoglia bussola e decorando di apparenze ingannevoli le sue trame da brivido. Il romanzo è un pantanoso labirinto del malamore, di un tenebroso malessere: geloso oppure ossessivo. Nel dedalo di meandri, giravolte, gomiti d’ombra, nasconde una «camera della morte»: l’ultima, la più segreta, come quella delle mattanze nelle tonnare. A Vigàta i notturni sono di leopardiana bellezza. Non assolvono però il fruscìo di invisibili ali di tenebra. Montalbano si è svegliato con una premonizione. Avverte un nebbioso senso di irrealtà, che accredita i giochi di scambio e dà colore di vero alle messinscene di una recitazione truccata. È perplesso. Capisce che gli vengono offerte strade senza mete. Procede con cauta cordialità, e per sghimbescio. Il peso degli anni alla fine conta in positivo. Sui versi di Attilio Bertolucci, dedicati alla «neve» che incanutisce, accorda un sentimento di tenerezza per la fidanzata Livia: per le sue rughe incipienti, per i primi fili bianchi.
Quando tutto è sul punto di rivelarsi, un gelo senz’aria scende sul romanzo, sul raccapriccio. E intanto il lettore ha imparato a entrare, insieme a Montalbano, in una «camera della morte», e a tenersi rasente i muri per rendersi impercettibile e non turbare, con la sua presenza, la rannicchiata solitudine del commissario intento ad ascoltare ciò che quel luogo, debitamente interrogato, ha da raccontargli.   Salvatore Silvano Nigro

http://sellerio.it/it/catalogo/Giostra-Scambi/Camilleri/8162


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