Céline, viaggio all’origine del capolavoro

Voce narrante, stile, dedica, esergo: la prima stesura nota del romanzo si rivela molto diversa da quella definitiva

Tra gli eventi editoriali dell’anno, spicca l’edizione del famoso manoscritto della prima redazione conosciuta di Viaggio al termine della notte, il capolavoro di Louis-Ferdinand Destouches, in arte Céline, pubblicato da Denoël nel 1932.

Le Editions des Saints Pères ne hanno appena stampato una riproduzione in mille copie, una delle quali, la 544, in possesso del Giornale. È qualcosa in più di un fac-simile, ogni pagina è stata restaurata affinché il lettore abbia l’impressione di trovarsi innanzi alla bozza appena ultimata.

Il manoscritto consta di oltre 800 pagine, ed è stato redatto fra il 1928 e il 1931. Una volta terminata la stesura, Céline lo affidò a una dattilografa, autrice di alcune correzioni in matita rossa, spesso dettate dalla mancata comprensione dello stile o dal fastidio innanzi al lessico ardito del romanzo. A esempio, la parola couillon, «coglione», pare scandalizzarla. La redazione definitiva del Viaggio, come vedremo, è diversa da quella affidata al manoscritto, per cui è necessario presupporre almeno un’altra copia intermedia sulla quale Céline avrebbe letteralmente ribaltato il libro ormai in dirittura d’arrivo. Di questa (o queste) copie intermedie è rimasta traccia. Nel 1999 finirono infatti all’asta due quaderni contenenti altrettanti capitoli del Voyage, uno dei quali, relativo alle esperienze del protagonista Bardamu come medico dei poveri, tuttora inedito. Furono venduti a 10mila e 19mila euro. Nelle discrepanze tra manoscritto ed edizione a stampa risiede l’importanza eccezionale della nuova pubblicazione: siamo dentro all’officina di uno dei più grandi romanzi del Novecento e possiamo assistere al battesimo di un gigante della letteratura.

Il manoscritto ha una storia romanzesca. Varrebbe un articolo a se stante. Ecco un riassunto per sommi capi. Il 29 maggio 1943, il collaborazionista Céline, con l’acqua alla gola, vende il manoscritto. È il periodo delle nozze con Lucette ma inizia a prospettarsi anche l’eventualità di fuggire dalla Francia. L’acquirente è il mercante d’arte Etienne Bignou. Il prezzo fissato è 10mila franchi (circa 1500 euro) più un quadretto di Renoir. Da questo momento, per quasi 60 anni, si perdono le tracce del faldone. Nel 2001, il celebre libraio Pierre Berès, autentico cacciatore di testi inediti e preziosi, lo ritrova in circostanze mai chiarite. Dice di averlo ricevuto da un collezionista inglese, che vuole restare anonimo, al fine di metterlo all’asta. La Biblioteca nazionale francese fa valere il diritto di prelazione e compra il manoscritto per 12 milioni di franchi (oggi vale un milione e 670mila euro, un record). La cosa suscita qualche malumore presso una parte, a dire il vero ridotta, dell’opinione pubblica: Céline è ancora un appestato per i suoi trascorsi filo-nazisti e i suoi pamphlet anti-semiti. Negli ultimi anni, solo alcuni studiosi hanno avuto accesso completo al documento, che oggi rivela tutti i suoi segreti.

E sono segreti importanti, che vanno al di là delle curiosità da filologi come, a esempio, la nascita, da una fulminea correzione, di una delle frasi più citate del romanzo: «L’amore è l’infinito abbassato al livello dei barboncini». La prima cosa che balza all’occhio è la diversità dell’incipit, destinato a diventare, nella redazione definitiva, uno dei più famosi di tutti i tempi. Il manoscritto: «Ça a commencé comme ça». Il libro: «Ça a débuté comme ça». Paradosso. La traduzione italiana di Ernesto Ferrero, edita dal Corbaccio, ora risulta più simile alla variante primigenia: «È cominciata così». Una sfumatura? Mica tanto. Perché «débuté» lascia presagire la spettacolare «messa in scena» che segue. Alla seconda riga, la seconda sorpresa, ancora più rilevante. La voce narrante che introduce la storia, in questa versione, non è l’anarcoide Bardamu, l’alter ego di Céline, bensì il difensore dell’ordine costituito Arthur Ganate. Nell’edizione Denoël sarà il contrario. Altri episodi, come quello americano, e personaggi subiscono una profonda rielaborazione. Mancano poi la dedica a Elizabeth Craig, musa e amante dello scrittore, e la canzone delle guardie svizzere ora nell’esergo.

Dal punto di vista strutturale, l’evoluzione più significativa è il ricordato scambio di ruoli tra Bardamu e Arthur. Da un punto di vista stilistico, è avvenuta la rivoluzione. Spiega a Le Figaro Henri Godard, biografo di Céline e curatore dei suoi romanzi nella Bibliothèque de la Pléiade: «La lettura del manoscritto, paragonato alla redazione definitiva, suggerisce che Céline in qualche mese abbia subito una metamorfosi: da buon scrittore a scrittore di genio. Destouches è diventato Céline». Ancora Godard, che ha appena mandato in libreria À travers Céline, la littérature (Gallimard), bilancio di decenni di lavoro: «All’improvviso ha trovato il suo stile, abbandonato le congiunzioni, scelto la giustapposizione. Per farla breve: ha introdotto la lingua parlata nella prosa. Non appena si è deciso, ha avuto piena consapevolezza del suo talento e della forza esplosiva del romanzo, come dimostra la lettera inviata a Gallimard per caldeggiare la pubblicazione». La lettera è questa: «È pane per un secolo intero di letteratura. È il premio Goncourt 1932 su un piatto d’argento per il felice editore che saprà accogliere quest’opera senza pari, questo momento capitale della natura umana». Gallimard non apprezzò l’auto-presentazione.

Alessandro Gnocchi – Ven, 13/06/2014 – 09:27

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/c-line-viaggio-allorigine-capolavoro-1027285.html

Celine LF

 

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