Sopravvissuto all’Olocausto incontra la donna polacca che lo salvò. “Nella tradizione ebraica si dice che chi salva una vita salva il mondo intero”

Aveva solo quattro anni quando fu fatto uscire di nascosto dal ghetto di Varsavia. Era il 1943 e quel bambino ebreo di nome Michael Hochberg non poteva immaginare che la sua vita sarebbe cambiata per sempre.

Lui che in quel ghetto sovraffollato e disperato c’era quasi nato riuscì a salvarsi grazie al coraggio di una donna polacca e della sua famiglia che, una volta tirato fuori da quell’inferno, lo nascosero nella loro casa per più di due anni. Quel bambino fu praticamente lanciato al di là del filo spinato forse dal padre o dalla madre che nella disperazione tentarono un ultimo gesto estremo pur di salvarlo. E ci riuscirono. Perché, oltre quel muro, c’era un’intera famiglia polacca che di cognome faceva Jakubowska e di fede era cattolica pronta, insieme alla sua giovane figlia Krystyna, a sfidare la furia nazista e ad accoglierlo nella loro casa.

Michael Hochberg è un uomo di 77 anni di età che ha avuto la fortuna di poter incontrare ancora una volta quella che allora era solo una ragazzina e che oggi è una donna di 86 anni. I due si sono abbracciati all’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York, dove Krystyna Jakubowska ha condiviso il suo ricordo di quel bambino: “Era un bimbo molto bello e davvero buono, non ha mai dato alcun problema”. La famiglia di Krystyna fece in modo che nessuno scoprisse chi fosse realmente quel bambino che non poteva mai uscire di casa, se non di notte, e quando la situazione a Varsavia divenne insostenibile il piccolo seguì i suoi salvatori in campagna.

Michael Hochberg non rivide mai più i suoi genitori né i suoi nonni: tutta la sua famiglia probabilmente morì all’interno di quel filo spinato. Una volta finita la guerra, il bambino -“dopo aver abbracciato tutta i membri della sua nuova famiglia”, come ricorda lui stesso – fu trasferito in un orfanotrofio nella città di Otwock, dove trascorse l’infanzia e la prima giovinezza. Poi l’incontro con sua moglie e la decisione di trasferirsi nella città di Haifa nello stato di Israele. Infine l’abbraccio ritrovato con Kristyna Jakubowska negli Stati Uniti. “Sono state pochissime le persone che allora aiutarono gli ebrei”, ha dichiarato Michael Hochberg. “Nella tradizione ebraica si dice che chi salva un’anima salva il mondo intero”, ha aggiunto semplicemente. E una vita quella famiglia l’ha salvata.

Pubblicato: 03/12/2015 13:36 CET Aggiornato: 03/12/2015 13:36 CET

In quel rifugio il bimbo rimase due anni, fino alla fine della guerra. Da allora Michael Hochberg non aveva più rivisto quella famiglia che abbracciò la resistenza polacca ed ebbe il coraggio e la forza di non cedere al terrore nazista. Finalmente, dopo 68 anni, quel bambino diventato un uomo ormai anziano è riuscito a riabbracciare Krystyna Jakubowska. La sua salvatrice. La figlia di quel partigiano polacco di nome Joseph che lo accolse al di là del filo spinato e che non vide mai la sua Polonia liberata dal gioco nazista perché morì in combattimento, in quella guerra di liberazione in cui aveva cercato di riscattare la dignità del suo Paese.


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