Puntuali come ogni inizio di anno, gli auguri a tempo di valzer confezionati sui teleschermi di tutto il mondo dalla premiata “pasticceria” viennese hanno saputo creare nel tempo un evento irrinunciabile, completamente impermeabile a ogni moda. L’eredità del concerto di Capodanno, che tra qualche ora gusteremo anche noi nelle nostre case, è degna dell’aura dell’Austria felix, un mito che ci ricorda un mondo che da tanto tempo – dalla fine dell’impero austro-ungarico, con la sconfitta nella prima guerra mondiale, non c’è più. Ce l’hanno raccontato i libri di Jospeh Roth, ma anche Stefan Zweig, scrivendo nel 1942 lo splendido Il mondo di ieri, annotava: «Tutte le volte che conversando con amici più giovani rievoco episodi dell’epoca d’anteguerra, mi avvedo alle loro domande stupite come infinite cose, che sono ancora per me realtà naturalissima, sono già per loro o stanche o inimmaginabili. Ed un istinto segreto mi induce a dar loro ragione: sì, fra il nostro oggi, il nostro ieri ed il nostro altroieri tutti i ponti sono crollati». Un altro baluardo dell’impero austro-ungarico, assunto oggi – con tutti i pregi e i limiti dell’operazione – a immagine dell’Austria è la torta Sacher, universalmente conosciuta nel mondo e di cui un libro molto bello e godibile, da poco pubblicato in Italia da Edt, ne racconta i fasti in una storia lunga quasi due secoli:Hotel Sacher. L’ultima festa della vecchia Europa. Autrice, Monika Czernin(traduzione di Mario Izzi).La storia vuole che la leggenda ebbe inizio una sera dell’anno 1832, quando l’apprendista cuoco del principe Metternich, il sedicenne Franz Sacher, venne chiamato a sostituire il capocuoco e creò ex nihilo la celeberrima torta di cacao, ripiena di confettura di albicocche e guarnita dall’inconfondibile glassa al cioccolato. Per i nobili presenti fu una gioia assaggiare un dolce tanto semplice quanto delizioso. Già alla fine dell’ottocento ogni giorno 2sachervenivano infornate e spedite in tutto il mondo fino a 400 Sachertorte. Il sigillo imperiale di questa sublime creazione non poté che arrivare dall’imperatrice Elisabetta. E si capisce il perché già ascoltando le parole del Kaiser tedesco Gugliemo II: «Lei non si sedeva, si posava, non si alzava, si levava». Seppure malata, con il peso corporeo che aveva sfiorato i quarantasei chilogrammi (per un metro e settantadue di altezza), Sissi si lasciò sorprendere mentre gustava la torta nel Sacher Garten, accompagnandola – come d’obbligo – con della generosa panna montata.

 La storia di questo dolce simbolo di un’epoca e di una nazione si lega a quella dell’omonimo albergo, fondato nel 1867, che sorge a due passi dall’Opera di Vienna. Ma è soprattutto la storia di una donna: Anna Sacher, che fu la moglie di Eduard – il figlio dell’inventore della torta, Franz. Rimasta vedova nel 1892 quando aveva solo 33 anni, di lei stessa diceva: «Il Sacher sono io e nessun altro».

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Era una donna dal temperamento pratico e vivace, fu una geniale stratega del marketing, con un’innata capacità di ricevere gli ospiti, tra i più blasonati della sua epoca. «Rammento per esempio che mio padre per tutta la vita evitò di pranzare nel grande ristorante Sacher – ricorda ancora Zweig – non per parsimonia, la differenza in confronto agli altri grandi alberghi era minima, ma per un naturale senso di distanza: gli sarebbe sembrato sconveniente e imbarazzante sedere a un tavolo accanto a un principe Schwarzenberg o Lobkowicz».

Anna Sacher visse in un’epoca – morì nel 1930 ed ebbe funerali che fecero parlare tutta Vienna – in cui l’antisemitismo fu sempre presente, magari solo come boutade da salotto – come quando Pauline Metternich consigliò a Rothschild di battezzarsi e il barone rispose: «Ma principessa, cosa cambierebbe? Sarei solo un ebreo battezzato», antisemitismo che di tanto 5sacherin tanto però esplodeva con ferocia fino a prendere il sopravvento nella notte senza fine del periodo nazista. Ma fu un’epoca dove molte novità – non solo quelle celeberrime in campo artistico – si affacciarono sulla ribalta e depositarono preziosi semi destinati un giorno a imporsi definitivamente: nell’1884, ad esempio, Eduard Sacher promosse la prima Mostra internazionale di cucina, con l’idea tutta nuova di avvicinare il grande pubblico ai nuovi standard dell’alimentazione sana e della cucina moderna. Venne addirittura chiamato il capo della polizia per incanalare la ressa che si era formata. I Sacher avevano intuito i cambiamenti profondi che cominciavano ad avvenire in ampi settori della società, che stava diventando sempre più società dei consumi, con la moda di mangiare fuori al ristorante piuttosto che a casa, quella di viaggiare o di recarsi nei grandi magazzini. In fondo il suo sigillo fu semplicemente questo: l’aver collocato al posto d’onore dell’esposizione, accanto a galli cedroni, al salmone gigante e al suo famoso roastbeef il trono con la …Sachertorte.

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