antonio-moresco-258Una statuina negra che gli ha regalato un lettore è forse l’unica concessione frivola all’interno di uno studio spartano, con i libri rigorosamente allineati e un fresco profumo di pulito che pervade la stanza dal soffitto incombente. La voce è rassicurante fin quanto non ti aspetteresti, e così pure i gesti in grado di far sentire l’interlocutore a suo agio nonostante la consapevolezza di avere davanti uno dei più grandi e complessi scrittori viventi. Ma Antonio Moresco è così, e il suo fare cortese mi appare siderale nella disumanità imperante così comune fra gli scrittori à la page che affollano festival, premi e presentazioni. Niente di più lontano da lui, come lontana dal consumismo è la sua letteratura incoercibile e che lui descrive in questo lungo incontro-intervista come “Magnetica” (ma il maiuscolo è di chi scrive).

“Al di là dei deserti, dei mari, degli oceani, del continente…”: a me sembra che questa che traggo dal suo libro sia una definizione possibile per riassumere la poetica del suo ultimo romanzo “Gli increati”, che lei spiegherebbe come?
Come un magnete, come qualcosa che magnetizza l’intera mia opera di scrittore e che ne è a sua volta magnetizzato.

La sua trilogia ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio big bang, linguistico e contenutistico . “L’increatore non c’è più, non resta che l’increato” di pagina 1013. E’ l’ultima parola?
Quello è il margine, oltre il quale anche, persino e soprattutto l’increatore farebbe diaframma all’increato, è la frontiera estrema, il punto di non ritorno. Ora non lo so che cosa succederà, perché mi trovo paradossalmente in un momento di esplosione creativa proprio mentre mi sembra di essere da un’altra parte e vorrei solo andarmene e scomparire. Ma non ci potrà comunque essere nulla che parta da dove sono arrivato al termine degli Increati per andare oltre. Se ci sarà ancora qualcosa dovrà per forza partire da prima di quel punto di non ritorno, dovrà venire da prima per poter venire dopo.

C’è chi sostiene, e sono forse la maggioranza, che in Italia non ci siano spazio e condizioni per il grande romanzo. Cosa ne pensa e come risponde a chi l’accusa di avere lei l’ossessione per il Grande romanzo?
Sono molti anni che conduco una battaglia nei confronti del mondo per lo più terminale e cimiteriale della cultura italiana di questi decenni, quella perlomeno accreditata dalle istituzioni culturali e dai media e che sembra dettare la sua morta legge. E’ dalla seconda metà del Novecento che, a livello europeo e non solo, una parte consistente dei letterati e dei teorici della Letteratura si è identificata con l’aggressore e si è fatta paralizzare dallo sguardo della Medusa. Per tornare a casa nostra e alla situazione particolarmente intossicata del nostro Paese, quella che in questi anni passa per critica letteraria è ormai quasi soltanto una cosa autoreferenziale che si gioca tra accademia ed editoria, con la sponda dei media, tra figure che hanno elaborato male il lutto della propria perdita di status, che non hanno più amore per l’oggetto e non fanno più ponte tra le generazioni ma che sono agite solo da un proprio malinteso istinto di sopravvivenza. Hanno costruito un teorema fatto a propria immagine e somiglianza e non vedono, non possono e non vogliono vedere ciò che pure hanno sotto il naso e che non ha chiesto a loro il permesso per esserci, perché il vederlo smonterebbe il loro piccolo teorema culturalistico privo di respiro. Naturalmente ci sono anche delle eccezioni.

di  PER IL SOLE24ORE

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-12-23/moresco-gli-increati-e-magnete-120021.shtml?uuid=AChursyB