Sul “Cartello” di Winslow: i segreti del narcotraffico

Banche, poliziotti, carceri, politici: la piovra della droga ha mille tentacoli in tutto il mondo. Partendo dal Messico

Ci vuole grande rigore per scrivere un romanzo dedicato al narcotraffico. Ne è consapevole Don Winslow, il quale con Il cartello (Einaudi, euro 22, traduzione di Alfredo Colitto) ha firmato, secondo James Ellroy, «il Guerra e pace della lotta alla droga».

Il romanzo di Winslow conta 879 pagine e il paragone con il capolavoro di Tolstoj non riguarda soltanto la lunghezza, ma anche la consistenza narrativa.Lo scrittore statunitense dichiara che la sua è un’opera di fantasia, «tuttavia qualsiasi osservatore della guerra della droga in Messico capirà che gli eventi del libro sono ispirati a fatti reali». Per questo Winslow ha attinto a diverse inchieste giornalistiche per documentarsi e la sua storia è volutamente dedicata a molti di quei «giornalisti assassinati o scomparsi in Messico durante il periodo in cui si svolgono le vicende narrate». E se anche Il cartello ripropone alcuni dei personaggi che l’autore aveva già portato in scena nel precedente Il potere del cane, non è stato facile trovare un modo per riproporli ai lettori. Ci sono voluti quasi dieci anni di lavoro, per riaffrontare certi argomenti con cognizione di causa. «L’età recente delle guerre di droga è unica spiega lo scrittore nei ringraziamenti posti alla fine del libro per il fatto che è stata seguita in tempo reale, spesso attraverso dei post su internet scritti dagli stessi partecipanti e anche attraverso dei blog dedicati. Tra questi ultimi, ho consultato principalmente Borderland Beat, Insight Crime e naturalmente Il Blog del Narco».Per scrivere un romanzo criminale d’ambientazione contemporanea non si possono inventare né personaggi né situazioni. Già in precedenza il mondo del narcotraffico era stato al centro di thriller di successo scritti con competenza e ritmo: La regina del Sud di Arturo Pérez-Reverte, Il Cobra di Frederick Forsyth, Padre nostro del collettivo Sabot. In quelle storie erano emersi aspetti diversi del mondo dei signori della droga: Pérez-Reverte si era soffermato sul mondo spietato delle donne criminali destinate a manovrare grandi imperi; Forsyth aveva spiegato nel dettaglio i meccanismi della lotta internazionale al narcotraffico; i Sabot avevano trattato il tema della vendetta e sulle ripercussioni familiari di certe scelte criminali. Il cartello di Winslow è davvero, come dice Ellroy, un romanzo intenso, brutale, profondo. Atmosfera impressionante, trama magistrale. Una botta di metanfetamina pura. È difficile per i lettori distinguere i fatti veri da quelli inventati e non c’è nessun desiderio di distinguere i buoni dai cattivi, perché è chiaro fin dalle prime pagine che non c’è alcuna distinzione fra loro, in un mondo infernale come quello che ci viene raccontato. Entrambi gli schieramenti sanno che sarà versato del sangue per mantenere certi equilibri o destabilizzarli.Seguiamo così, passo dopo passo, il confronto fra il narcotrafficante Adán Barrera e l’agente Art Keller della Dea. Due uomini che si erano già fronteggiati in Il potere del cane e che sono legati da un odio insanabile l’uno per l’altro. Un odio che li porta a fronteggiarsi e che li costringerà tuttavia ad allearsi per contrastare l’ascesa della pericolosissima organizzazione criminale dei Los Zetas. All’inizio della storia i due sono entrambi rinchiusi in luoghi inaccessibili: Barrera è imprigionato in un carcere di massima sicurezza a San Diego e Keller si è ritirato in un monastero in New Messico a fare l’apicultore. Nessuno dei due è però destinato al silenzio. Barrera si farà trasferire in un altro carcere in Messico dopo la morte della figlia, affetta da una malattia incurabile, rendendosi disponibile a denunciare l’intero sistema dei cartelli. Keller verrà invece richiamato in servizio per dargli la caccia dopo la sua spettacolare evasione. Il confronto fra i due diventerà sempre più ravvicinato e mieterà più di una vittima innocente.Winslow è abilissimo nell’incrociare le vicende dei suoi personaggi con alcuni eventi storici. L’autore sa che i fatti terribili che racconta sono ciclici e inesorabili. Tanto da commentare alla fine: «la guerra alla droga prosegue, nel solito mondo frammentario. In Messico, negli Stati Uniti, in Europa, in Afghanistan. La droga continua a entrare dal Messico nel Sudovest degli Stati Uniti, e ora è un bene di consumo più abbondante dell’acqua. Alcuni degli ingranaggi più mostruosi sono stati eliminati, ma la macchina funziona ancora. Banche, proprietà immobiliari, energia, politica, armamenti, muri, recinti, poliziotti, tribunali e prigioni… Il cartello va avanti».

– per IL GIORNALE

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/sul-cartello-winslow-i-segreti-narcotraffico-1208700.html


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