In tre a processo per la morte del ladro d’arte italiano ucciso a Londra

Tre clochard compariranno il 5 febbraio davanti al giudice: Sebastiano Magnanini era stato trovato morto il 24 settembre in un canale. Nel 1993 aveva rubato un Tiepolo

sebEra un’anima in pena Sebastiano Magnanini. Così lo ricordano tutti gli amici. Un po’ ladro. Ma gentiluomo. Giramondo, guida turistica, falegname, aspirante giornalista e senza un lavoro fisso. Ma alla ricerca di un’esistenza tranquilla. Caduto nel tunnel della droga. Ma con la disperata voglia di riscattarsi. Di certo amava l’avventura.

Il 5 febbraio

«Seb», come lo chiamavano, l’hanno ritrovato morto il 24 settembre scorso, il corpo martoriato nelle acque del Regent’s Canal, vicino a Camden, legato a un carrello della spesa carico di pesi. Chi lo ha ammazzato? Scotland Yard ha arrestato in ottobre tre uomini, tre sbandati, tre homeless. Nessuno è accusato dell’omicidio ma due, Michael Walsh e Paul Williams, hanno ammesso l’occultamento del cadavere e uno, Daniel Hastie ha confessato di avere usato la carta di credito di «Seb», una volta trovato morto. Ma se non sono stati loro chi è il killer? Che cosa sanno? Il 5 febbraio ci sarà il processo e forse un passo verso la verità sarà possibile compierlo.

 Il quadro del Tiepolo

Il mistero appassiona i quotidiani inglesi anche per via del turbolento passato del Magnanini, che fu arrestato e condannato per il furto nel 1993 di una tela del Tiepolo, «L’educazione della Vergine», nella Chiesa di Santa Maria della Fava a Venezia. All’epoca si sospettò addirittura che il colpo fosse stato commissionato dalla mafia, senza riscontro alcuno.

L’interesse della stampa inglese e la droga

L’ultimo a puntare le attenzioni sul giallo di Regent’s Canal è il Guardian, che dedica un ampio e documentato servizio alla vita di «Seb» e ai suoi contatti londinesi, aprendo all’ipotesi che il quarantaseienne italiano dalla storia complicata ma dal sorriso gentile sia rimasto vittima della droga e degli spacciatori. Luke Allen, per un certo tempo suo compagno di appartamento, testimonia di una crisi da overdose avvenuta tre anni fa e sottolinea come il luogo del ritrovamento del cadavere sia ancora frequentato da trafficanti. Perché era lì?

«Uno spirito romantico»

«Sebastiano era uno spirito romantico e ha vissuto la sua vita pienamente, cercando pace e felicità», aveva detto il fratello Matteo Magnanini, all’indomani del ritrovamento del corpo di «Seb». Dopo avere viaggiato in Cambogia, in Colombia e in tante terre lontane, anche grazie alla sua conoscenza delle lingue, «Seb» aveva deciso di tornare a Londra. E nulla lascia pensare che fosse coinvolto in giri di criminalità. Al contrario.

L’appartamento e il corso di giornalismo

Il 3 agosto aveva scritto a Luke Allen: «Sai dove posso affittare per 1300 sterline al mese un appartamento? Solo un anno, per stare vicino a mia figlia che studia». E poche settimane prima di morire si era rivolto ad altri amici inglesi: «Arrivo presto. Dov’è un buon corso di giornalismo? Fatemi sapere. Ciaooo».

La chiave del giallo

Desiderava rimettere ordine nella sua odissea, fermarsi, avere stabilità economica. Per quale motivo lo hanno eliminato? I tre ora in carcere hanno la chiave del giallo. Non sono loro i killer. Ma chissà se il 5 febbraio parleranno in tribunale.

di Fabio Cavalera, corrispondente da Londra per il Corriere della Sera

http://www.corriere.it/cronache/16_gennaio_07/ladro-d-arte-italiano-ucciso-londra-tre-processo-sebastiano-magnanini-77ccbb26-b55b-11e5-8efc-b58ffc8363b9.shtml


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