Mick che rotola sugli scandali

Dai primi travolgenti successi suonando solo cover agli amori burrascosi, alle fughe per il mondo dalle tasse

 Philip Norman “Mick Jagger” Mondadori pp. 628, € 24
 
LUCA MORINO
Premetto che sono un fan degli Stones. Il primo album che comprai fu Some Girls, uscito nel 1978. L’11 e il 12 luglio del 1982 il gruppo suonò un mitico doppio concerto allo stadio Comunale di Torino e io c’ero: il primo giorno pagai il biglietto mentre il secondo riuscii a entrare come “servizio d’ordine”.

Era l’anno dei mondiali vinti dall’Italia e Mick stava per compiere quarant’anni. Per me, neanche ventenne, i Rolling Stones erano comunque dei dinosauri del rock.

Da quel momento la band ha continuato a sfidare l’anagrafe, a battere record di incassi (spesso in competizione con se stessi) e, con alti e bassi, a pubblicare nuovi album e alcuni eccellenti film-documentario.

L’opera più recente è la biografia di Mick Jagger scritta da Philip Norman, coetaneo critico musicale inglese e autore già di alcuni libri sui Rolling Stones. Negli anni alcuni componenti del gruppo e molti personaggi del loro entourage hanno descritto le esperienze vissute all’interno del più grande carrozzone del rock’n’roll: da Marianne Faithfull a Bill Wyman, da Charlie Watts a Jerry Hall, a Ron Wood per terminare con Life di Keith Richards. Anche Mick Jagger tentò di scrivere un’autobiografia nei primi ’80 ma il progetto naufragò in quanto definito dall’editore troppo… noioso!

Il libro ora pubblicato da Mondadori racconta in maniera estremamente dettagliata – arriva a quota 600 pagine – le vicende della futura rockstar a partire addirittura da come si conobbero i suoi genitori.

Molti fatti sono noti e fanno ormai parte della Storia: Mick che studia economia, Mick che incontra Richards alla stazione, Mick che impara a muoversi imitando James Brown, Mick dalle labbra grosse e dalla voce «miagolante» che parla un falso cockney (il cosiddetto mockney) per apparire più working-class di quanto invece non sia, Mick che non è il capo della band formata da Brian Jones ma, per una serie di circostanze, è lui quello che rilascia le interviste, ecc. ecc..

Come musicista mi ha colpito leggere di come i Rolling siano arrivati a fare concerti di notevoli proporzioni, di quelli con le ragazzine urlanti come succedeva ai già famosi Beatles per intenderci, senza aver scritto neanche un pezzo originale. Suonavano cover di blues americano, si sforzavano di essere cool a tutti i costi ma il loro primo 45 giri conteneva Come on di Chuck Berry sul lato A e I Want to Be Loved di Willie Dixon sul lato B.

Norman descrive benissimo tutto il loro primo periodo di arrabatti di giovane band ma, soprattutto, fotografa in maniera molto convincente l’epoca – i primi Anni 60 – in cui nacque il movimento della Swinging London.

In quel nuovo ambiente euforico ed esplosivo bisognava inventarsi qualcosa di efficace e fu lì che intervenne il manager Andrew Oldham, costruendo di sana pianta l’immagine degli «sporchi e cattivi» Rolling Stones da contrapporre a quella dei più «buoni e puliti» Beatles: bisogna anche ammettere che a quei tempi in Inghilterra il blues era considerato musica per i neri e bastava avere i capelli lunghi fino alle spalle per sembrare dei reietti agli occhi di una società estremamente conservatrice. A un certo punto si interessarono al gruppo persino i servizi segreti inglesi e americani che cercarono di incastrare i futuri Glimmer Twins (Jagger e Richards) per dare un segnale forte all’opinione pubblica contro la nuova e dilagante cultura della droga, in particolare eroina e LSD.

Il gruppo subì un processo mediatico e legale esagerato: fu addirittura bandito dagli Usa ma alla fine riuscì a imporsi e stavolta in maniera definitiva. Dall’inizio degli Anni 70 la biografia sterza bruscamente sulle vicende personali di Mick, lasciando qualche perplessità e molte curiosità insoddisfatte. Per esempio le registrazioni dello storico album Exile on Main Street non vengono per nulla approfondite negli aspetti più musicali mentre aumentano invece gli episodi (umanamente anche imbarazzanti) di Jagger divoratore di femmine, padre di prole sparsa per il mondo e in perenne movimento per risultare senza residenza stabile e non pagare le tasse al fisco inglese. Alla fine il gossip diventa noioso e ripetitivo, l’uomo Jagger ne esce decisamente ridimensionato e, onestamente, anche un po’ il giornalista Norman.

Un passaggio bellissimo del libro resta il racconto delle riprese del filmPerformance del 1968 in cui Mick e Anita Pallenberg (allora fidanzata di Keith) appaiono in una scena d’amore che lascia ben poco all’immaginazione. Basta digitare le parole performance-jagger-pallenberg su YouTube per trovare in rete quelle sequenze e immergersi d’incanto in una delle favole hippie più famose del mondo.

* Luca Morino è la voce e l’anima dei Mau Mau

http://www.lastampa.it/2013/09/24/cultura/tuttolibri/mick-che-rotola-sugli-scandali-alabgK8EQRIZipPm4uDy8K/pagina.html


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