I misteri di Canvey Island

REPORTAGE

Lo strano estuario del Tamigi che ispirò Dickens e il pub rock liberatorio dei Dr. Feelgood

CANVEY ISLAND – Pochi lo sanno ma anche l’Inghilterra ha il suo Delta (anche se a rigore idrologico delta non è) non molto diverso da quello del Mississippi. L’estuario del Tamigi non è altrettanto famoso ma dotato di una sua cruda forza poetica. In quei posti si è avventuratoJulien Temple nel 2009 per girare “Oil City Confidential”, documentario che racconta la storia di quello che è forse il più improbabile santuario del rock: Canvey Island.

wilko-johnson-canvey-islandWilko Johnson: “Sono nato a Canvey sotto il livello del mare e questo influenza il tuo modo di essere. Canvey è un buon posto per vivere, uno strano posto anche per morire”

Patria dei Dr. Feelgood, paladini del pub rock viscerale e arrabbiato degli anni settanta, band legata a doppio filo alle stranezze e ai destini del posto che l’ha vista nascere. Un’isola, chiamarla penisola non è saggio, piazzata tra la costa dell’Essex e il Kent e bagnata dal Tamigi a est e a sud. Lontana da Londra una cinquantina di chilometri che però sono sempre troppi per i ragazzini del luogo abituati a scrutare l’orizzonte e a contare i giorni che mancano alla maggiore età. Quelli come Joshua Haywarddegli Horrors che da Canvey non vedeva l’ora di scappare. Prima di lui era toccato a dei ragazzini di ieri come i futuri Feelgood, cresciuti quando ancora si raccontava ai bambini la storia del mostro di Canvey per spaventarli (in realtà era un pesce della specie dei lofiformi ma un po’ di paura la faceva lo stesso), quando erano freschi i ricordi della grande, epocale alluvione del gennaio 1953 che aveva spazzato via case, ucciso animali, sommerso spiagge facendo molte vittime e sfollati. Tanti erano morti per il freddo, arrampicati sui tetti delle case in attesa dei soccorsi.

La loro Canvey era un’isola senza compromessi, dall’indole ribelle, dove gli uomini dovevano essere uomini e bastava poco per fare a botte con qualcuno. A lungo meta vacanziera preferita dalle famiglie londinesi in cerca di casinò e spiagge a poco prezzo, col tempo era diventata un importante sito di stoccaggio e smistamento di gas e petrolio con giganteschi serbatoi e raffinerie che avevano colonizzato l’estrema propaggine della costa ovest. Gli abitanti ancora ricordano che le vedevi funzionare, ne sentivi l’odore appena sveglio la mattina e scorgevi il fumo nero e denso che saliva nell’aria prima di addormentarti la sera.

Joshua Hayward (The Horrors): “Sono cresciuto in un’orribile isoletta chiamata Canvey nell’estuario del Tamigi”


jetty-canvey-island“Dalla spiaggia di Canvey i neri piloni di una piattaforma petrolifera si buttavano nel Tamigi come il molo di un mare da incubo”, ha scritto Christopher Somerville, giornalista e autore di libri di viaggio. È questa la piattaforma che ha ispirato “Down by the Jetty” dei Dr. Feelgood. L’immagine tipica di Canvey Island, che Temple ha scherzosamente riproposto come in un’ipotetica cartolina, è quella di infinite case vacanze e caravan in fila per sei vista mare. Sullo sfondo la silhouette dei silos di stoccaggio della Oikos Storage, simbolo di un passato fatto di fatica, sfruttamento e pericoli per la salute. Canvey era ed è un mondo a parte, lontana da tutto. Un’anima da Babilonia industriale e una da Paradiso naturale. Seguendone la costa e continuando a navigare si può arrivare fino in Belgio secondo Chris Fenwick, memoria storica dell’isola nonché manager dei Dr. Feelgood. Non aveva una buona reputazione a metà anni settanta, Canvey Island. Se sapevano che eri di lì, che ci vivevi e non ci andavi in vacanza ti guardavano male. Si chiedevano chi era tuo padre perché in tanti ne ricordavano la fama di perfetto buen retiro per amanti clandestini.

Lee Collinson meglio noto col nome d’arte di Lee Brilleaux, John Wilkinson ovvero Wilko Johnson, John B. “Sparko” Sparks, John “The Big Figure” Martin, i Feelgood originali, sono stati testimoni dei cambiamenti di Canvey. In realtà, a sentire i ricordi di Lee e Wilko, non era un brutto posto dove crescere. Da piccoli i futuri Feelgood giocavano a fare i pirati inventandosi infiniti mondi privati e nessuno aveva nulla da ridire. E se veramente scoppiava una rissa, finiva presto e tutti amici come prima. Per gli altri però, per chi la guardava da fuori, Canvey era la spiaggia dell’infanzia diventata terra di petrolio, una “Oil City” da guardare con sospetto. La rabbia dei Feelgood veniva anche da questa bad reputation, che hanno presto imparato a usare a proprio vantaggio.

feelgood-labworth-canvey-island-copia Il Labworth Café di Canvey Island. L’edificio, la cui architettura ricalca il ponte della Queen Mary e che oggi è un ristorante, fu costruito nei primi anni ’30 dall’ingegnere danese Ove Arup. Nella foto piccola, i Dr. Feelgood ritratti davanti al locale nel ’77. “Le primissime serate dei Dr. Feelgood furono al Cloud Nine, un locale che non esiste più. Qualche dozzina di persone stipate, qualche sterlina se eravamo fortunati, più una pinta di birra ciascuno. Come loro manager ero un novellino a quei tempi, ma ne sapevo abbastanza da contare i clienti che stavano sulla porta”, ha raccontato Chris Fenwick

Erano ambiziosi, i quattro di Canvey Island. Fare il giro dei locali e degli hotel dell’isola tipo il Monico, ilCanvey Club, quel pub ex covo di contrabbandieri chiamato The Lobster Smack, il fantasma bianco immortalato anche daDickens in “Grandi speranze”, non gli bastava. Volevano di più che bighellonare al porto e struggersi su quel molo costruito a metà prima che l’industria petrolifera abbandonasse il progetto. Volevano il continente, la terra promessa che vedevano oltre il fiume, luccicante come un miraggio. La strada A13 era la loro personale Route 66, una via di fuga verso Londra, la perdizione e la fama che avrebbero raggiunto con “Down by the Jetty” e “Malpractice”. Album che hanno creato il mito musicale della Oil City: città del malaffare blues ad alto tasso alcolico, sporca e pericolosa, piena di fumi tossici, alcol, donne facili, tipi poco raccomandabili uscita dalla mente perversa di Wilko Johnson e ispirata alle leggende metropolitane, all’atmosfera della vera Canvey Island.

flood 1953

► Negozi di Canvey Island durante l’inondazionedel 1953

Un posto senza pretese e molto terra terra, nonostante fosse circondato dall’acqua e da quel muro-diga pieno di graffiti (il seawall) che lo proteggeva da nuove alluvioni. C’è un graffito che spicca tra gli altri e la sua storia descrive al meglio Canvey. Si vede anche in “Oil City Confidential” e dice: “CANVEY IS ENGLAND’S LOURDES”cioè “Canvey è la Lourdes d’Inghilterra”. Qualche buontempone una volta ci aveva scritto a fianco un laconico “sì, piena di zoppi” ma l’hanno fatto sparire in fretta. Sembra che a inizio anni settanta, poco prima che scoppiasse la Feelgood mania, una donna avesse visto apparire la Vergine Maria nel giardino del suo bungalow, che è presto diventato meta di pellegrinaggi da tutta l’Inghilterra. Pochi anni dopo tanti sarebbero approdati su quelle coste spinti dal vento del rock ‘n’ roll. Canvey, isola abitata da gente che dei Feelgood era orgogliosa ma non li ha mai trattati come star. Quei ragazzi erano dei Canvey Island boys duri e puri e li chiamavano “the greatest local band in the world”. Degni rappresentanti di una scena destinata a produrre gente come gli Eddie and the Hot Rods (che sempre da Canvey venivano) e a incuriosire un occhialutoDeclan Patrick MacManus anche noto come Elvis Costello.

Julien Temple questa storia l’ha raccontata tutta e bene, riuscendo a descrivere un angolo di mondo fieramente indipendente e profondamente inglese allo stesso tempo (e proprio di recente è tornato a dialogare con Wilko Johnson in “The Ecstasy of Wilko Johnson”). Canvey Island nel nuovo millennio è spesso solo un paesaggio familiare che i pendolari annoiati vedono in lontananza fuori dal finestrino del treno o dell’auto e a cui non dedicano più che uno sguardo distratto, come ha detto diversi anni fa Christopher Somerville in un bell’articolo sul Telegraph. Una Oil City che ha provato a rifarsi una verginità, un piccolo pezzo di territorio simbolo del rock che oggi si divide tra sogni infranti, quel che resta del petrolio, parchi divertimento, yacht club, la riserva naturale sorta dalle ceneri delle raffinerie abbandonate e nuovi istinti trendy, ma ogni tanto ama vivere di ricordi anche se di acqua sotto il pontile ne è passata un bel po’.
(Valentina Natale)

http://www.storie.it/reportage/i-misteri-di-canvey-island-lo-strano-estuario-del-tamigi-che-ispiro-dickens-e-il-pub-rock-liberatorio-dei-dr-feelgood/


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