12/2016: Patrick Fogli, Dovrei essere fumo, Piemme 2014, pag 292

Patrick Fogli, Dovrei essere fumoSi può affrontare a viso aperto un tema sempre attuale e claustrofobico come l’Olocausto senza venir meno a una innata indole di giallista d’ampio respiro? Patrick Fogli ha giocato la scommessa e ha vinto alla grande, scrivendo forse il suo romanzo più bello e accorato, il più intenso, il meno sovrabbondante.

Dovrei essere fumo coniuga mistero e testimonianza, orrori bellici e vendette postume, ma senza clamori, senza colpi di scena premeditati, seguendo la logica di atmosfere lente e impalpabili, in cui le rivelazioni si intrufolano in un percorso all’apparenza ovattato, ma del quale si rende merito all’autore a lettura ultimata. Passato e presente si incrociano in sospetti che non celano troppe sorprese, salvo il fatto di disvelare quasi sussurrando la giusta fisionomia dei personaggi principali, vittime e carnefici, sopravvissuti ed eredi.

Conosciamo solo in chiusura, infatti, la vera storia privata di Alberto Corini, quarantenne ex-agente dei servizi segreti, contattato da una donna forte e ambigua – Morgana Ravel – per sovrintendere alla sicurezza di un ultranovantenne svizzero rinchiuso in una clinica, Nils Schwarz. I dubbi si insinuano fin da subito, sull’identità del vegliardo che si riprende dall’ennesimo malanno e torna nella sua sontuosa residenza – Villa Giulia – con i suoi misteri risalenti ai tempi di Auschwitz. Schwarz è circondato da uomini fidati che però vengono uccisi in modo immotivato. Si tratta davvero di difendere il riccastro, ma da chi? Quale remoto segreto nasconde l’altra figura anziana – chiamata solo «il Vecchio» – con cui Alberto intrattiene i suoi nebbiosi colloqui? E soprattutto cosa nasconde un piccolo quaderno azzurro a cui Corini fa riferimento nei suoi momenti di sconforto?

Tutto è ovviamente riconducibile al passato di Auschwitz, alla memoria di un ebreo di nome Emil Riemann, che a capitoli alterni al presente della vicenda racconta la sua tragica odissea di internato, sopravvissuto a mille orrori e a decine di migliaia di altri ebrei finiti in cenere. L’impresa di rendere viva e toccante quell’atroce esperienza non era semplice, dopo tanti capolavori e testimonianze su quel periodo, ma Fogli è riuscito a imprimere la forza di un orrore in diretta, quella del racconto nudo e spietato dei fatti vissuti da Emil, vittima e complice involontario, costretto a spogliare, depredare e bruciare i corpi dei suoi compagni di sventura, compreso quello della sua adorata ragazza. Al delirio della distruzione di massa si accompagna lo spietato confronto tra Riemann e il suo aguzzino, un ufficiale di nome Murnau che stranamente continua a lasciarlo in vita in mezzo a tutte quelle stragi.

C’è un tempo per ricordare e un tempo per riannodare i fili delle responsabilità: tra il racconto agghiacciante della prigionia di Emil e il passo lento delle rivelazioni con cui Alberto si avvicina alla verità – o non sarà magari il contrario? – il romanzo assume la forma di un omaggio alla grande letteratura, diventa un tassello di Storia che non si nega alla tensione narrativa. Anche il confronto che sfiora risvolti sentimentali tra Alberto e Arianna, la nipote del vecchio Schwarz, si presenta come il metro di misura di rivelazioni che forse hanno trovato il tempo giusto per ridefinirsi in qualche confessione postuma, in un ultimo appello di salvezza.

Dialoghi lenti, che si sviluppano nell’ ambiente fumoso di qualche indefinita provincia, spesso sospesi in un vuoto pneumatico da cui ci si aspetta un colpo di scena che arriva invece smorzato, ma comunque determinante. E dall’altro lato il gioco feroce della memoria, la partecipazione emotiva di chi non c’è stato ma ha letto, visto, sentito: da Primo Levi a Patrick Fogli – non è un confronto, ma comunque un legame – la memoria torna, si riaffaccia, bussa con tutti i suoi immutati dolori, perché non venga mai meno la volontà di preparare il terreno di un’eterna testimonianza per le nuove generazioni.

SERGIO PENT

http://www.lastampa.it/2014/02/28/cultura/tuttolibri/patrick-fogli-il-mistero-di-auschwitz-nel-baule-del-vegliardo-x5kqZFoiMPzwBubX1QtEEL/pagina.html


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