14/2016: Ingrid Von Oelhafen – Tim Tate, I figli segreti di Hitler, Newton Compton 2015, pag 242

Potrebbe essere un nome termale, da slogan pubblicitario. Invece fa riferimento a uno dei progetti più deliranti prodotti dalla Germania nazista nel tentativo di ricreare la purezza della razza ariana. Iniziò ampiamente prima della guerra per volontà di Heinrich Himmler che, dal 1929, fu messo da Hitler a capo delle SS. Himmler (tra le altre cose fanatico dell’occulto e convinto di essere la reincarnazione dell’imperatore Enrico I l’Uccelatore) voleva trasformare i super soldati del Reich in una élite razziale. A tale scopo costituì, alla fine del 1931 lo RuSHA, o «SS Rasse und Siedlungshauptamt». Era l’ufficio delle SS incaricato di controllare la purezza ideologica e razziale di tutti i membri. Parallelamente fu dato il via al progetto «Lebesborn», inizialmente basato su un circuito di cliniche aperte in Germania.La prima «casa di maternità» cominciò a funzionare il 15 agosto 1936, in Baviera, le altre seguirono. Nel caso in cui i neonati non corrispondessero ai criteri selettivi, finivano sotto la tutela della Nationalsozialistische Volkswohlfahrt, in caso contrario delle SS. Le cliniche avevano un aspetto idilliaco ma i bambini venivano sistematicamente sottratti alle madri per essere donati al popolo tedesco. Le SS usate come stalloni da riproduzione. Ma era solo l’inizio dell’operazione. Con le conquiste tedesche iniziate nel 1939 Himmler decise di rintracciare il ceppo puro della razza Ariana ovunque fosse possibile. In Norvegia questa ricerca divenne addirittura spasmodica. Il progetto «Lebensborn» venne immediatamente esportato grazie al Reichkommisar Josef Terboven. Alla fine della guerra, nelle cliniche Lebensborn norvegesi avevano avuto assistenza 6mila donne, per lo più ragazze madri, e 9mila circa erano stati i bambini nati con madre norvegese e padre tedesco. Tutti i bambini avrebbero dovuto essere sottratti alle madri ed essere trasferiti in Germania.Il progetto fallì per i rovesci militari tedeschi. Ma il destino di questi bambini risultò comunque infelicissimo. Divennero dopo la guerra i figli delle collaborazioniste (nessuno controllo quanto volontarie) e degli occupanti, divennero i mocciosi dei tedeschi, colpiti da un violentissimo stigma sociale e, spesso, spediti in sanatori e ospedali psichiatrici. Una sorte che non toccò alla futura cantante degli Abba Anni-Frid Lyngstad. Nata in un Lebesborn – la madre, Synni ebbe una relazione con un ufficiale della Wermacht già sposato, Alfed Haase – si salvò grazie alla nonna che organizzo l’espatrio di tutta la famiglia in Svezia, in cerca di una nuova vita. Le dissero che suo padre era morto. Solo nel 1977, ormai famosa scoprì che era vivo e vegeto e ne ebbe un nuovo tremendo choc.Ma in altri Paesi i bambini vennero rapiti davvero. Soprattutto in Jugoslavia e Polonia. E furono migliaia. I genitori, magari partigiani o ribelli o semplicemente ufficiali dell’esercito che si era opposto all’avanzata nazista, venivano uccisi. I bambini, se con tratti ariani, portati in Germania e affidati ad una famiglia adeguata. E tenuti completamente ignari del proprio passato. È proprio questa la storia che racconta Ingrid Von Oelhafen (con l’aiuto di Tim Tate) nel libro I figli segreti di Hitler. La vera storia del progetto Lebensborn, il più agghiacciante esperimento dei nazisti appena uscito in Italia per i tipi di Newton Compton (pagg. 250, euro 9,90). Ingrid infatti prima di chiamarsi Ingrid si chiamava Erika e di cognome faceva Matko ed è stata rapita nell’agosto del 1942 durante una rappresaglia contro i partigiani titini in Jugoslavia, quando aveva 9 mesi. Affidata ad una famiglia tedesca senza figli, i Von Oelhafen, ha vissuto il crollo della Germania, l’occupazione e la rinascita della Germania. Solo ormai quasi adulta ha capito di non essere figlia di quelli che pensava essere i suoi genitori (i quali per altro si separarono abbandonandola in un istituto). Ne ha riportato pesanti traumi ed ha trascorso un lungo tratto della sua vita nel tentativo di ricostruire le sue origini, tra mille difficoltà. E nel farlo ha incrociato le esistenze di moltissimi altri ex bambini dei Lebensborn. Sono tutte storie dolorosissime. E forse l’ultima eredità oscura del nazismo. Una realtà che vincitori e vinti ficcarono volentieri sotto il tappeto. Ma che ha segnato migliaia di persone cresciute senza una vera identità.

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