17/2016: Jeffery Deaver, Requiem per una pornostar, trad Michele Foschini, Rizzoli 2010, pag 353

Jeffery Deaver, Requiem per una pornostarMILANO. Anni di oscuro lavoro giornalistico dovevano pur servire a qualcosa. Così adesso Jeffery Deaver, il maestro del thriller a orologeria, si è deciso a stupire i suoi lettori con un romanzo ambientato nel mondo delle “Hard news”. Terzo e ultimo capitolo della trilogia che porta in scena la giovane, eccentrica Rune, che i lettori hanno imparato ad amare in “Nero a Manhattan” e “Requiem per una pornostar”. E proprio “Hard news”, tradotto da Seba Pezzani per Rizzoli, ha riportato lo scrittore di Chicago a Bookcity, ospite del Festival che si concluderà domani sera a Milano. Una storia bastarda, quella del romanzo nuovo, raccontata a rotta di collo. Dove Rune prova a fare carriera all’interno del Network televisivo per cui lavora. Rispolverando il destino di un oscuro carcerato, Randy Boggs, che continua a proclamarsi innocente con disperata ostinazione. Il problema è che il presunto killer ha fatto fuori non un uomo qualunque, ma Lance Hopper: stimato e temuto capo supremo della stazione tivù.

Normale, allora, che Rune si trovi a lottare come una belva per realizzare il suo servizio. Visto che rischia di finire stritolata tra le spire dell’affascinante Pierce Sutton, velenosa stella di “Current events”, il programma di informazione più amato del Network.

Una storia così mette in gioco gli oscuri anni passati da Deaver a scrivere articoli per i magazine, e poi a fare la pratica per diventare avvocato. Tutto questo prima che diventasse un divo internazionale della narrativa noir con “Il collezionista di ossa”.

«Eliminare la mia Rune alla fine di questa trilogia? No, non credo che lo farò – spiega Jeffery Deaver, elegantissimo nel suo abito scuro e molto disponibile al rito delle interviste -. Dopo aver pubblicato 35 o 36 romanzi, ormai ho perso anch’io il conto, credo di potermi permettere una grande libertà. Sicuramente ritornerà Lincoln Rhyme, inventerò nuove storie per Kathryn Dance. Ma sento la voglia di fare posto ad altri personaggi. E siccome i lettori amano Rune, io dico: perché no».

Pensa di farla traslocare nel nostro tempo?

«No, credo che resterà nei suoi amati anni ’80. Del resto, in America c’è una grande nostalgia per quel periodo».

“Hard news” nasce dalla sua vecchia esperienza nel mondo del giornalismo?

«In realtà volevo raccontare una storia che fosse attuale. “Nero a Manhattan” era soprattutto un omaggio al cinema con ottimi colpi di scena. “Requiem per una pornostar” affrontava il tema della libertà e dell’integrità dell’artista. Questa volta mi sembrava importante costruire un intreccio che portasse in primo piano due problemi».

Quali?

«La responsabilità dei giornalisti quando trattano le notizie e le colpe del sistema giudiziario, che dovrebbe mandare in galera i colpevoli. Non gli innocenti».

Con il personaggio del gigantesco carcerato Washington ha voluto rendere omaggio all’attore che recita Lincoln Rhyme nel “Collezionista di ossa”?

«No, è una coincidenza assoluta. Il nome Washington è molto comune tra gli afroamericani. Questa volta Denzel Washington non c’entra. Curioso, invece, è il fatto che abbia pensato di raccontare un musulmano buono, visto che adesso i fedeli dell’Islam sono demonizzati. Ma devo dire che non l’ho fatto apposta».

In che senso?

«Questo romanzo, in realtà, l’ho scritto 25 anni fa. Prima, quindi, che scoppiasse questa islamofobia. E soprattutto prima dell’11 settembre».

Ogni suo libro ha alle spalle un lungo lavoro di documentazione?

«I lettori si aspettano non solo di leggere una storia divertente, ma anche di imparare qualcosa. A me serve un anno, di solito, per scrivere un romanzo. Almeno otto mesi li passo a svolgere un lavoro di ricerca, a costruire la mia storia su basi concrete».

Quali sono le sue regole per scrivere un buon romanzo?

«Essenzialmente due. Qualunque cosa si metta in un libro dev’essere rilevante per la storia. E poi bisogna essere molto precisi in tutto quello che si racconta. Altrimenti te lo fanno notare».

Qualche lettore le ha segnalato errori?

«Ma certo. Anche se, da ex giornalista e avvocato, cerco sempre di fare grande attenzione. Però, nel romanzo ‘Profondo blu’ mi sembrava divertente utilizzare per i diversi capitoli la numerazione binaria. Che significa usare solo i numeri 0 e 1 in successione infinita. Nell’edizione inglese, però, chi ha composto il libro in tipografia ha ridigitato la sequenza dei capitoli. Commettendo un errore, che prontamente mi è stato segnalato da diversi fanatici dei computer».

Da scrittore, come vive i film tratti dai suoi libri?

«Finora hanno tratto tre film dai miei libri. Adoro il cinema, però non mi interessa molto occuparmi della produzione. Non ne sarei capace. Certo che è molto eccitante vedere un dialogo che ho scritto io recitato da Angelina Jolie o Denzel Washington. Spesso gli sceneggiatori non cambiano una virgola, si vede che funzionano anche sullo schermo».

Mai provato ansia da prestazione?

«Sono sempre terrorizzato di deludere i miei lettori.. Mentre scrivo, mi chiedo in continuazione: questa storia funzionerà? Però poi mi dico che

sono ormai tanti anni che mi apprezzano in giro per il mondo. E allora provo a fidarmi di me stesso».

Sta lavorando a una nuova storia?

«Si intitola ‘The steel kiss’, dovrebbe uscire in America a marzo. In Italia non so ancora quando arriverà».

di Alessandro Mezzena Lona

http://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2015/10/25/news/jeffery-deaver-i-miei-cronisti-tutti-bastardi-1.12331260


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