24/2016: David Bezmozgis, I traditori, trad Corrado Piazztta, Guanda 2015, pag 246

imagesOpera letteraria con il passo di un thriller, così lo ha definito il New York Times Book Review, l’ultimo libro di David Bezmozgis è la conferma del talento letterario di uno scrittore che, dopo aver affrontato in romanzi di successo la sua esperienza familiare in Unione Sovietica e il successivo passaggio nel “mondo libero”, approda a un racconto intenso, coraggioso con spunti di riflessioni sul perdono, il tradimento, la forza degli ideali ma anche sul sionismo, sul confronto fra laici e ortodossi, sulle persecuzioni subite dagli ebrei in Unione Sovietica e infine sulla nascita d’Israele.

Considerato fra i migliori scrittori contemporanei, oltre che erede di Philip Roth, David Bezmozgis ne “I traditori”, vincitore del National Jewish Book Award, ci porta a Jalta in Crimea dove incontriamo Baruch Kotler, ministro del commercio israeliano ed eroe dei refusnik insieme alla giovane amante Leora. In questo luogo incantato, che gli rammenta la più bella estate trascorsa con la famiglia quando era bambino, Baruch approda per sottrarsi ad uno scandalo scoppiato nel suo paese. Poiché si è opposto al ritiro dei coloni dalla Cisgiordania annunciato dal suo governo nella consapevolezza che un tale intervento avrebbe peggiorato ancor più la sicurezza di Israele, viene contattato dai servizi segreti e “invitato” a desistere da siffatto proposito: in caso contrario foto compromettenti con la sua amante sarebbero divenute di pubblico dominio.

Baruch Kotler, che nel temperamento e nell’esperienza di refusnik ricorda il politico Nathan Sharansky, è un uomo integerrimo che non cede ai ricatti e preferisce sottrarsi alla gogna mediatica partendo per la Crimea insieme a Leora. Dopo una vita di sacrifici e lotte, ad un’età in cui si raccolgono i frutti di ciò che si è seminato, arriva per Kotler un colpo di fulmine, un innamoramento che è come una nuova sferzata di energia. A casa però lascia la moglie Miriam che, arrivata per prima in Israele, lo ha sempre sostenuto lottando per la sua libertà durante i lunghi anni trascorsi nei gulag e due figli ormai adulti che rimangono dolorosamente stupefatti dinanzi al gesto del padre. Come spesso capita il destino gioca con gli uomini riservando loro svolte imprevedibili.

A Jalta Baruch e Leora si rendono conto ben presto delle misere condizioni in cui vivono ancora oggi i pochi ebrei rimasti nel post comunismo e trovano sistemazione in una stanza in affitto (l’albergo non aveva ricevuto la prenotazione) offerta da una donna ormai sfiorita, Svetlana, che si affretta ad aggiungere che suo marito è ebreo. A volte la realtà supera la fantasia: Vladimir Tankilevic, il marito dell’affittacamere, è l’uomo che quarant’anni prima aveva denunciato Baruch/Boris al KGB. Kotler lo riconosce immediatamente nonostante il tempo trascorso. Qui è il cuore del romanzo di Bezmozgis, un dramma che si dipana nel confronto/scontro fra Kotler uomo politico israeliano con un passato di prigionia nei gulag sovietici a causa della delazione di un amico e Tankilevic, l’amico che lo ha denunciato al KGB, ormai invecchiato e malato di cuore che vive in ristrettezze economiche con la speranza mai sopita di poter un giorno emigrare in Israele. In questo incontro, che è l’occasione per far luce sulle motivazioni che portarono Tankilevic a tradire l’amico, la vittima diventa carnefice e il carnefice vittima, mentre il lettore si trova a riflettere sul tradimento e sul perdono.

E’ giusto tradire un amico per salvare il proprio fratello? E’ giusto perdonare quando il perdono potrebbe significare “assoluzione”? Dai dialoghi serrati e coinvolgenti fra Tankilevic e Kotler scaturisce una verità che induce a rivedere qualunque opinione precostituita e ad ampliare la riflessione al tradimento in generale: si può tradire una persona, un ideale, una fede politica e lo stesso Baruch lasciando il suo paese ha tradito la fiducia di coloro che l’hanno sostenuto, ha tradito il sentimento che l’univa alla moglie e la devozione del figlio che si era rivolto a lui per avere sostegno e comprensione. Come nel precedente romanzo, Il mondo libero, Bezmozgis è bravissimo nel ritrarre i personaggi femminili, figure forti e determinate dinanzi alle difficoltà della vita: come Leora e Svetlana che si confrontano sul significato del perdono e della misericordia di Dio o come Miriam, la moglie di Baruch Kotler, la cui solidità di principi spicca nella struggente e magnifica lettera che scrive al marito. Quella lettera è, a parere di chi scrive, il punto più alto del romanzo, da leggere e gustare parola per parola, un piccolo scrigno che racchiude un amalgama di sentimenti religiosi, frasi bibliche e parole d’amore.

Tradotto in 12 lingue “I traditori” è uno dei libri migliori apparsi sulla scena editoriale italiana, un thriller psicologico dal ritmo incalzante, una vicenda profondamente umana perché riesce come poche a indagare sulle debolezze umane, sulla difficoltà di perdonare chi ci ha fatto del male, sul senso del dovere cui deve tendere ogni uomo, sulle conseguenze dolorose che comportano per le persone che amiamo le nostre scelte di vita incaute. Oltre al dramma privato che si svolge a Jalta, l’autore con prosa elegante e asciutta mette in scena un dramma ben più vasto che ha per protagonista un paese intero con le sue contraddizioni, i conflitti interni e le molte difficoltà che caratterizzano la vita quotidiana dei suoi cittadini fra ricerca di sicurezza e desiderio di pace. Un libro da leggere, da regalare, da non perdere!

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Giorgia Greco

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=80&id=61295


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