25/2016: J. R. Moehringer, Il campione è tornato, trad Annalisa Carena, Piemme 2015, pag 80

566-5010-5_94f934d017f6bd45c6a90abb490611bfI fan di J. R. Moehringer sentivano il bisogno di un nuovo libro dello scrittore e giornalista americano, e Piemme li accontenta rispolverando e traducendo questo lungo articolo pubblicato sul quotidiano per cui Moehringer lavora da oltre vent’anni, il Los Angeles Times, il 4 maggio del 1997. Chi ha letto i suoi tre romanzi li troverà in nuce in queste pagine, chi ancora non lo ha fatto avrà voglia di farlo. “Il campione è tornato” è innanzitutto un perfetto esempio di come bisognerebbe condurre un’inchiesta giornalistica. Messo sulle tracce di un ex pugile tra i più forti degli anni Quaranta e Cinquanta, Bob Satterfield, Moehringer si imbatte in un senzatetto che tutti chiamano Campione il quale sostiene di essere Satterfield: la somiglianza del viso, il fisico imponente, le mani enormi e i racconti precisi di tutti gli incontri vinti e persi in carriera fanno credere all’inviato del Los Angeles Times di avere tra le mani una storia pazzesca. “Vogliamo qualcosa di più”, gli dicono però i suoi capi. Moehringer indaga, spulcia archivi della polizia, giornali locali di trent’anni prima, telefona a tutti gli esperti di boxe che vivono negli Stati Uniti, parla con il grande Jake LaMotta (“A parte Bob Satterfield, le uniche persone che mi abbiano mai fatto male sono state le mie ex mogli”), si fa rodere dal tarlo del dubbio: e se quel senzatetto non fosse Bob Satterfield? Come spesso succede negli scritti di Moehringer, quello che accade è lo spunto per parlare d’altro: tra le righe dei tredici capitoli del libro si ritrova la storia del difficile rapporto con il padre che poi racconterà in “Il bar delle grandi speranze”; c’è l’amore per lo sport e per ciò che insegna della vita che ritroviamo in “Open”, la biografia di Andre Agassi, e c’è il mistero dell’identità di un uomo controverso e leggendario, filo rosso di “Pieno giorno”, storia di uno dei più grandi rapinatori americani, Willie Sutton. Moehringer ci porta con sé sulle strade di Santa Ana, sulle panchine abitate da Campione, in Ohio alla ricerca dei parenti di Sutterfield, nelle palestre in cui vecchi pugili lo ricordano come “uno dei più grandi puncher di tutti i tempi”, negli archivi dei tribunali in cui ci sono le carte di vecchie accuse contro di lui, nelle stazioni di polizia. Ci costringe ad andare su YouTube a cercare l’incontro contro Layne, per vedere con i nostri occhi se davvero Bob era così forte e così fragile come tutti raccontano (“Era vulnerabile. Se non ti stendeva al primo pugno, finiva al tappeto al secondo”), in poche pagine ci fa volere bene a questo pugile arrivato a un passo dall’essere eterno. Ci porta alla scoperta della verità su Campione, prima illudendoci come si era illuso lui, poi schiantandoci come si è schiantato lui. “E’ sicuro che sia Satterfield?”, gli chiede Jake LaMotta al telefono. “Mi avevano detto che era morto”.

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