30/2016: Jussi Adler-Olsen, L’effetto farfalla, trad Maria Valeria D’Avino, Marsilio 2015, pag 554

Jussi Adler-Olsen, L'effetto farfallaJussi Adler-Olsen è l’ultima stella del firmamento danese del giallo. Acuto, ironico, bella scrittura, si è inventato la ormai famosamente sgangherata sezione Q (oggi alla quinta avventura) che sta per diventare un serial televisivo di sicuro successo. Il primo atout che si è giocato è la bizzarria dei componenti della sua squadra, a cominciare dal capo, l’irascibile e funesto Carl Mork. Un duro capace di scattare per un nonnulla ma dotato di un cuore immenso, al punto da aver trasformato la sua casa in una sorta di bestiario ospedaliero in cui ospita un collega mal ridotto e immobilizzato, bisognoso di riabilitazione fornita da altri due coinquilini gay e da vari e poco ovvi viandanti occasionali del suo privatissimo zoo domestico.  

Sul lavoro, l’eccentricità continua invece con i componenti d un’assurda comitiva investigativa composta da elementi variopinti, capitatigli tra capo e collo per caso o per scarto, ma ben presto dimostratisi capaci di grande fantasia e di risorse che definire «alternative» sarebbe riduttivo. Vale a dire: il misterioso Assad dalle islamiche origini indefinite, gran citatore di proverbi a base di cammelli e di dromedari; l’amazzione-segrataria Rose, dagli impulsi erotico caratteriali a dir poco smodati; e dall’ultimo comparso in ordine di tempo, il bamboccione-spia del nuovo, odioso, comandante.  

Sembrano gli elementi base di una pochade gialla. Ma non è così: il coté poliziesco è costruito come un cronometro svizzero e le indagini non solo hanno ritmo e credibilità, ma rivelano anche – e bene – le odierne contraddizioni di una Danimarca popolata di zingari, immigrati, banchieri corrotti e truffaldini aiuti politici al terzo mondo, bambini-soldato congolesi assoldati come killer, sconvolgendo così l’immagine luterana di un popolo seriosamente onesto e dalle larghe vedute seppur vagamente noioso. Il perno del plot è Marco, un ragazzino che tentando di sfuggire dalla ferrea morsa di una banda di ladri-mendicanti governata dalla inumana violenza del capoclan Zola, si imbatte in un cadavere sepolto nel bosco, evidentemente frutto dei traffici del suo spietato padrone che non può permettersi che i suoi giochi vengano rivelati e che perciò lancia una furibonda caccia all’uomo nei suoi confronti.  

Ovvio che Zola è solo l’esecutore e che i mandanti sono altri. Gente di ben altro lignaggio economico e finanziario, coinvolti in una truffa miliardaria che lascia odio e cadaveri per strada. La sezione Q ci capita sopra quasi accidentalmente, ma una volta addentata la preda non la molla più nonostante si sprechino gli specchietti per le allodole e le false piste.  

Sul filo del rasoio fino all’ultimo per un finale che, seppure atteso, cambia pelle continuamente come un camaleonte, segno di grande maestria raccontiera e di ottima conoscenza di tutte le chiavi narrative, compresa quella dell’amore: Jussi Adler-Olsen si conferma così un penna abile ed intelligente, con occhi ben attenti sulla società e sui suoi anfratti più nascosti. 

http://www.lastampa.it/2015/10/22/cultura/tuttolibri/leffetto-farfalla-lultimo-giallo-del-danese-jussi-adlerolsen-yFfeBWxLJcjzh4X9D1YDPM/pagina.html


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