32/2016: Maurizio de Giovanni, Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi 2015, pag 318

Maurizio de Giovanni, Cuccioli per i Bastardi di PizzofalconeUn acrobata, di quelli che sanno tenere in equilibrio contemporaneamente in cima alle asticelle uno, due, tre, quattro piatti e anche di più, facendoli girare vorticosamente. Sarà che in questa nuova avventura dei «bastardi di Pizzofalcone» — dal titolo Cuccioli e in libreria da oggi — ha a che fare almeno in parte con il mondo circense ma è questa l’immagine di Maurizio de Giovanni che viene in mente. Di uno che tiene in movimento tante situazioni, tanti personaggi, senza lasciar cadere tensione né interesse.

C’è, ovviamente, il «piatto» principale, quello con la materia prima di questa puntata: due vicende che corrono parallele, una che riguarda una neonata abbandonata a un passo dal commissariato; l’altra di un cagnolino sottratto al suo padrone e con annesse altre misteriose sparizioni di animali… Nessuna delle due vicende prende avvio da una denuncia di un reato, a dimostrazione che la gente del quartiere ha ancora qualche reticenza a fidarsi dei poliziotti di Pizzofalcone (la colpa dei colleghi che li avevano preceduti è che si erano messi a smerciare in proprio la droga sequestrata, facendosi odiare). Ma l’assenza di denunce vuole anche dire che questi poliziotti — a dispetto della pessima fama che li accompagna e li accumuna — il loro mestiere di controllo del territorio e di prevenzione del crimine lo sanno fare, eccome. Proprio come i colleghi americani dell’87° Distretto inventato dallo scrittore Ed McBain e al cui modello la serie ideata da de Giovanni si ispira, i poliziotti di Pizzofalcone vanno per le strade, ascoltano e parlano con la gente del quartiere; tengono tutti i sensi aperti, seguono odori, tracce, mezze verità. Indagano in maniera ufficiosa; si prendono a cuore le storie di chi è indifeso (non bastasse la condizione di vulnerabilità della neonata, va aggiunto che la piccola ha bisogno di cure immediate e per l’intero romanzo la sua vita resta appesa un filo). Quando il morto ci scappa davvero è solo perché l’intuizione è tardiva, non errata.

l’esistenza di un rapporto con il quartiere («metafora perfetta della città») è un elemento nuovo dei «bastardi»: vuol dire che ne fanno parte, che sono stati accettati; è il primo gradino di un percorso che li porterà forse a ottenere la considerazione sociale che meritano. Il quartiere è un microcosmo dove tutti sanno ciò che succede agli altri, polizia compresa: nel romanzo accade più volte che un’informazione sulle indagini in possesso solo delle forze dell’ordine sia in realtà di pubblico dominio.

Insieme al «piatto» principale l’acrobata de Giovanni, fa girare altri numerosi i «piatti» sulle aste; sono quelli dei singoli personaggi ovvero i sette «bastardi» chiamati all’impresa — che, da disperata che era all’inizio del ciclo, sembra ora possibile — di dare lustro e gloria a un commissariato che in passato si è coperto d’infamia. Siamo ora alla terza avventura, oltre a quella che ha dato avvio al ciclo nel 2013, di una serie che diventerà — proprio come è accaduto a molte delle storie nate nel distretto di McBain — una fiction televisiva in onda su Raiuno.

Diretta da Carlo Carlei, la serie tv vede come interpreti Alessandro Gassmann (nei panni dell’ispettore Lojacono) e Tosca D’Aquino, e accanto a loro Massimiliano Gallo, Gianfelice Imparato e Simona Tabasco. La serie è stata scritta dallo stesso Maurizio de Giovanni con gli sceneggiatori Silvia Napolitano e Francesca Panzarella, che firmano anche il soggetto. Al centro ci sono le vicende del Commissariato di Pizzofalcone. Le riprese iniziano il 26 novembre a Napoli e dureranno venti settimane; la messa in onda è prevista nell’autunno del 2016

De Giovanni napoletano innamorato di Napoli sa raccontare la sua città in maniera magistrale. Dopo Buio (2013) e Gelo (2014), con Cuccioli, titolo dal forte coinvolgimento emotivo, il passaggio è da una condizione (fisica, ambientale, psicologica) a uno stadio dello sviluppo, a una forma in evoluzione. Il lettore — anche quello alle prese per la prima volta con i «bastardi» — impara presto a conoscere, riconoscere, a chiamare per nome, alcuni perfino per soprannome (tali sono la familiarità e la confidenza) i sette «cattivi» poliziotti di de Giovanni: il dubbioso commissario Palma, che arriva infine alla consapevolezza «di avere una squadra. E pure una squadra di prim’ordine»; il vice Pisanelli, alle prese con fantasmi personali che si rinnovano da un libro all’altro e che non è azzardato pensare diventeranno presto un caso per l’intera squadra; Ottavia e Alex, le due donne, ciascuna prigioniera del proprio ruolo all’interno della famiglia, entrambe stavolta capaci di riconoscersi un diritto alla felicità. Lojacono, detto il Cinese, che gli aficionados di de Giovanni hanno conosciuto già nel Metodo del coccodrillo(Mondadori, 2012; ristampato quest’anno da Einaudi Stile libero), sorta di prequel alla serie, stretto tra una passione segreta e il sogno di una famiglia felice.

E ancora, quelli attorno ai quali Cuccioli si concentra con maggior attenzione: Romano detto Hulk per i suoi modi decisi ma che in questo caso saprà invece mostrare tutta la sua tenerezza (è lui a ritrovare la neonata e questo creerà tra loro un legame profondo); e l’agente scelto Marco Aragona, che si crede uscito da un telefilm poliziesco e che trova pure qualcuno, un bambino, disposto a credere che proprio lui sia il miglior poliziotto in circolazione. Un’ultima notazione sulle virtù dell’acrobata de Giovanni: è capace di muovere il mondo dei «bastardi» usando una mano sola (essendo con l’altra impegnato a raccontare le inchieste del commissario Ricciardi nella Napoli degli anni Trenta). E sa farlo senza alcuna fatica, anzi con grande divertimento. Suo e nostro.

http://www.corriere.it/cultura/15_novembre_24/maurizio-de-giovanni-cuccioli-pizzofalcone-napoli-217a3c0a-9295-11e5-b7a6-66411f67f00e.shtml


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