insuperato nella letteratura americana

suttreeCi sono voluti trent’anni perché i lettori potessero trovare in libreria la traduzione italiana di Suttree.

Salutato come «il più esilarante e il più insopportabilmente triste dei libri di McCarthy» e «insuperato nella letteratura americana» (Stanley Booth) o più semplicemente come «il capolavoro di Cormac McCarthy» (Roger Ebert), Suttreeoccupa senz’altro un posto di rilievo nella produzione letteraria dell’autore di capolavori come Meridiano di sangue e La strada.

Suttree è un lungo romanzo – di ispirazione autobiografica, si mormora – incentrato sulle (dis)avventure di Cornelius Suttree, un uomo che vive in una fatiscente casa galleggiante sotto un ponte di Knoxville e si mantiene pescando sul fiume Tennessee. Di notevole cultura e proveniente da una famiglia benestante, Suttree passa la vita ubriacandosi e bighellonando insieme alle persone che popolano McAnally Flats, il quartiere più fetido di Knoxville. Ma soprattutto cerca inutilmente di tenere fuori dai guai il deuteragonista più divertente mai creato dall’immaginazione di Cormac McCarthy, Gene Harrogate, il «topo di campagna», che appare per la prima volta illuminato dai riflettori della polizia con le braghe calate a pancia in giù su un’anguria affaccendato in faccende che il tatto impone di lasciare all’immaginazione.

La lingua con cui McCarthy affronta il materiale tematico di Suttree sarà sorprendente per tutti, ma lo sarà particolarmente per chi conosce solo quella secca e spoglia del McCarthy di Non è un paese per vecchi e La strada. La lingua di Suttree è stata definita «rigogliosa, densa e feconda, che scorre e straborda dalla pagina come il kudzu che avvolge le macchine abbandonate nei dintorni di Knoxville […] Una lingua spesso arcaica e recondita, a volte decisamente allucinata».

Il culto di Suttree ha dato origine a numerosi saggi, siti internet e ultimamente anche a un parco nella città di Knoxville, dove già la mitologia urbana vuole che la statua intitolata all’ignoto «Rematore» sia in realtà un omaggio all’illustre personaggio letterario.

«Pare che purtroppo lo scultore David Phelps, autore del Rematore, non avesse mai sentito nominare Suttree» afferma Wesley G. Morgan, uno dei massimi esperti della relazione tra Knoxville e Suttree, curatore del sitoSearching for Suttree e autore di numerose interviste e conversazioni con le persone vere – alcune ancora vive – che hanno ispirato i personaggi del romanzo. Morgan è peraltro convinto, nonostante il dibattito continui sulla stampa specializzata, che il personaggio di Gene Harrogate non sia basato su una persona reale. Dice Morgan: «Dopo essermi interrogato per anni mi sono fatto l’idea che Harrogate, a differenza di molti altri personaggi diSuttree, sia un’invenzione di Cormac, forse basata su numerose persone e storie diverse che Cormac ha sentito raccontare».

Mentre le origini di Gene Harrogate sono destinate a rimanere oscure, i riferimenti alla biografia di McCarthy riversati nel personaggio principale del romanzo, Cornelius «Bud» Suttree, sono numerosi. Ma anche qui, come è giusto che sia in un romanzo, l’invenzione letteraria trasfigura i dati biografici e non si può anzi fare a meno di notare come il personaggio di Suttree abbia molti tratti in comune con il protagonista di uno dei film cheMcCarthy ha dichiarato di amare di più, Cinque pezzi facili di Bob Rafelson. Nel film il personaggio di Robert Eroica Duprea, interpretato da Jack Nicholson, è un uomo colto in conflitto con la sua famiglia, che preferisce vivere tra prostitute e ubriaconi e alla fine lascia tutto per andare per la sua strada in autostop. Potrebbe essere il riassunto di Suttree.

Al di là delle ascendenze letterarie e cinematografiche e al di là dei legami con le persone reali, Suttree rimane un’opera fondamentale nella produzione di McCarthy, un romanzo complesso e affascinante, esilarante e tragico, oscuro ed emozionante. A questo proposito riportiamo una ormai leggendaria conversazione telefonica intercorsa nel 1998 (riportata dalla rivista britannica Dazed & Confused) tra David Foster Wallace e il regista Gus Van Sant, che voleva adattare per lo schermo nientemeno che Infinite Jest. A un certo punto Van Sant chiede a Wallace quali sono i suoi scrittori preferiti e Wallace risponde così:

DFW: In tutta onestà? I favoriti dei favoriti? … Cormac McCarthy, hai letto Meridiano di sangue? È letteralmente il western che mette la parola fine a tutti i western. Direi che è il libro più orripilante di questo secolo, almeno nella narrativa. Ma è anche… Questo tipo, non so come faccia, guarda, di fatto usa l’inglese del 1600, voglio dire, scrive in anglosassone, con tanto di pronomi antichi e tutto, e ne viene fuori una cosa bellissima, per niente manierata o gratuita. Ne ha fatto un altro che si chiama Suttree, mio Dio quel libro, Dio, da quello sì che verrebbe fuori un film fantastico.

GVS: Come si chiama?

DFW: Si chiama Suttree.

GVS: Puoi farmi lo spelling?

DFW: S-U-T-T-R-E-E. È uscito, mi pare, a metà degli anni ’70. Parla di un tizio che ha toccato il fondo, Cornelius Suttree si chiama, uno che è stato al college ma poi ha praticamente abbandonato tutto per vivere in una casa galleggiante a Knoxville, Tennessee tra la fine degli anni ’40 e i primi ’50 e tutti i suoi amici, tutto il suo mondo, è fatto di derelitti, ritardati e svirgolati. Sono all’incirca quattrocento pagine della prosa più densa e lapidaria che puoi immaginare su personaggi che sono poco più di idioti funzionali sempre attaccati al collo della bottiglia.Suttree è il libro che gli ha fatto ottenere il MacArthur Grant che poi ha usato per andare in Messico a fare ricerche per Meridiano di sangue. Ok, dimmi tu ora.

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Cormac McCarthy, Suttree e David Foster Wallace


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