Mauro Biglino ai teologi: “Nella Bibbia non c’è traccia di Dio”

Che cosa dice davvero la Bibbia? Questo il tema del confronto tra Mauro Biglino, saggista piemontese, il “distruttore” della Bibbia, e alcuni teologi. La tesi di Biglino? “L’antico testamento non parla di Dio, ma parla di un individuo che ha stabilito un patto di alleanza con un popolo”

Pubblicato su Affari Italiani venerdì, 11 marzo 2016 – 12:31:00

Biglino ape
Foto di Isabella Dalla Vecchia

la Bibbia non c’è traccia di Dio. Mauro Biglino rilegge i testi sacri

Di Egizio Trombetta

E’ così arrivato il giorno del tanto atteso confronto fra Mauro Biglino, il “distruttore” della Bibbia e i teologi. Il tema principale della discussione è: cosa dice davvero la Bibbia? Si sono incontrati a Milano, in un hotel di periferia, lo scorso 6 marzo per una “tavola rotonda” (nella gallery in altro le foto diIsabella Dalla Vecchia) che ha visto partecipare oltre al già citato Biglino, saggista, ex collaboratore delle Edizioni San Paolo, anche Ariel Di Porto, rabbino capo della comunità ebraica di Torino, il professorDaniele Garrone, biblista esperto e pastore protestante, Don Ermis Segatti, sacerdote e docente di teologia, Mons. Avondios, al secolo Ioan Dumitru Bica, arcivescovo della chiesa ortodossa di Milano, di nazionalità romena. Colpisce il colpo d’occhio offerto dalle svariate centinaia di persone accorse all’evento: mezzo migliaio circa!

Fra di loro, come era nelle previsioni, una gran quantità di “Biglino’s supporter”, a evidenziare che il fenomeno Biglino è in crescente ascesa. I sold out costanti delle conferenze del saggista piemontese oramai non fanno più notizia, ha già il 2016 al completo, programmato per eventi in Italia, Romania, Francia, Portogallo e Stati Uniti. Altri due libri in uscita entro il prossimo ottobre. Ci si chiede perché tanto interesse e affetto nei confronti di un uomo che ha scippato loro ogni certezza in materia biblica? “Noi seguiamo da tempo Mauro Biglino, ma ci domandiamo anche: chi ci può essere dietro di lui?” sono queste le perplessità di due signore savonesi incontrare in metrò a conferenza terminata.

Sta di fatto che sembra impossibile, o quasi, smontare quanto afferma il saggista torinese a riguardo del Vecchio Testamento, il faccia a faccia con i teologi ne è stato la riprova. Le letture “terra terra” offerta dall’ex traduttore delle Edizioni San Paolo suonano come autentiche mazzate, i teologi intervenuti hanno dovuto mettere in campo tutto il loro mestiere per controbatterlo.

La Bibbia va interpretata? è una delle domande rivolte ai relatori dalla moderatrice. Ovviamente no è la risposta di Biglino, certamente sì per Ariel Di Porto che spiega in dettaglio la metodologia rabbinica. Per Mons. Avondios: “Dipende da quale punto di vista in cui ci vogliamo mettere… e poi anche Mauro Biglino usa alcune  metafore per farsi capire…“. Per Garrone: “La Bibbia non va letta allegoricamente se prendiamo l’allegoria nel suo senso tecnico. Bisognerebbe escludere che ogni singola parola, ogni particolare del testo, oltre al significato che veicola indichi anche qualcos’altro. Ci sono pagine nella Bibbia che vanno lette come allegorie, ma il testo lo dice. Bisogna però prestare attenzione ai generi letterari>>. Per don Ermis Segatti: <<c’è un tasso di estraneità verso quel testo, e soprattutto nel mondo cattolico, che di quel testo si può dire tutto quel che si vuole, altro che le metafore o allegorie. Mentre la Bibbia è fatta per misurarsi con essa. La metafora comunque è parte costitutiva della comunicazione. Dunque darei per scontato che nella Bibbia, che è un libro ricco di comunicazione, ci siano delle parti che nascondono qualcosa d’altro, qualcosa di fondamentale. La Bibbia in sostanza vuol tentare di mettere Dio a fronte dell’uomo e l’uomo a fronte di Dio. Bisogna sempre partire dal significato della lettera e in un passo successivo capire se la lettera stimola qualcos’altro>>.

Nelle fasi conclusive dell’incontro la parola passa al pubblico: uno spettatore chiede ai relatori di interpretare alcuni versetti biblici. Si chiede di spiegare Numeri 31,15-54. La domanda viene posta in questo modo: ”Dopo la guerra santa conto i Madianiti vi è la spartizione del bottino, a Yahwèh spettano buoi, agnelli e trentadue vergini, a quale scopo?”.

Per Biglino la spiegazione è semplice e si lascia andare a delle affermazioni che faranno discutere il mondo della Chiesa: “Questo è uno delle decine di passi biblici nei quali io trovo la conferma che l’antico testamento non parla di Dio, ma parla di un individuo che ha stabilito un patto di alleanza con un popolo. Era un individuo in carne ed ossa. Non posso citare la fonte, ma sarà forse per questa assenza di Dio dall’antico testamento il motivo per il quale probabilmente la Chiesa si accinge ad abbandonare definitivamente l’antico testamento che tornerà ad essere, qualora e quando questo avvenisse, ciò che era in origine, cioè un insieme di libri che un popolo, gli israeliti, ha scritto per tenere memoria di un patto di alleanza fatto con l’Elohim di nome Yahwèh”. Il rabbino preferisce non esprimersi, Garrone e Don Segatti non hanno nulla da ribattere e l’ortodosso Mons. Avondios riesce nell’intento di stemperare la tensione. Nel frattempo Ariel Di Porto saluta tutti, c’è un treno per Torino che l’attende.

Un altro spettatore chiede: perché se Dio è un creatore universale ha scelto un solo popolo, quello ebraico, massacrando tutti quanti gli altri? Nella risposta articolata di Garrone emerge che: <<il Dio della Bibbia ha massacrato soprattutto i suoi…>>. A questo punto prende la parola Don Ermis Segatti dando dimostrazione del suo spessore di uomo e di biblista: <<mi rincresce moltissimo che non sia più qui il rappresentante della comunità ebraica di Torino, soprattutto per una questione di onestà intellettuale. Io come credente cristiano mi trovo, rispetto a questi problemi, in una situazione tra virgolette diversa, per il fatto che Gesù Cristo s’è fatto ammazzare per queste ragioni qua. Questo pone una dialettica fra il Nuovo Testamento e il Primo Testamento che potrebbe essere troppo facilmente messa in un binario sbagliato. Sta di fatto però che il Primo Testamento presenta la religione nella sua durezza. Bisogna accettare che una parte non indifferente del problema religioso è passato anche attraverso la violenza in nome di Dio. Quanto è più alto il fine tanto più i mezzi ignobili vengono santificati, con uno stravolgimento della logica machiavellica. E’ una possibilità pericolosissima della religione che prende il profondo dell’anima. Questo tipo di problema, fra l’altro, è attualissimo! Il Nuovo Testamento interviene in correzione di rotta, non dunque in collisione, perché Gesù accetta che Dio si fa strada senza usare la violenza. La Bibbia ha un valore di confronto dinamico fra le persone>>.


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