SUPEREROI CONTRO. BATMAN VS SUPERMAN

batman1

di pubblicato sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

DETROIT. “In America due giorni soltanto?” l’uomo della frontiera mi squadra. Non gli bastano l’iride e le impronte digitali. “Perché due giorni soltanto?” chiede, rigirandosi il passaporto in mano. “Un lavoro” “Che lavoro?” “Visitare il set di un film” “E che film?” “Batman contro Superman” “Mi sta prendendo in giro?” “No. Batman contro Superman” “Vada da questa parte e aspetti”.

Era un anno e mezzo fa. Le operazioni di controllo all’aeroporto di Detroit non durarono poi troppo. Forse qualcuno della dogana era un appassionato di supereroi, ben informato delle nuove strategie della DC Comics, ormai pronta a sfidare la Marvel sul suo terreno, nella lotta immane a conquistare pubblico nel cosiddetto “universo cinematografico esteso”. O forse avevano sentito parlare della grande protesta che aveva messo insieme migliaia di appassionati uniti dallo sdegno di fronte all’idea che fosse Ben Affleck il nuovo interprete di Batman.

Erano arrivati a scrivere a Obama per chiedergli la testa di Affleck. Comunque sia, alla dogana non mi chiesero più nulla e mi lasciarono andare. Meglio così. Avevo rivelato già troppo rispetto agli accordi. Perché la segretezza assoluta fu la grande dominatrice in quei due giorni e nei quindici mesi che sono seguiti. Ero partito con un embargo in tasca in cui assicuravo che non avrei fatto parola del film con nessuno. La sera, a Rochester, a un’ora da Detroit, mi ritrovai assieme a una manciata di fortunati, arrivati da ogni parte del globo, e nel silenzio ovattato del grande hotel ci chiesero di firmare un altro documento: non avremmo rivelato nulla – su nessun giornale come su nessun social network. Fino al momento in cui ci sarebbe stata restituita la possibilità di raccontare.

Eccola qui la mia possibilità. La mattina seguente – 8 ottobre 2014 – è su un pullmino nero che attraversiamo le campagne del Michigan. L’autunno è nel suo splendore. Gli alberi scintillano in un freddo frizzante di colori giallognoli, rossicci, saturi. Tutto è già come in un film. Villette di legno bianco, sfilano al nostro fianco, con i loro piccoli giardini ben curati, nani e elfi, fiumiciattoli di acqua fredda tintinnante, eppoi i grandi capannoni dell’auto che fecero la fortuna e la disfatta di Detroit, molto grandi, sì, ma niente in confronto agli immensi spazi degli studios che infine compaiono protetti da cordoni di sicurezza più che se si entrasse al Pentagono.

Quando scendiamo, l’aria è fredda, freddissima, ma chi ci accoglie è in camicia. Uomini e donne che si affrettano attorno ai capannoni sono tutti in camicia. Mentre contemplo questa magia, veniamo istruiti sui canoni di segretezza a cui andiamo incontro. Vietatissimo scattare fotografie. Possibile usare i registratori soltanto durante le interviste. Chi è in possesso di uno smartphone sarebbe meglio che lo tenesse spento. Non vedo l’ora di entrare, del caldo, del set di uno dei film che si prevede più costoso di sempre (400 milioni di dollari). Ma ci dicono che è meglio aspettare lì, visto che l’aria è mite.

E così mentre arrivano caffè e brioches ci spiegano che Zac Snyder, il regista più ambito per creare film che assomiglino ai fumetti da cui sono tratti, è già al lavoro su una scena difficilissima, che Ben Affleck e Henry Cavill (Superman) sono in scena. Che arriverà fra poco anche Jeremy Irons, il nuovo mentore di Bruce Wayne/Batman, il mitico Alfred. E che Wonder Woman, l’israeliana Gal Gadot, probabilmente non verrà. La notizia getta scompiglio nel gruppo più del freddo. Cerchiamo tutti il caldo del caffè. Un brasiliano saltella, uno spagnolo finge disinteresse. Eppoi finalmente entriamo.

Sono spazi enormi e labirintici. La nostra guida ci lascia attraversare una giungla di cavi e macchine e binari, indica la nuova Batmobile, i modernissimi studi di Bruce Wayne segnati da un hitech dove la nuova dimensione del Batman di Zac Snyder sarà chiara: molto umano, fin troppo umano. Entriamo in ascensori, attraversiamo sale di disegnatori, uffici di costumisti, spazi zeppi di armamentari di ogni genere, usciamo di nuovo nel freddo mostruoso del Michigan a ottobre e rientriamo in un altro capannone immenso. “Nessuno qui conosce la storia” ci dice la nostra guida.

“Tutto è segretissimo”. Continuiamo a seguirla e le masse di gente al lavoro improvvisamente mi sembrano come infinite comparse di un vecchio film di fantascienza in cui innumerevoli uomini e donne compiono lavori incomprensibili, senza mai fermarsi, ognuno incessantemente diretto verso la sua meta, ognuno consapevole della propria importanza e delle proprie mansioni nell’ambito di un gioco di cui tuttavia non conosce le regole né il senso. “Chi lavora qui non può sapere nulla del copione e della storia. Sono in media fra i trecento e i settecento, ma anche di più”. Della storia a noi invece qualcosa può essere raccontato. È un’ “espansione, non un sequel” di quanto capita in L’uomo d’acciaio, il Superman diretto da Zac Snyder.

Dopo la distruzione di Metropolis, irrompe sulla scena Batman. Gotham e Metropolis infatti sono città vicinissime, divise soltanto da un fiume. Bruce Wayne comincia a sentire su di sé i segni di una vecchiaia incipiente. Ha cinquantacinque* anni, è stanco della sua lotta contro il crimine e tuttavia deve tornare in pista perché Superman gli appare come un personaggio pericoloso, ambiguo, dietro lo schermo della sua scintillante giovinezza e della sua inumana potenza. A sua volta, Superman non può apprezzare Batman. Quest’uomo pieno di rabbia e rancore gli appare come un vigilante che ha preso troppo potere, uno che è sia giudice che esecutore.

I “temi filosofici” del film girano attorno alla giustizia e ai limiti da definire nella necessità di farla rispettare (di qui il titolo Batman v Superman: Dawn of Justice ossia Alba di giustizia). Filosofia o meno, l’inimicizia fra Batman e Superman è destinata a esplodere. Ne approfitterà Lex Luthor, il più giovane di sempre: Jesse Eisenberg. Mentre Wonder Woman in qualche strano modo farà la sua parte.

Tutto questo lo scopriamo mentre giriamo attorno a statue raffiguranti i personaggi e le loro tute di cui ci viene spiegato ogni minimo dettaglio. Strati, tessuti, prove e controprove, simboli, ricerche iconografiche, studi di ogni genere, dalle “mode guerriere” greco romane a trovate capaci di definire muscoli come rocce scolpite, fino a nascoste zip per permettere ai molto umani attori maschi di usare un gabinetto durante la lavorazione (il suggerimento migliore dell’ex Batman, Christian Bale). Mentre tavoli si riempiono e svuotano di panini, crostate, bibite, e le statue vengono portate via con una cura e un imballaggio che in vita mia avevo visto riservato solo per i Bronzi di Riace, entra in pista Jeremy Irons. “Datemi la Batmobile” dice “Voglio provarla”. Il meccanico gli apre le porte declinando ogni responsabilità.

Tutti si schierano a contemplare l’attore che in tenuta da cacciatore dandy sgomma su questa auto massiccia dal motore che gira come uno schiacciasassi. Applausi. Il nuovo Alfred spiega il divertimento nel partecipare a un cinema così diverso da quello che frequenta abitualmente. Spiega che il suo Alfred è molto lontano da quello dei fumetti: ha competenze infinite, deve prendersi cura di ogni aspetto e non solo della battaglia psicologica di Bruce Wayne. Sui meandri in cui questa battaglia si sviluppa deve però tacere.

Qualcosa in più la rivela Ben Affleck, dopo averci raccontato la sua maggiore fatica, ovvero il lavoro fisico per metter su tredici chili di muscoli in un anno. Tutto gira attorno all’umana paura nei confronti dell’ignoto, dove l’ignoto è Superman. La prospettiva mortale del Bruce che invecchia è uno dei nuclei del film, ovvero la necessità di confrontarsi con se stesso più che con l’essere alieno in cui vede il pericolo.

Oltre al dramma psicologico però c’è un dramma filosofico, ovvero lo scontro fra due uomini che perseguono lo stesso fine in due modi diversi, visto che provengono da due mondi diversi. Come potranno risolvere il problema del male a volte inevitabile quando si cerca di fare del bene? Sono questioni etiche e politiche all’ordine del giorno. Ma di più non può dire neppure Affleck.

Così, ci spostiamo attraverso il labirinto di corridoi inseguendo l’altra prospettiva, ma Superman è introvabile. Passiamo in rassegna tutte le armi che sono state create per Bruce Wayne, un arsenale che fa sbizzarrire gli appassionati, frutto di studio, immaginazione e sogno, fra dardi, lame, strani pezzi con cui l’uomo sarà capace di arrampicarsi ovunque, un’infinità di modelli strambi e iperrealistici. Qualcuno sogna la Batcave che tuttavia assieme alle Batwings deve rimanere segreta, come segretissimo è un nuovo mantello di cui ancora si stanno studiando i dettagli.

Intanto la voce che Wonder Woman è nei dintorni si rivela un falso che getta tutti in una specie di depressione da cui dovrà tirarci fuori Zac Snyder. Nel suo ufficio, Zac ride, spara parolacce, fa smorfie e mangia hamburger. Morde e parla, morde e parla e parlerà a lungo sempre mangiando questo hamburger enorme come il film che sta girando e come le sue aspettative e le sue passioni. Da pazzo amante di fumetti ci spiega come sia stata decisiva la collaborazione con uno che invece ha competenze di tutt’altro genere: Chris Terrio.

La sfida a crescere rispetto a L’uomo d’acciaio del resto non poteva che essere vinta immaginando scenari filosofici, chiamando in causa anche una supereroina come Wonder Woman e trasformando l’amore che tutti abbiamo verso i personaggi classici dando loro la possibilità di crescere. Mito e cultura pop s’intrecciano al punto che non sai più cosa venga prima e cosa dopo. Mentre la sfida centrale, quella tra Batman e Superman, implica sia questioni concrete (l’altezza e la possanza di Affleck necessaria a dargli la possibilità di competere con Superman) che esistenziali (“il massimo che un uomo può fare è nulla di fronte a Superman – questo è il concetto filosofico decisivo”). Metropolis e Gotham sono giorno e notte, luce e ombra, ma luce e ombra sono dentro tutti noi.

La giornata volge al termine, la luce sta calando davvero e tutti noi seguiamo una scena incomprensibile in cui per decine di volte Henry Cavill volta la testa verso sinistra, prima di potergli chiedere come vadano le cose. Lui trattiene l’entusiasmo. Ci spiega più l’impegno fisico. Del futuro della razza umana e del modo in cui vengono manipolati i media (una delle armi di Clark Kent contro Batman) dirà tutto il film. Ogni cosa è nel copione, del resto. E lui non ha lasciato che gli originali dei fumetti lo distraessero. Si è affidato completamente al copione e al regista. Ci ringrazia e ci saluta.

È tempo di un rinfresco. È tempo di andare. Mentre abbandoniamo il Pentagono del film più costoso della storia, mentre qualcuno ancora sogna Wonder Woman, io penso che ovunque, per tutto il giorno, è stato un incessante via vai di alimenti, bevande, pizze, hamburger, insalate, panini, torte, cornetti. Dappertutto cibo, dappertutto caffè, liquidi, bottigliette, bevande. Un mondo di cibo in ogni stanza, angolo, corridoio, un’interminabile sovrapporsi di portate a tutte le ore, senza soluzione di continuità. E così, mentre il buio scende su quel misto di abbandono e futuro che è la Gotham/Metropolis della nostra realtà, ossia Detroit, vengo preso da un improvviso attacco di fame, vedo superbistecche volteggiare in mantelli di salse che percorrono il cielo nero e, cullato dalle strade del Michigan, finalmente mi addormento.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: