Morto Gianmaria Testa, lo chansonnier piemontese

Il cantautore di origini cuneesi è morto a causa di un tumore che da un anno lo aveva costretto a fermare la sua musica. Era l’artista che i francesi ci invidiavano

di Stefano Landi per il Corriere della Sera

Gianmaria TestaGianmaria Testa
Uno chansonnier piemontese. Gianmaria Testa amava la Francia e nonostante le sue origini cuneesi proprio oltre le Alpi era il musicista che i francesi ci invidiavano di più. È morto a soli 57 anni, sconfitto da un tumore che da un anno lo aveva colpito e lo aveva costretto a interrompere il suo tour lo scorso anno. «Gianmaria se n’è andato senza fare rumore: restano le sue canzoni, le sue parole. Resta il suo essere stato uomo dritto, padre, figlio, marito, fratello, amico» si legge sul suo profilo Facebook. Nato a Cavallermaggiore nell’ottobre del ’58, iniziò la carriera da cantautore quando ancora era capostazione delle Ferrovie a Cuneo. Poi le attenzioni della critica, il premio Tenco, apripista della sua carriera internazionale. Era un cantautore letterario, che amava Ungaretti e lo considerava un modello di scrittura: «Amo scarnificare il mio linguaggio, in quest’epoca di ridondanze» ripeteva spesso.
Prima in Francia che in Italia

Nasce a Cavallermaggiore, in provincia di Cuneo, in una famiglia di agricoltori che amava la musica. Testa sceglie la chitarra e compone fin dal primo accordo imparato. Il debutto di Testa avviene come strumentista rock. La prima consacrazione al Festival musicale di Recanati dedicato ai nuovi talenti della canzone d’autore, nel 1993. Le porte della Francia si aprono un anno dopo, con l’inconto di Nicole Courtois, produttrice francese, che nel 1995 gli fa uscire il primo disco «Montgolfières». La critica italiana si accorge di lui proprio dopo un concerto all’Olympia di Parigi. Nell’ottobre del 2000 esce il primo disco «italiano», «Il valzer di un giorno». Nel 2003 esce in tutta Europa il quinto album « Altre latitudini» che consacra il suo stile, fatto di una malinconia sottile e di una profonda potenza poetica che lo porta a scoprire l’America con la prima tournée nel 2005.

Sui migranti

Testa è stato tra i primi a raccontare con la musica il tema delle migrazioni moderne. Nel 2006, «Da questa parte del mare», fu un concept album riflessivo e privo di demagogia sui popoli in fuga, tra deserti e mari e il senso di sradicamento a qualsiasi latitudine che gli vale la prima Targa Tenco. Nel 2011, testa sbarca a teatro, con lo spettacolo 18 mila giorni — il pitone, un testo di Andrea Bajani sul tema del lavoro che vede Gianmaria protagonista insieme a Giuseppe Battiston. A fine 2012, il primo libro: Ninna Nanna dei sogni, una canzone-favola per grandi e bambini illustrata dai disegni di Altan. Nell’autunno 2013 l’ultimo disco, un live, «Men at Work», frutto di una lunga tournée in Germania col suo quartetto: 23 canzoni che rappresentano un po’ la summa di vent’anni di carriera e che, ascoltate oggi, sono il manifesto della sua sottile poetica.

http://www.corriere.it/spettacoli/16_marzo_30/addio-gianmaria-testa-chansonnier-piemontese-8de59c3e-f651-11e5-b728-3bdfea23c73f.shtml


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